L’olio che non c’è, parla il presidente del Consorzio Dop Umbria

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Per Laureti il disastro poteva essere evitato: “I metodi di lotta contro la mosca olearia sono ben conosciuti. C’è stata poca professionalità, serva da lezione”

di Emanuela De Pinto

Una cosa è chiara: il 2014 sarà ricordato come l’anno del disastro per la produzione di olio. Tutta colpa della mosca olearia e del clima pazzo di quest’anno, si dice. Eppure, negli ultimi giorni è un vespaio di polemiche sulle reali responsabilità di quanto accaduto. E’ davvero tutta colpa del meteo, dell’insetto malefico, di chi non concede aiuti economici per le calamità? Abbiamo chiesto al giovane presidente del Consorzio di tutela dell’olio extravergine di oliva Dop Umbria, Leonardo Laureti, come la pensa. E il condimento che aggiunge al piatto già amaro, non è affatto leggero.

Leonardo LauretiMolti produttori umbri – dice Laureti – hanno sottovalutato le criticità della stagione, dando prova di poca professionalità. L’annata è stata complicata per tutto il territorio nazionale e non solo, anche Spagna e Portogallo hanno avuto problemi simili. Ma oggi bisogna saper prevedere questi rischi, non si può lasciare l’olivicoltura al caso. Il Servizio Fitosanitario della Regione Umbria aveva lanciato l’allarme invitando i produttori a correre ai ripari attraverso specifici trattamenti, ma nonostante le avvisaglie in molti hanno sottovalutato la situazione”.

Per avere un quadro del danno, ecco l’Umbria dell’olio in cifre: circa 250 frantoi attivi, 27mila ettari di superficie coltivata a oliveti, 90mila quintali di olio prodotti all’anno in media, di cui circa 8mila certificati Dop. In sostanza, spiega Laureti, “l’Umbria rappresenta circa l’1,7% della totale produzione italiana di olio e lo 0,2-0,3% della produzione mondiale. Siamo un’isola. Ma un’isola che per qualità del prodotto, riconosciuta oltreoceano, ha una grandissima capacità di esportazione. Eppure, non riusciamo a sfruttare questa potenzialità”. E’ il solito “blocco” italiano: siamo bravissimi, bellissimi, eppure debolissimi. L’Umbria vive di agricoltura, di eccellenze enogastronomiche, oltre che di turismo religioso. Olio e vino sono i segni particolari della sua carta d’identità, quando c’è da presentarsi oltre confine. Per il vino molto è stato fatto, e per l’olio?

Un Piano regionale per l’olio umbro ancora non esiste”, dice Laureti. “Nella scorsa programmazione la Regione ha previsto un piano solo per il settore zootecnico e vitivinicolo. Dopo quanto accaduto, auspichiamo come Consorzio che nella prossima programmazione si faccia un Piano regionale che affronti in modo organico una serie di questioni: ammodernamento degli impianti, monitoraggio delle produzioni, informatizzazione dei servizi fitosanitari, valorizzazione e marketing del paesaggio olivetato e promozione dell’olio Dop Umbria”.

“Il nuovo programma di sviluppo rurale regionale – continua – deve sensibilizzare sempre di più gli agricoltori a rinnovare gli impianti e ammodernare i frantoi, dove è possibile. Si prevede una misura interessante per quanto riguarda la tematica ambientale, per la gestione paesaggistica degli oliveti”.

Tornando ai danni della pessima stagione, c’è chi chiede aiuti economici all’Europa o alle Regioni per far fronte alla situazione, soprattutto per chi non ha prodotto neanche una goccia di olio buono. “Personalmente, non credo che aiuti di questo tipo possano risolvere il problema, anche considerando le procedure amministrative che azioni del genere comportano. La mosca olearia esiste da tempo, e i metodi di lotta sono oramai ben codificati sia nei disciplinari di produzione integrata che nel biologico. Esistono, inoltre, delle polizze multirischio co-finanziate dall’Unione europea, con cui ancora pochi agricoltori hanno confidenza, a mio parere”.

Come dire, un’altra leggerezza che ora rischia di pesare sulle tasche di tutti. “Questa stagione – conclude Laureti – deve esserci d’insegnamento. In Umbria, l’olivicoltura di domani deve essere diversa da quella di oggi, c’è bisogno di ritornare a investire negli oliveti se davvero vogliamo evitare che situazioni del genere si ripetano”.

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