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Quanto costa un terreno agricolo: il caso vigneti di Montefalco

Quanto costa un terreno agricolo: il caso vigneti di Montefalco

Oliveti in Umbria a 20.000 euro l’ettaro, le vigne Doc di Montefalco crollate del 40%. Ma una super compravendita farà risalire le quotazioni. Il prezzario di tutte le regioni.

di Emanuela De Pinto

Quanto costa la terra in Umbria? L’ultima Indagine del Mercato Fondiario regionale Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), anno 2014, non lascia troppo margine all’ottimismo. L’andamento dei prezzi è stazionario. Tutto fermo più o meno dal 2008, anno in cui la crisi ha investito la maggioranza dei piccoli e medi imprenditori italiani. Agricoltori compresi. Fino a due anni fa pochissimi scambi, piccoli fazzoletti di terreno a quotazioni pressoché stabili. Nelle colline di Perugia i seminativi di piano sono stati quotati tra 18-25.000 euro l’ettaro e i seminativi di collina 6-16.000 euro/ha. Gli oliveti hanno spuntato quotazioni di 10-20.000 euro l’ettaro, mentre i vigneti Doc si sono attestati su 18-35.000 euro/ha. Tutto come l’anno precedente: praticamente cristallizzato.

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Il caso: i vigneti di Montefalco

C’è un però. Ed è un dato che salta subito all’occhio. “Dopo l’immobilismo del mercato durato anni con scambi assenti, – si legge nell’Indagine – nel 2014 sono risultati in forte calo i valori dei vigneti Doc della zona di Montefalco, dove la crisi del settore e l’elevato indebitamento hanno costretto alcune aziende di piccole e medie dimensioni a cedere i propri terreni, soprattutto ai colossi del settore, essenzialmente regionali, intorno ai prezzi medi riscontrati per le altre Doc dell’Umbria, registrando un -40% rispetto al 2013”.

In pratica è accaduto che un vigneto nella zona di Montefalco Doc che fino all’anno prima era quotato tra i 60-75.000 euro l’ettaro, nel 2014 ha visto crollare il suo valore a quota 35-45.000 euro/ha. Perché? “Gli acquirenti – spiega l’Indagine – hanno concluso le transazioni solo a fronte di forti riduzioni delle quotazioni richieste. Anche i terreni in cui è possibile realizzare nuovi vigneti nella zona di Montefalco hanno presentato quotazioni in diminuzione e sono stati valutati tra 12-18.000 euro/ha, a causa anche dell’enorme espansione dei vigneti all’interno dell’area della denominazione, con una superficie vitata passata da circa 200 a circa 700 ettari”.

In sostanza, ci viene segnalato, è accaduto che le produzioni di nicchia (non solo le cantine ma anche tutte quelle piccole aziende agricole che coltivavano vite per conferire l’uva altrove) non hanno più retto i costi di produzione, il loro mercato era troppo debole e hanno deciso di vendere “a buon mercato” ai grandi produttori della regione, più solidi sul piano finanziario. Il momento, quindi, fino allo scorso 2014 era buono per comprare e non certo per vendere.

Poi è arrivato il 2015 e sul finire dello scorso anno, come spiegato da chi ha condotto questa indagine, con il passaggio dal sistema dei diritti di impianto a quello delle autorizzazioni, le grandi aziende vitivinicole hanno aperto la campagna acquisti per avere terre già pronte all’uso e produrre maggiore quantità di vino. Così, i vecchi diritti di impianto, crollati negli anni indietro al prezzo di 5.000 euro l’ettaro, sono stati venduti in ‘zona Cesarini’ (prima che entrasse in vigore la nuova normativa, a dicembre scorso) toccando la vertiginosa cifra di 12.000 euro/ha.

L’Indagine e i dati sul Mercato Fondiario del 2015 usciranno il prossimo luglio, ma i rilevatori del Crea anticipano buone notizie. “Siamo in una fase di assestamento, – dicono – i valori regionali dovrebbero rimanere questi, per quanto riguarda i vitigni di Montefalco si toccheranno punte di 55.000 euro l’ettaro”. Anche qui c’è un però. Questo è il dato del mercato interno, ma per la prima volta c’è da considerare un concreto mercato estero per il vitigno principe di Montefalco.

La super compravendita che farà risalire le quotazioni a Montefalco

Anni e anni di sforzi economici, campagne di promozione e marketing del Consorzio di Tutela Vini Montefalco, eventi creati ad hoc per gli appassionati, gli addetti del settore e la stampa nazionale e internazionale, hanno dato i frutti sperati. Il Sagrantino Docg si conosce, si apprezza, si compra sempre di più. E ora, oltre alla bottiglia, si vuole acquistare anche la terra.

Confermata la notizia data da Saperefood alcuni giorni fa: sul finire dello scorso anno sarebbe stata realizzata una grossa compravendita. Un grande produttore della zona avrebbe ceduto parte dei suoi vitigni a un compratore russo (gli acquirenti sarebbero più società insieme). Si tratterebbe di oltre 30 ettari di vigneto, coltivato anche a Sagrantino, per una cifra che è di gran lunga fuori dai valori di mercato che abbiamo citato prima.

Una svolta epocale per Montefalco che con questa trattativa economica, peraltro non ancora ufficializzata, si eleva al rango degli altri grandi vitigni piemontesi, toscani e veneti per i quali gli investitori stranieri sono disposti a spendere cifre da capogiro.

Il commento del Crea è questo: “Se così è, questa compravendita potrebbe far innalzare le quotazioni di mercato per il 2016, e certamente mettere il pepe sulla coda delle aziende produttrici e sul mercato interno. Si amplierebbe l’orizzonte degli acquirenti, potendo rivolgersi anche ad un mercato internazionale, con cifre piuttosto alte. Da questo momento, si cercherà anche l’investitore internazionale e non più esclusivamente aziende regionali o italiane. La concorrenza è un bene, il Sagrantino lo merita, è un vino di grande pregio”.

LEGGI GLI ARTICOLI PRECEDENTI SUL PREZZARIO INEA DEI TERRENI IN UMBRIA

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