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CETA in vigore, l’accordo che tutela il Parmigiano (e lascia spazio al Parmesan)

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Entra in vigore oggi, 21 settembre, l’accordo di liberalizzazione degli scambi commerciali tra Europa e Canada. Chi applaude (Confagricoltura e Associazione Consorzi Indicazioni Geografiche) e chi punta i piedi (Coldiretti, Cgil e Federconsumatori). Cosa succede alle nostre eccellenze gastronomiche?

di Redazione

Il patto è semplice: noi chiudiamo un occhio sulle imitazioni dei nostri prodotti di eccellenza e loro promettono che insegneranno al consumatore il sapore del vero Made in Italy, grazie alla tutela delle nostre Dop e Igp. In vigore da oggi, 21 settembre, l’accordo di liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti tra Europa e Canada, meglio noto come CETA. L’obiettivo primario è quello di incrementare il commercio di beni, servizi ed investimenti sul mercato canadese. Un via libera che, in realtà, è solo provvisorio, in attesa della ratifica dei singoli parlamenti nazionali e regionali dell’Unione Europea. In Italia se ne discuterà in Senato il 26 settembre.

Da oggi, comunque, verranno applicate tutte le disposizioni più importanti: il riconoscimento e tutela delle Dop italiane, l’aumento progressivo delle quote export soprattutto per i prodotti lattiero-caseari e una riduzione di oltre il 90% dei dazi dei beni e dei servizi. L’accordo trova il plauso del segretario di AICIG, Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, Leo Bertozzi, il quale sottolinea: “A parte le innegabili prospettive commerciali per i formaggi che beneficeranno del raddoppio delle quote di importazione in Canada, il risultato basilare per il sistema Dop/Igp è il riconoscimento da parte del Canada del principio delle denominazioni tutelate: questo a fronte del persistente e sempre più forte contrasto al sistema europeo di tutela delle denominazioni che invece porta avanti il CCFN (Consortium FOr Common Food Names) Usa”. In particolare avranno un riconoscimento ben 41 prodotti italiani. Un esempio, anche in Canada potremo mangiare il vero Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma autentico, i capperi di Pantelleria e l’aceto balsamico di Modena.

CETA, LIBERO SCAMBIO TRA EUROPA E CANADA: LE RAGIONI DEI SI E DEL NO

Del resto, il processo di globalizzazione se da un lato ha aperto la strada a una diffusione a livello planetario dei prodotti agroalimentari italiani, dall’altra ha rappresentato terreno fertile per i fenomeni di imitazione che i Consorzi stessi, con accordi internazionali di reciprocità, cercano di contenere facendo politiche di informazione verso i consumatori (è il caso del cosiddetto “Italian sounding”). Quello canadese è un mercato dall’elevato appeal, con 40 milioni di potenziali consumatori che ad oggi valgono, secondo Assolatte, oltre 45 milioni di euro solo per le esportazioni del settore caseario Made in Italy.

L’altra faccia della medaglia? Troveremo ancora sugli scaffali canadesi il formaggio ‘Parmesan’ o il prosciutto ‘Parma’, ma non potranno fregiarsi dello stesso nome dei veri prodotti italiani. Sull’etichetta di questi fake food ci dovrà essere scritta la parola “tipo”, “stile” o più chiaramente “imitazione”.  Su questo,  Coldiretti punta i piedi ritenendo l’accordo CETA “un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare a discapito del vero Made in Italy. Un patto che favoririsce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”.

Punti di vista che fanno vedere il bicchiere mezzo vuoto. Se è vero, infatti, che la tutela di 41 prodotti a marchio Dop e Igp sono un risultato storico, l’associazione di categoria presieduta da Roberto Moncalvo accende i riflettori su quelle eccellenze italiane che rimangono fuori dall’accordo. Su un totale di 291 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela. Dello stesso parere Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch.

Non va dimenticato, però, che l’accordo punta anche alla semplificazione degli oneri burocratici per le imprese Ue che vogliono affacciarsi al mercato canadese. Una misura che dovrebbe agevolare in particolar modo le aziende di piccole dimensioni, che spesso non hanno quella forza economica per affacciarsi sul mercato in Canada, considerati i costi della burocrazia.

Pienamente convinta della positività del CETA è Confagricoltura.  “Per la prima volta  – sostiene il presidente Massimiliano Giansanti  – un Paese con un mercato potenzialmente importante come il Canada ha fatto proprio il riconoscimento del sistema delle indicazioni geografiche. E’ questo il dato fondamentale, tanto è vero che ora in tutti i negoziati si inserisce il riconoscimento delle denominazioni di origine. Abbiamo sempre sostenuto che l’intero sistema delle indicazioni geografiche deve essere riconosciuto nelle intese bilaterali”.

“In altre occasioni – ha osservato il presidente di Confagricoltura – abbiamo criticato fortemente gli accordi di libero scambio sottoscritti da Bruxelles, come quelli con Marocco e Tunisia, che penalizzavano le produzioni italiane favorendo i nostri competitor o che mettevano a rischio le coltivazioni, esponendo a problematiche sanitarie e fitosanitarie. Altri, come quello con il Giappone, invece sono risultati più positivi. Mi sembra che siano più gli elementi positivi di quelli negativi dell’accordo Ceta, che potrà favorire le esportazioni dei prodotti agroalimentari europei ed italiani in Canada e contrastare le contraffazioni”.

“Come già detto nella nostra ultima assemblea, il nostro mercato è il mondo – ha concluso il presidente di Confagricoltura -. Dobbiamo aiutare i prodotti italiani ad essere sempre più presenti nei mercati internazionali, per generare sempre più valore aggiunto anche per l’agricoltura”.

 

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