L'informazione agroalimentare in Umbria

Distillati italiani a rischio estinzione: senza controlli fuori dai mercati internazionali

Share

In Italia la produzione è scesa dell’80%. La denuncia del presidente Assodistil, Emaldi: Paesi come la Spagna non rispettano la direttiva europea e i prezzi crollano

di Redazione

Le grandi grappe italiane rischiano l’estinzione. A niente sono servite le audizioni in Senato dei produttori per far cambiare idea sull’ennesimo aumento delle accise (ben quattro in tre anni – l’ultimo a gennaio 2015), adesso le grandi distillerie italiane si trovano di fronte un altro problema: dover rinunciare ai grandi mercati internazionali perché, a conti fatti, la partita sui prezzi è persa in partenza.

E’ l’allarme lanciato da AssoDistil, in occasione dell’assemblea annuale, visto il calo progressivo nella produzione di prestigiosi distillati come il brandy e le acquaviti di vino. “Abbiamo perso un patrimonio storico e imprenditoriale di grande importanza – ha spiegato il presidente Antonio Emaldi -. L’impossibilità di collocare il nostro prodotto nei mercati internazionali non ha solo ha creato un danno enorme al comparto, ma all’intera filiera viti-vinicola”.

I motivi sono presto spiegati. La crescente richiesta di prodotti invecchiati da parte dei consumatori ha dato un vantaggio solo ai Paesi in cui non sono previsti i controlli sull’invecchiamento – in particolare la Spagna – che possono vendere sul mercato acquaviti di vino e brandy dichiarando il periodo di invecchiamento senza che tale indicazione sia oggetto di verifiche e controlli, come prescrive, invece, la normativa europea.

Il mercato era già in sofferenza, perché negli ultimi anni l’eccesso di produzione di vino da tavola in Spagna ha provocato un drammatico calo dei prezzi, i cui effetti si sono moltiplicati a causa delle distorsioni del mercato del brandy e delle acquaviti da vino. “A differenza dell’Italia – ha stigmatizzato Emaldi – in cui le verifiche sull’invecchiamento sono assai stringenti, in altri Paesi i controlli sono inesistenti, a tutto vantaggio degli operatori scorretti”.

I dati forniti dai distillatori parlano chiaro. Nel quadriennio successivo all’entrata in vigore della nuova Ocm vino, la produzione è scesa dell’80%, giungendo nel 2014 a 36mila ettanidri (100 litri di grappa da 40 gradi corrispondono a 0,4 ettanidri). Negli ultimi due anni, il calo è stato addirittura del 65%. Un declino inesorabile: non si produce perché non si vende.

Il vero problema, per AssoDistil, è la mancata armonizzazione delle regole sull’invecchiamento delle bevande spiritose, come stabilita dal Regolamento CE 110/2008. “Abbiamo chiesto alla Commissione Ue di intervenire – ha sottolineato il presidente di AssoDistil – da un lato richiedendo l’avvio della procedura di infrazione per quei Paesi in violazione del Reg. 110/2008, dall’altro, con un’indagine sugli effettivi controlli dei prodotti invecchiati”. Inoltre, ad aggravare la situazione, si registra l’importazione di acquaviti da Paesi Extra-Ue, come la Georgia, a costi talmente bassi da uscire da ogni logica commerciale.

“Non possiamo aspettare ancora a lungo, e forse è già troppo tardi – ha affermato il leader dei distillatori – il brandy italiano sta sparendo definitivamente e il danno per la filiera vitivinicola è incalcolabile. Numeri alla mano, non sono più distillati un paio di milioni di ettolitri di vino all’anno e le cantine hanno perso un importante sbocco di mercato. A questa perdita economica per il comparto, si aggiungerebbe poi quella di un patrimonio storico ed enologico di grande valore, tra l’altro riconosciuto con l’Indicazione Geografica riconosciuta dal Reg. CE 110/2008”.

Share

Leave A Reply

Your email address will not be published.