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Fisco e tartufo, regna il caos. A gennaio imprenditori al tavolo del Mipaaf

Fisco e tartufo, regna il caos. A gennaio imprenditori al tavolo del Mipaaf

Riunione di coordinamento per colmare il buco normativo in materia di fiscalità. Ad oggi, raccoglitori occasionali anonimi per legge. E l’evasione è servita

di Redazione

Un altro tassello verso la nuova legge per la regolamentazione della raccolta e della commercializzazione di uno dei prodotti nobili d’eccellenza dell’agricoltura italiana: il tartufo. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha convocato per martedì 12 gennaio 2016, alle ore 11, presso la Sede del Mipaaf a Roma, una riunione di coordinamento con gli operatori del settore del tartufo per affrontare le problematiche fiscali, economiche, della ricerca e della produzione tartuficola nazionale, con lo scopo di condividere un piano di lavoro sulle tematiche prioritarie.

“Con particolare determinazione operiamo per la valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare – dichiara il vice ministro Andrea Olivero – eccellenze come il tartufo rappresentano un prodotto di punta, con notevoli potenzialità sul mercato nazionale ed internazionale, perciò lavoriamo per misure ad hoc per la sua promozione”.

Ad oggi sono due le leggi di riferimento: la normativa quadro, legge 752 del 16/12/85, e il comma 109 dell’art.1 della Legge n.311 del 30.12.2004, che tocca la questione Iva per i raccoglitori occasionali di tartufi, vale a dire quelli senza Partiva Iva, che sono la maggioranza. Tale norma prevede e garantisce l’anonimato di questi raccoglitori, i quali non hanno così alcun obbligo contabile. E’ l’acquirente che, al momento dell’acquisto del tartufo, deve emettere un’autofattura con Iva al 22% che non potrà essere detraibile, e che non riporta nessun dato sul soggetto cedente. Un ‘buco fiscale’ non di poco conto sul quale si dovrà trovare una soluzione, e molti dubbi rimangono anche sulla tracciabilità del prodotto. Il commerciante, da parte sua, è invece chiamato a pagare una doppia Iva, questa volta scaribabile, quando vende il tartufo ai ristoratori o a soggetti privati.

Si discute in questi mesi anche sulla proposta di modifica dell’aliquota Iva dal 22% al 4%, che potrebbe essere un modo per far emergere una buona parte del ‘tartufo sommerso’ italiano. Attualmente, rimane una situazione in cui regna il caos al limite delle normative europee.

LEGGI L’INTERVISTA AD OLGA URBANI

4 Comments on this Post

  1. Secondo me dovrebbe essere fata una legge per far divenire i tartufaio un mestiere così possono essere Tutelati poter vendere uscendo dal nero.E un giorno avere una pensione.

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  2. Non è semplice la soluzione, ogni soggetto della filiera tira l’acqua al proprio mulino, spero ci si concentri sulla tutela non solo del tartufo italiano ma anche e soprattutto delle tartufaie naturali, elemento principe della filiera, altro che fisco…
    La partita iva al cavatore potrebbe essere una soluzione, aprirebbe però delle porte finora chiuse, come la vendita diretta tra cavatore e privato che al momento non è concessa…

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  3. Francesco Lomolino

    3 semplici passaggi
    1) abbassare l iva al 4%
    2)il cavatore di tartufi deve avere una partita iva e fino a 10000€ non paga nulla anche se si cumula con altri redditi ….. In questo modo scompariranno il50% dei cavatori
    3)il divieto di trasportare tartufi freschi in auto come fosse roba non alimentare ma al contrario obbligo a possedere mezzi frigo atp e celle frigo con depositi come tutti coloro che operano nel settore alimentare
    In questo modo scompariranno il 50% dei bagherini che vanno in giro a comprar tartufi con le macchine proprie

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  4. Se non verrà fatta al più presto possibile, una (Riunione di coordinamento), per quanto concerne (tutelare e preservare il tartufo Italiano)! Delle sagre e le mostre del tartufo,
    rimarrà solamente il nome!!!

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