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Ciliegiolo in purezza, dal cuore di Narni alle grandi enoteche americane

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Da vitigno relegato al taglio delle uve a prodotto d’élite della bassa Umbria, sempre più apprezzato. Caratteristiche, vinificazione e abbinamenti.

di Emanuela De Pinto

Alcuni studiosi lo definiscono il progenitore del Sangiovese, altri dicono che sia originario di Santiago di Compostela, eppure in Spagna non ci sono coltivatori di questo vitigno. L’Umbria, invece, specie quella meridionale, lo conosce bene e da moltissimi anni: documentate testimonianze si hanno fin dal 1800. E’ arrivato il momento di svelare l’identità: parliamo di Ciliegiolo.

Questo vitigno a bacca nera da alcuni anni sta vivendo una riscoperta e valorizzazione, che ha origine proprio dall’Umbria, insieme alla Toscana, e a seguire anche in altre regioni italiane, seppure in piccole tracce: Marche, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Puglia e Abruzzo. Un tempo usato come uva da taglio, nei blend, per ammordibidire e ingentilire colore e gradazione dei vini rossi più possenti, oggi il Ciliegiolo viene dichiarato vitigno tipico dell’Umbria meridionale e reinterpretato con passione e lungimiranza dai viticoltori di Narni.

L’Associazione Produttori Ciliegiolo di Narni

E’ in questa cittadina dal forte carisma che nel 2014 è nata l’Associazione Produttori Ciliegiolo di Narni che riunisce sette cantine: Leonardo Bussoletti, che ne è anche il presidente, Fattoria Giro di Vento, Cantina Sandonna, Agricola Ponteggia, Tenuta Fabbrucciano, Cantina Ruffo della Scaletta, Tenuta Casale Milli. Ma sono circa 13 le aziende della zona che, pur non facendo parte dell’associazione, producono Ciliegiolo.

In totale, in Umbria vengono ad oggi coltivati circa 50 ettari di Ciliegiolo, anche se ancora manca una mappatura precisa delle vigne. Fino a trenta anni fa, chi aveva questo vitigno tendeva ad estirparlo per far posto a bacche considerate più pregiate e più redditizie. Negli ultimi tempi, invece, gli imprenditori del settore hanno capito che il valore di un vino, ciò che un consumatore attento apprezza e si aspetta di trovare in una calice, sono soprattutto le origini di quel vitigno, il sapore e i profumi di quel territorio, con le sue caratteristiche tipiche e la sua identità. E allora perché non valorizzare il Ciliegiolo, che vanta una così lunga storia in Umbria?

“Per dare nuova linfa a questo vitigno – spiega Leonardo Bussoletti – ci siamo dotati di un Disciplinare più restrittivo di quello che guà esiste per la denominazione Igt Narni, la quale prevede un blend 85% Ciliegiolo e 15% altri vitigni. Noi, invece, produciamo Ciliegiolo in purezza, 100%, e per questo sulle nostre bottiglie viene applicato un bollino che ne certifica la qualità”.

Le caratteristiche

Vitigno a buccia molto sottile, a maturazione precoce, che prende il nome dal caratteristico aroma di ciliegia. “Matura entro i primi 15 giorni di settembre – racconta Bussoletti – e la sua particolarità è la grande bevibilità e la sua eleganza. E’ un vitigno che non è aggressivo, ma croccante e con un bel frutto. La vinificazione può avvenire in acciaio o in cemento. Poi, ogni azienda ha le sue tecniche di produzione. Io, ad esempio, produco tre tipi di Ciliegiolo: solo acciaio, acciaio e legno, solo legno. Quest’ultimo con due anni di affinamento in botte grande”. E chi dice che non sia un vino da invecchiamento? “Il problema – dice ancora il presidente dell’Associazione Produttori di Ciliegiolo di Narni – è che nessuno ci ha mai creduto, nessuno ha avuto il coraggio di pensare a questo vitigno per fare dei grandi vini”. La riprova? Il Ciliegiolo piace molto agli americani. Quello prodotto a Narni arriva nelle migliori enoteche degli Usa, ma anche in Olanda e in Belgio. In carta perfino da Bastianich e Eataly a New York.

L’Associazione nasce, quindi, per dare un’identità strutturata al Ciliegiolo, per valorizzarlo attraverso eventi, degustazioni, progetti sperimentali e ricerca scientifica. Nell’azienda di Leonardo Bussoletti, ad esempio, in collaborazione con l’Università di Milano è stata fatta una selezione dei vecchi vitigni di Ciliegiolo, i cloni di almeno 30-40 anni fa. Ne sono stati selezionati circa 30 e, fra questi, ne è stato scelto uno per essere ripiantato in azienda, quello che dava i migliori risultati in relazione con l’ambiente e l’esposizione solare (le vigne sono rivolte al Nord).

Gli abbinamenti

Quando si parla dei vini rossi dell’Umbria, si pensa subito al Sagrantino, al Rosso di Montefalco: vini strutturati, decisi, ottimi, ma non certo di facile beva. Impensabile un Sagrantino con una mozzarella di bufala. Ecco, il Ciliegiolo è un rosso che sta a pennello anche su un antipasto delicato, un aperitivo con salumi e formaggi freschi, delle verdure in pinzimonio, anche. “Se è vinificato in acciaio, si presta ad accompagnare le carni bianche – spiega Bussoletti – se invece fa due anni di affinamento in legno, come il mio ‘Vigna Vecchia’, allora va benissimo anche con carni alla brace o con la cacciagione”.

L’evento

Anche quest’anno si ripete la kermesse enologica per omaggiare questo vitigno tipico dell’Umbria: “Ciliegiolo d’Italia”. Due le date per la seconda edizione, il 23 e 24 aprile 2016 a Narni, appuntamento in cui i viticoltori di Ciliegiolo della penisola (circa 50 aziende) si confronteranno e faranno conoscere al pubblico di appassionati il Ciliegiolo in purezza. Non mancheremo.

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