I grandi formaggi Dop: Italia batte Francia, ma resta il neo etichetta

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Salgono a 48 le produzioni italiane di origine protetta, i cugini d’Oltralpe fermi a 45. Anche l’export è in vantaggio, ma l’etichetta anonima ci penalizza

di Redazione

Italia batte Francia nella partita sui grandi formaggi. Con gli ultimi riconoscimenti salgono a 48 le delizie casearie a denominazione di origine protetta (Dop) tutelati dall’Unione Europea con l’Italia che sorpassa la Francia, ferma a 45, e diventa leader europeo e mondiale nella produzione di formaggi di qualità.

formaggiE’ quanto emerge da una analisi Coldiretti presentata a Expo nei giorni scorsi, in occasione della “Giornata del latte”. La sfida tra Italia e Francia nella produzione di formaggi ha radici lontane e se Charles De Gaulle si chiedeva come governare la Francia, che ha più formaggi che giorni nel calendario, la situazione non gli sarebbe parsa certamente più facile in ltalia che di formaggi tradizionali censiti dalle Regioni ne ha ben 487, i quali si aggiungono a quelli con Denominazione di origine protetta (Dop) a cui è destinato circa la metà del latte consegnato dagli allevamenti italiani (45,5%, circa 50 milioni di quintali).

Il vantaggio tricolore sulla Francia è ancora più eclatante se si considerano le quantità, con la produzione di formaggi a denominazione di origine italiano che è vicina a 500 milioni di chili, praticamente il doppio di quella realizzata dai cugini d’Oltralpe. E lo schiaffo brucia ancora di più se si considera che le esportazioni di formaggi italiani in Francia, con un aumento del 4%, sono risultate superiori a quella dei formaggi francesi in Italia, in calo del 3% nel 2014, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

ricottaNonostante questi primati produttivi, gli italiani con 20,7 chilogrammi per persona all’anno, sono, secondo Coldiretti, solo settimi nel mondo per consumo di formaggi preceduti dai francesi con 25,9 chilogrammi a testa, ma anche da islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri. A preoccupare è anche la qualità dei formaggi venduti in Italia al di fuori delle denominazioni tutelate, con quasi la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o cagliate provenienti dall’estero, anche se, denuncia Coldiretti, nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta.

grana formaggio“Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di ‘latte equivalente’ tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate, polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Complessivamente in Italia – sottolinea la Coldiretti – sono arrivati 8,6 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) che vengono utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori”.

“Ad oggi in Italia – continua la Coldiretti – è obbligatorio indicare la provenienza del latte fresco, ma non per quella a lunga conservazione, ma l’etichetta è anonima anche per i formaggi non a denominazione di origine, per le mozzarelle e gli yogurt”.

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