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Nuova legge sul caporalato, ma la ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’ non decolla

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Dopo il Tavolo al Mipaaf, Confagricoltura accende le critiche: requisiti per l’iscrizione troppo rigidi, misure che penalizzano le aziende più innovative

di Redazione

Tavolo di confronto, ieri 28 dicembre, al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali di Roma, tra i ministri Martina, Orlando e Poletti, il presidente dell’Inps Boeri e una rappresentanza dei sindacati della distribuzione e degli imprenditori agricoli. Oggetto di discussione il Disegno di legge per il contrasto al caporalato e al lavoro nero, già approvato dal Cdm il 13 novembre scorso e ora al vaglio del Senato. Questi i punti centrali:

RAFFORZATA LA RETE DEL LAVORO AGRICOLO DI QUALITA’

Viene rafforzata la operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità, creata con la Legge Competitività e attiva dal 1 settembre 2015. Con la norma si estende l’ambito dei soggetti che possono aderire alla Rete, includendovi gli sportelli unici per l’immigrazione, le istituzioni locali, i centri per l’impiego e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura e i soggetti abilitati al trasporto di persone per il trasporto dei lavoratori agricoli. Allo stesso tempo si stabilisce l’estensione dell’ambito delle funzioni svolte dalla Cabina di regia della Rete stessa, che è presieduta dall’Inps e composta da rappresentanti di sindacati, organizzazioni agricole e Istituzioni.

LEGGI L’APPROFONDIMENTO SULL’ISCRIZIONE DELLE AZIENDE AGRICOLE ALLA RETE

PIANO DI INTERVENTI PER L’ACCOGLIENZA DEI LAVORATORI AGRICOLI STAGIONALI

Con la nuova legge le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso un piano congiunto di interventi per l’accoglienza di tutti i lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli. Il piano sarà stabilito con il coinvolgimento delle Regioni, delle province autonome e delle amministrazioni locali nonché delle organizzazioni di terzo settore.

INDENNIZZI PER LE VITTIME 

Per la prima volta si decide di estendere le finalità del Fondo di cui alla legge n. 228 del 2003 in tema di vittime della tratta anche alle vittime del delitto di caporalato, considerata la omogeneità dell’offesa e la frequenza dei casi registrati in cui la vittima di tratta è anche vittima di sfruttamento del lavoro.

INASPRIMENTO DEGLI STRUMENTI PENALI

Si stabiliscono nuovi strumenti penali per la lotta al caporalato con estensione dell’arresto obbligatorio anche al delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro;  introduzione della responsabilità amministrativa degli enti per il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; estensione da un lato della confisca obbligatoria, anche per equivalente, al delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dall’altro dell’istituto della confisca estesa o allargata; introduzione di una circostanza attenuante per il delitto di sfruttamento del lavoro, per chi si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione degli altri responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite.

LE CRITICHE DI CONFAGRICOLTURA

Dopo il tavolo di confronto di ieri, Confagricoltura fa sentire la sua voce. “Il rafforzamento del ruolo e delle funzioni della Rete del lavoro agricolo di qualità è utile a favorire il pieno utilizzo di questo strumento, anche se è necessaria una riflessione sulle ragioni che hanno fatto registrare, in questi primi mesi, un numero di richieste di adesione inferiore alle aspettative.

La rete non ha dato i risultati aspettati, anche se le aziende finora iscritte sono per la maggior parte associate a Confagricoltura, a partire dalla mia – ha evidenziato Guidi -. Il motivo è che i requisiti previsti per l’iscrizione, soprattutto di carattere amministrativo, sono eccessivamente rigidi e precludono la possibilità di aderire alla Rete anche ad aziende destinatarie di sanzioni amministrative per violazioni lievi e di carattere meramente formale, rispetto alle quali hanno già provveduto alla regolarizzazione della violazione ed al pagamento della sanzione”.

Inoltre, secondo Confagricoltura le aziende temono che l’iscrizione alla Rete possa rappresentare un ulteriore inasprimento dei controlli nei loro confronti. L’obiettivo della legge, invece, è proprio l’opposto: concentrare i controlli sulle aziende agricole non iscritte. “Le imprese su questo punto vanno rassicurate e, possibilmente, anche incentivate economicamente”.

L’aspetto su cui invece Confagricoltura è proprio contraria è l’introduzione di un criterio induttivo di valutazione della congruità della manodopera occupata, al quale potrebbe essere legata non solo l’iscrizione alla rete, ma anche l’eventuale concessione di agevolazioni e erogazioni. “Si tratta – ha commentato il presidente di Confagricoltura – di una misura di dubbia legittimità costituzionale che rischia di penalizzare, paradossalmente, proprio le aziende innovative, che ottimizzano i fattori di produzione e che razionalizzano l’utilizzo di risorse umane”.

Con riguardo all’inasprimento del sistema sanzionatorio per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il presidente Guidi – pur comprendendo le ragioni ispiratrici – ha espresso l’auspicio che le norme penali ipotizzate siano equilibrate e vadano a colpire i veri criminali, ossia coloro che organizzano l’attività di intermediazione illecita e se ne avvantaggiano economicamente.

“E’ inoltre essenziale – ha proseguito il presidente Mario Guidi – introdurre misure finalizzate a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, assolutamente necessarie se si vuole combattere efficacemente il caporalato e lo sfruttamento, a partire dagli sgravi per l’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, previsti sia nella legge di Stabilità dello scorso anno, sia in quella recentemente approvata, ma con limiti che li rendono praticamente inapplicabili”.

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