Il paesaggio agricolo italiano perde pezzi: la terra rubata dal cemento in 60 anni

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La voce di Agrinsieme al Soil Day 2015: negli ultimi dieci anni scomparsi 1.900.000 ettari di suolo agricolo nazionale, anche nella Piana di Castelluccio.

  di Redazione

Un “capitale verde” che viene rosicchiato anno dopo anno dall’urbanizzazione. Eppure, il paesaggio agricolo italiano è una risorsa che vale più di 10 miliardi di euro l’anno, tra turismo rurale ed enogastronomia, senza contare gli oltre 50 miliardi di valore della produzione agricola che si consegue sui suoli della penisola. Un patrimonio che negli ultimi 60 anni ha subito un danno economico complessivo di 25 miliardi di euro dovuto all’aggressione edilizia, ma anche alle conseguenze della contrazione e della perdita di competitività del settore. Questo scenario, ha motivato la convinta adesione di Agrinsieme, il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanze delle cooperative, alla giornata mondiale del suolo “Soil Day 2015 – la vita sotto i nostri piedi”, che si è celebrata nei giorni scorsi a Roma.

Dal 1861 a oggi – ha ricordato Agrinsieme – il paesaggio rurale ha perso quasi 10 milioni di ettari, una superficie pari a 5 regioni italiane come il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. L’avanzata del cemento ha compromesso l’integrità di luoghi meravigliosi, autentiche calamite per il “turismo verde”, come possono essere oggi le distese degli ulivi secolari nel Salento o la viticoltura coraggiosa arroccata sulla scoscesa costa ligure, il tappeto multicolore degli appezzamenti della piana di Castelluccio o le colline impervie delle sugherete galluresi. Scenari unici dove il paesaggio, plasmato nel tempo dall’attività agricola, diventa motivo d’attrazione per i sempre più numerosi frequentatori degli agriturismi – in grado da soli di raggiungere un fatturato annuo di 1 miliardo di euro – e per tutti gli amanti della cucina tradizionale, tipica e legata al territorio d’origine.

La sottrazione di terre coltivate ha cambiato la fisionomia dell’intero Stivale, che nella sua data di nascita si presentava come un paese agricolo a tutti gli effetti, con i due terzi del territorio presidiato dall’agricoltura. Oggi dai 22 milioni di ettari del 1861 si è passati a un’area di circa 13 milioni, l’equivalente di poco più di un terzo dell’estensione totale della penisola. Ma si tratta di un fenomeno che si è tutt’altro che arrestato, considerando che solo negli ultimi 10 anni sono andati persi 1 milione e 900.000 ettari, una superficie pari all’intera regione del Veneto. Un consumo di suolo, che nel 2010 ha visto la Lombardia al primo posto con il 14% di superfici artificiali sul totale della sua estensione, il Veneto con l’11%, la Campania con il 10,7%, il Lazio e l’Emilia Romagna con il 9%.

Ma la perdita di suolo dipende anche dalla contrazione del settore e alla diminuzione delle imprese agricole, che aprono la strada all’import di materie prime, con un forte problema di competitività del nostro sistema agricolo e di sicurezza degli autoapprovvigionamenti. “Se perdiamo le imprese agricole – ha ribadito Agrinsieme –  perdiamo chi opera con e per il suolo, sua prima risorsa. Un suolo che curano direttamente gli agricoltori, gestendo un terzo della superficie del nostro Paese e tutelando le risorse ecosistemiche che esso mette a disposizione compresa la biodiversità, la regimazione delle acque o il funzionamento dei cicli biologici”.

Nelle trasformazioni del paesaggio, cartina di tornasole della storia economica e sociale italiana, è scritto soprattutto – ha segnalato Agrinsieme – il diverso rapporto che nel tempo ha assunto l’elemento ambientale, una volta completamente estraneo alle politiche di settore, ma negli ultimi anni divenuto giustamente fondamentale per tutelare una ricchezza di questa portata. Proprio negli anni ’60 l’agricoltura diventa patrimonio comune in Europa, con la nascita della Politica Agricola Comune, che sin dal 1992, con il varo delle misure di accompagnamento agro ambientali, ha assunto una spiccata caratterizzazione ambientale. Oggi tutti gli incentivi della Pac sono vincolati al rispetto della “condizionalità”, che prevede il rispetto di varie norme tra le quali moltissime di natura ambientale e per la tutela del suolo. Dal 2015 il 30% dei pagamenti diretti agli agricoltori europei è legato ad impegni di “inverdimento” delle superfici agricole dove si deve garantire la diversificazione colturale e un 5% destinato a “focus ecologico”, anche attraverso la realizzazione e la tutela di elementi caratteristici del paesaggio. E sono tantissimi gli ettari che sono vincolati ad altri impegni agro ambientali indennizzati dai fondi comunitari dello “sviluppo rurale”.

Il paesaggio rurale – ha concluso il coordinamento delle Organizzazioni – deve essere considerato alla stregua di qualunque altra risorsa economica, capace di produrre ricchezza, sia grazie al turismo verde, sia attraverso il giro d’affari legato alle produzioni d’eccellenza tipiche e strettamente legate al proprio territorio, per cui l’Italia vanta il primato assoluto in Europa, con le sue circa 800 indicazioni d’origine riconosciute (tra vini e prodotti agroalimentari) e oltre 9000 specialità tipiche.

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