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Frantoio Decimi, quest’anno niente olio. “Decisione sofferta ma in linea con la nostra etica”

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Il proprietario: "Olive pessime per via di un attacco di mosca, tignola e altri parassiti senza precedenti, con casi anche 10 volte superiori ai livelli di allarme". Scelta difficile per questa azienda di Bettona che è stata premiata dal Gambero Rosso come miglior frantoio d'Italia 2014

di Redazione

Alla fine ha gettato la spugna. Il ragionamento non fa una piega: meglio salvaguardare il buon nome e la reputazione del marchio aziendale pur soffrendo nell'mmediato, che guadagnare qualcosa subito ma perderci in qualità e prestigio. Niente bottiglie dal “Frantoio Decimi” quest’anno, nemmeno una goccia d’olio nuovo. Graziano Decimi, uno dei migliori interpreti dell’extravergine umbro, alla guida di questa piccola e giovane azienda di Bettona a conduzione familiare, che già può vantare importanti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale (miglior frantoio d'Italia 2014 nella guida Gambero Rosso), ha deciso che quest’anno non produrrà olio.

Il clima dei mesi scorsi ha favorito il massimo sviluppo della mosca olearia che oltre a falcidiare le produzioni ha abbassato notevolmente la qualità dell'olio ottenuto azzerando completamente gli standard qualitativi che caratterizzano l'olio umbro. Gli attacchi di mosca olearia sono arrivati in tutte le aree olivicole umbre, con livelli di infestazione fino ad oltre il 40 per cento ed una produzione di olive bassissima. Dati che testimoniano la gravità della situazione, sicuramente ancora più difficile da accettare per un’azienda come Decimi che ha fatto della qualità un proprio cavallo di battaglia.

“Ci ho pensato molto, è stata una scelta sofferta che non mi ha fatto chiudere occhio per giorni, ne ho parlato a lungo con la mia famiglia, mi sono confrontato e alla fine questa mi è sembrata la decisione migliore”, afferma Graziano Decimi. “Certo per la mia azienda è un colpo durissimo – aggiunge –, non so se ci rialzeremo, ma in caso saremo ancora più forti. Non posso comunicare concetti come qualità assoluta e approccio etico radicale se poi faccio scelte che vanno nella direzione contraria. Le olive quest’anno erano pessime per via di un attacco di mosca, tignola e altri parassiti senza precedenti, con casi anche 10 volte superiori ai livelli di allarme. L’ultima gelata del 2013 è stata a novembre: l’inverno mite e la primavera-estate piovosa hanno creato le condizioni per una vera e propria tempesta perfetta”. “Andremo avanti con le bottiglie della campagna precedente, ne abbiamo ancora un po’ – conclude –, credo sia un percorso serio, dovuto,  in linea con il mio approccio radicale a questo lavoro”.

Per l’olio extravergine 2014 si prospetta una specie di annus horribilis”, commenta il giornalista del Gambero Rosso Antonio Boco che entra così nel merito della produzione 2014 dell’olio umbro e della decisione di Decimi. “Certo, come al solito bisognerà dettagliare la situazione e non fare di tutt’erba un fascio – sottolinea Boco –, però i margini per i sorrisi sembrano davvero pochi. La questione, caso specifico a parte, apre il campo a diverse riflessioni. Quella del clima impazzito e di un’annata davvero problematica, anzitutto. E soprattutto delle possibilità delle imprese agricole nei confronti dei capricci del clima. Graziano Decimi è in una fase di transizione imprenditoriale. Il suo frantoio è sempre più importante e vorrebbe diventasse, a stretto giro, la sua attività a tempo pieno. Dunque la scelta di non produrre è grave ma forse superabile, anche se a caro prezzo. Cosa dovrebbe fare invece, chi è alle prese con attività più ampie e rodate, con contratti commerciali da rispettare e clienti da soddisfare? I danni economici di una cattiva annata sono sopportabili in casi come questi? So che in molti si stanno attrezzando per comprare e imbottigliare olio, in modo da salvare l’annata e le proprie aziende. Questo è da stigmatizzare? A mio avviso bisogna giudicare caso per caso: pontificare dalla tastiera di un pc è facile, avere la responsabilità di un’azienda e delle famiglie che ci lavorano un po’ meno”.

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