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Giù i prezzi, quando il mercato vanifica lo sforzo degli agricoltori

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L’indice diminuisce del 4,3% rispetto all’anno scorso. Contrazioni maggiori per patate, cereali e filiera zootecnica. Segno più solo per olio d’oliva, ortaggi e frutta

di Redazione

Ritorno alla terra. Facile a dirsi, un po’ meno da mettere in pratica. Soprattutto se i segnali del mercato confermano ancora uno stato di salute incerto per il settore primario. Secondo le ultime analisi dell’Istat, riferite al secondo trimestre del 2015, “l’indice dei prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori è diminuito del 4,3% rispetto a inizio anno e dell’1,2% rispetto allo stesso trimestre del 2014”. Insomma, in generale gli agricoltori guadagnano ancora troppo poco per riuscire a coprire i costi dell’impresa.

L’indagine, in verità, è ancora provvisoria e dati più precisi si avranno il prossimo novembre. Tuttavia, come conferma anche la Confederazione Italiana degli Agricoltori, il calo dei prezzi da gennaio a oggi ha interessato la maggioranza delle produzioni agricole, con punte negative soprattutto per l’ortofrutta (-11%), le colture foraggere (-9,3%) e i cereali (-4,3%). Migliori invece le performance di patate (+3,4%) e olio d’oliva (+0,4%).

Su base annua il quadro varia da settore a settore, seppur mantenendo in linea generale un andamento negativo. Per l’Istat le diminuzioni maggiori si rilevano per i prezzi di foraggere (-29,6%), patate (-12,3%), piante industriali (-9,0%) e cereali (-5,5%). La contrazione è stata particolarmente marcata per la filiera zootecnica, con una perdita dei valori all’origine del 6,4% (-7% per i prodotti animali). Aumento tendenziale, invece, per i prezzi di olio d’oliva (+46,6%), ortaggi (+14,1%) e frutta (+6,5%).

QUI L’INDAGINE COMPLETA CON I PREZZI DI RIFERIMENTO PER OGNI SETTORE

Per il presidente della Cia, Dino Scanavino, “la situazione è allarmante, soprattutto se si considera che il 2014 era stata un’annata già particolarmente difficile per effetto della crisi, con i prezzi sui campi crollati del 4%”. Per l’associazione degli agricoltori, i dati Istat confermano quindi che le difficoltà per le aziende agricole non sono ancora alle spalle e che le proteste del settore devono essere ascoltate.

“Sono sempre di più – ricorda Scanavino – i casi in cui le entrate derivanti dalle vendite degli agricoltori non riescono a coprire neanche i costi sostenuti per realizzarli. Le difficoltà del comparto delle carni, le incertezze sul futuro per il lattiero-caseario, la crisi russo-ucraina e le sue ripercussioni sull’ortofrutta, delineano un quadro preoccupante che richiede da un lato interventi urgenti per tamponare l’emergenza, dall’altro un progetto organico di politica agraria che possa ridare certezza agli agricoltori e valorizzare il loro impegno e i loro sacrifici”.

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