Imu agricola, il Tar non si pronuncia. Il pasticcio è servito

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Secondo Il Sole 24 Ore la data del 26 gennaio per i pagamenti sarebbe congelata fino alla prossima Camera di Consiglio già fissata per il 4 febbraio. Si attende l’intervento del Governo 

di Redazione

Imu agricola, altro pasticcio italiano. Ieri il Tar del Lazio avrebbe dovuto pronunciarsi sulla sospensione del provvedimento varato dal Ministero del Tesoro, e invece niente. Eppure c’era una certa fretta, dal momento che i pagamenti erano stati congelati solo fino al 26 gennaio, tra appena quattro giorni. E adesso, cosa accade?

Facciamo un passo indietro. Lo scorso 3 dicembre il governo Renzi vara un decreto che impone il pagamento dell’imposta anche a quei terreni agricoli coltivati sotto i 600 metri d’altitudine. Precisamente, il decreto prevede l’esenzione totale oltre i 601 metri, l’esenzione riservata a coltivatori diretti e imprenditori agricoli che operano nei comuni fra i 281 e i 600 metri sul livello del mare. Apriti cielo. Le associazioni di categoria, Cia in testa, si scagliano contro il balzello (che in Umbria colpirebbe ben 85 su 92 comuni). La scadenza iniziale per i pagamenti era stata fissata al 16 dicembre. Ma dopo le mobilitazioni generali degli agricoltori, secondo cui il provvedimento non tiene conto delle zone montane marginali e svantaggiate, il segretario all’Economia Pier Paolo Beretta aveva comunicato l’intenzione di Palazzo Chigi di rinviare il pagamento: la sospensiva era stata scritta due giorni prima di Natale dal Tar del Lazio, dopo il ricorso presentato da Anci Umbria, Veneto, Abruzzo e Liguria, e dall’Unione dei Comuni Montani, fissando la nuova scadenza al 26 gennaio.

Ieri, però, ci si aspettava dai giudici romani una conferma della posizione adottata prima delle feste natalizie, qaundo avevano parlato di “irragionevolezza dell’imposizione” e di “violazione delle norme a tutela del contribuente”. La battuta d’arresto ha mandato nel caos un po’ tutti. Soprattutto le centinaia di migliaia di contribuenti che ancora non sanno se e quanto dovranno pagare il 26 gennaio.

Quali scenari sono possibili ora? La confusione è molta. Sicuramente ci si aspetta dal Governo un intervento correttivo del provvedimento. Intanto, già oggi la seconda sezione del Tar dovrebbe nuovamente riunirsi e pronunciarsi sulla sospensiva e, quindi, stabilire una nuova data entro cui decidere nel merito dei ricorsi.

Ma c’è un colpo di scena. Secondo Il Sole 24 Ore, sarebbe tuttora in campo un’altra sospensiva, disposta dal Tar Lazio in un decreto successivo, su un altro ricorso, che avrebbe già calendarizzato la camera di Consiglio per il 4 febbraio prossimo. Se così fosse, la scadenza del 26 gennaio rimarrebbe congelata, in attesa del giudizio di merito. Insomma, l’unica cosa chiara è la tanta incertezza sul caso.

Non manca il malcontento. Agrinsieme ha espresso in una nota il proprio sconcerto “per l’ennesima battuta d’arresto sulla vicenda. “La decisione del Tar del Lazio che non proroga la sospensione  del decreto ministeriale oltre il 21 gennaio, crea il caos per i versamenti che evidentemente non potranno essere realizzati in un lasso di tempo così ristretto. Il silenzio assordante del Governo, che non ha ancora preso alcuna decisione sull’argomento – commenta il Coordinamento di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – dimostra ancora di più l’indifferenza verso le legittime aspettative delle imprese  agricole, per una revisione di un tributo che è considerato dalla stessa politica e dall’Anci iniquo e vessatorio”.

La nota si conclude con la richiesta ai ministri competenti di un intervento immediato che proroghi la scadenza del pagamento in attesa di una riconsiderazione complessiva dei criteri di esenzione per i terreni agricoli delle zone montane.

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