Storici marchi italiani del food passati in mano straniera: cosa abbiamo perso in 20 anni

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La Ferrero vuole acquisire la cioccolata inglese Thorntons. Ma dagli anni ’90 ad oggi l’Italia ha ceduto decine di industrie. Ecco quali sono e che bandiera hanno adesso

di Redazione

Dopo la perdita di marchi storici italiani passati in mani straniere per un fatturato di oltre 10 miliardi dall’inizio della crisi, l’Italia inverte la tendenza con la prima operazione significativa del settore agroalimentare tricolore per l’acquisizione di una società inglese da parte della Ferrero. Il Gruppo piemontese nei giorni scorsi ha presentato un’offerta di acquisto per la britannica Thorntons, specializzata nella produzione di cioccolata, per circa 111,9 milioni di sterline (156,3 milioni di euro) per potenziare la sua presenza in Gran Bretagna.

Una nota positiva dopo una melodia decadente che dura ormai da moltissimi anni. Un cambio di marcia importante, commenta Coldiretti, rispetto alla tendenza della progressiva cessione di marchi storici del made in Italy all’estero. L’iniziativa del gruppo piemontese segue, infatti, il rientro in Italia di Italpizza, gruppo leader nella produzione di pizze surgelate che, dopo essere passato agli inglesi del gruppo Bakkavor nel 2008, ha riattraversato la Manica ed è tornata tricolore, con il raggiungimento di un accordo con la Filiera Agricola Italiana promossa da Coldiretti, per la realizzazione della prima pizza tutta tricolore fatta con ingredienti certificati italiani, dalla farina al pomodoro, dall’olio alla mozzarella. 

Ma proviamo a fare un passo indietro e capire cosa è accaduto (e quanto abbiamo perso) negli ultimi vent’anni. Andiamo a ritroso, partendo dal 2014, quando a fine anno la maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario dei marchi Sagra e Filippo Berio è stata venduta al Gruppo cinese Yimin, una sussidiaria del Gruppo Bright Food. Se l’olio italiano ha ora gli occhi a mandorla, la pasta tricolore parla spagnolo. Sempre nel 2014, infatti, l‘antico Pastificio Lucio Garofalo ha siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52% del capitale sociale, di Ebro Foods, gruppo multinazionale spagnolo che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid.

Sempre lo scorso anno Bertolli, Carapelli e Sasso sono entrate a far parte del fondo statunitense Cvc Capital Partners, che lo ha strappato al gruppo spagnolo Sos. Nel 2013 c’è stata, invece, la cessione della società Averna, dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, ma si è anche verificato il passaggio di mano del 25% della proprietà del riso Scotti, ceduto dalla famiglia pavese al colosso spagnolo Ebro Foods.

Nel 2012, altri tasselli persi. Il marchio Star è passato in mano spagnola con il gruppo Agrolimen, che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75%. Quell’anno è volata in Inghilterra la Eskigel che produce gelati in vaschetta per la grande distribuzione (Panorama, Pam, Carrefour, Auchan, Conad, Coop).

Nel 2011 la società Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70% dell’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vodka Russki Standard. La francese Lactalis è stata, invece, protagonista dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino, mentre il 49% di Eridania Italia Spa operante nello zucchero è stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas, e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia che potrebbe mettere a rischio numerosi posti di lavoro.

Nel 2010, il 27% del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia, fondato nel 1823, e che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano, è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas, mentre la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financière Lubersac che ne detiene il 95%.

Nel 2009, prosegue Coldiretti, è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari Spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata. Nel 2008 è iniziata la cessione di Rigamonti salumificio spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis.

Nel 2006 la Galbani era entrata in orbita Lactalis, ma lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani anche sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Ancora un passo indietro: nel 2005 la francese Andros ha acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realtà parlavano straniero già dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la Birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SabMiller, e Invernizzi, di proprietà dal 1985 della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni ‘90 erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata ‘girata’ alla solita Lactalis (1998).

Nel 1995 la Stock è stata venduta alla tedesca Eckes A.G, e poi acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital Management, che lo scorso anno hanno chiuso lo storico stabilimento di Trieste per trasferire la produzione in Repubblica Ceca. La stessa Nestlè – conclude la Coldiretti – possedeva già dal 1993 lo storico marchio italiano Antica gelateria del Corso, e dal 1988 la Buitoni e la Perugina.

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