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Quanto vale l’ortofrutta in Italia: leader nell’export ma scendono i consumi

Quanto vale l’ortofrutta in Italia: leader nell’export ma scendono i consumi

L’allarme di Agrinsieme: negli ultimi 15 anni si è ridotto di 1,7 milioni di tonnellate il consumo di frutta e verdura. Eppure siamo leader nell’export delle pere e il secondo produttore mondiale di kiwi

di Redazione

Sull’export andiamo alla grande. C’è chi per comprare le nostre pere, l’uva, gli agrumi così profumati che si trovano solo in Italia, è disposto a spendere di più puntando sulla qualità. E invece noi italiani mangiamo sempre meno frutta e verdura e importiamo nuovi modelli alimentari che con la dieta mediterranea non hanno niente in comune. Da Agrinsieme viene un deciso allarme. “Sembra un paradosso – sottolinea il coordinatore nazionale Dino Scanavino – ma proprio noi italiani che siamo i detentori del più sano regime alimentare del mondo lo stiamo abbandonando per due fondamentali ragioni: la prima è che la crisi ha tolto potere d’acquisto alle famiglie che si orientano su cibi sazianti a minor valore, la seconda che abbiamo importato modelli di consumo alimentari che non appartengono alla nostra cultura e che si rivelano non salutari. Per questo da Expo vogliamo rilanciare il consumo di frutta e verdura”. Se ne è parlato nei giorni scorsi a Expo in occasione della ‘Festa della frutta e verdura’, con iniziative speciali rivolte a stimolare il consumo di frutta e con una riflessione a più voci sul comparto ortofrutticolo, che è il principale del nostro agroalimentare sia per fatturato che per export.

L’iniziativa di Agrinsieme – che coordina Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari – ha previsto la distribuzione, lungo il Decumano di Expo e nell’atrio di Palazzo Italia, di frutta a tutti i visitatori. Al Governo, Agrinsieme chiede un’alleanza tra produttori e cittadini per incentivare il consumo di frutta e verdura, così importanti per la salute dei consumatori, e al tempo stesso di sostenere il reddito delle imprese agricole con la partecipazione attiva dell’esecutivo sia per campagne di promozione al consumo e d’informazione ai cittadini, sia con azioni di sostegno al settore sul mercato interno ed estero.

Il consumo interno

Complice il caldo dell’ultimo mese si è avuto un parziale risveglio dei consumi di frutta e verdura, con un incremento stimato nell’ordine del 5%. Ma è troppo poco per recuperare la costante erosione di consumo che ha investito soprattutto i giovani che sembrano attratti dal junk-food. Analizzando i dati di Nomisma, viene fuori che gli italiani negli ultimi 15 anni hanno ridotto di 1,7 milioni di tonnellate il consumo di frutta e verdura (pari al 18% in meno). Nell’ultimo anno i consumi di prodotti ortofrutticoli freschi si sono fermati a 130,6 kg, vale a dire 360 grammi al giorno a testa: a soffrire soprattutto la frutta (-15%) mentre gli ortaggi limitano la contrazione al 6%. Meglio fa solo la Spagna, con 179,4 kg a testa; dati peggiori per Svizzera (106,5), Germania (194), Regno Unito (99,6) e Francia (85,2). 

Il dato del consumo giornaliero ha allontanato l’Italia dalla razione giornaliera raccomandata, pari a 400 grammi al giorno suddivisi in 4 porzioni di frutta e verdura. Il 22% della frutta è acquistata già confezionata e il restante 78% sfusa. Per la frutta, tra i canali di vendita, primeggia il dettaglio (85%), seguito da alberghi, ristoranti e catering (13,9%) e da mense ospedaliere, scolastiche e aziendali (1,1%).

Con un fatturato che supera i 13 miliardi l’anno, il comparo ortofrutta rappresenta da solo un quarto del valore della nostra produzione agricola e la prima voce del nostro export agroalimentare, circa un terzo dell’intero fatturato esterno del sistema. Nel settore ortofrutta sono impegnate circa 450mila aziende agricole che coltivano 850mila ettari, vale a dire il 7% della superficie agricola utilizzata. Questo conferisce al nostro Paese la leadership europea.

Nel dettaglio, siamo leader nell’export delle pere (con 718 mila tonnellate destinate soprattutto alla Germania); stabili sull’uva da tavola che viene esportata per la metà, con il mercato Usa e le varietà senza semi in crescita; siamo il secondo maggior produttore mondiale di kiwi (dopo la Cina) che esportiamo all’80% in 100 Paesi; mentre abbiamo ceduto su un prodotto storico come gli agrumi, su cui la bilancia import/export è negativa. In termini di quantità esportiamo complessivamente quasi 4 milioni di tonnellate di prodotti (incremento del 14% lo scorso anno).

Ma a frenare i risultati c’è dallo scorso anno l’embargo deciso dalla Russia. Il mercato russo incideva per il 39% delle esportazioni europee, ed è tra i maggiori importatori di pere e di pesche.

L’ortofrutta italiana in cifre

L’Italia è uno dei principali produttori ortofrutticoli al mondo collocandosi in ottava posizione preceduta da Paesi che tuttavia hanno a disposizione una Superficie Agricola Utilizzata di gran lunga superiore (tabella 1).

 Tabella 1  Paesi produttori di ortofrutticoli (tonnellate)Fonte: Elaborazione Agrinsieme su dati FAO

tabella frutta 1Il settore ortofrutticolo è uno dei più rilevanti della nostra agricoltura; infatti nel 2014 il valore della produzione agricola italiana ha superato i 50 miliardi di euro e quello delle produzioni ortofrutticole fresche (senza contare i trasformati industriali) ha sfiorato i 12 miliardi, rappresentando, quindi, quasi un quarto del totale della produzione agricola nazionale.

Tabella 2  Valore della produzione ortofrutticola italiana – Fonte: Elaborazione Agrinsieme su dati Istat

tabella frutta 2Sul fronte dell’export nel 2014 il valore dell’esportazione italiana di ortofrutticoli freschi e trasformati risulta superiore ai 7 miliardi di euro (tabella 3) e rappresenta la prima voce dell’export agroalimentare. Nei primi quattro mesi del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014, si registra un andamento positivo per tutte le voci del segmento. 

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