Fattorie in Umbria. Ovini, regge l’allevamento che diventa caseificio/Parte2

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Il comparto zootecnico regionale: crolla la produzione di burro. Da 1.530 a 97 quintali l’anno. Pignani, direttore Ara: “Rischio estinzione per agnelli di razza sopravissana”

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di Emanuela De Pinto

Riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato. Abbiamo fatto una chiacchierata con il direttore Ara Umbria, Stefano Pignani partendo da un comunicato Coldiretti che lancia l’allarme per gli allevamenti italiani: sempre meno animali in fattoria e ben 130 razze a rischio estinzione in Italia. Nella prima parte di questo approfondimento abbiamo considerato i problemi del comparto suinicolo e degli allevatori di bovini in Umbria. Adesso parliamo di ovini. Anche in questo caso, secondo Pignani, il prezzo della carne non è adeguato ai costi di produzione. Ragion per cui registrano una migliore performance “quelle aziende che allevano ovini da latte e provvedono alla trasformazione in azienda, che diventa così un vero e proprio caseificio per la produzione di formaggi, e la vendita diretta gioca un ruolo chiave. In questi casi, infatti, – dichiara Pignani – non si registrano perdite aziendali negli ultimi anni”. Il  comparto  latte  e  derivati,  in generale, mostra  un  trend altalenante. La produzione industriale di formaggio in Umbria è comunque mediamente decrescente dal 2007-2011. Certo, mancano dati più recenti, ma è allarmante il dato sulla produzione regionale di burro, scesa in appena 5 anni da 1.530 ad appena 97 quintali. Ecco la tabella del Piano zootecnico regionale:

 

Umbria: Produzione industriale di burro e di formaggio (quantità in quintali)

Formaggi

Annualità Pasta dura Pasta semidura Pasta molle
2007 7.428 2.668 8.203
2008 4.688 3.445 10.841
2009 4.080 3.339 9.722
2010 5.369 3.701 7.773
2011 5.610 3.425 7.544

 

Annualità Formaggi freschi Burro
2007 48.864 1.530
2008 50.137 274
2009 48.434 217
2010 52.046 588
2011 51.336 97

(Fonte: Istat)

Veniamo al rischio estinzione. Quanto c’è di reale? “Per i cavalli ci sono 4-5 razze storiche che stanno scomparendo in Umbria. Una di queste è la Cai Tpr, (cavallo agricolo italiano tiro pesante rapido), in passato cavalli usati per lavoro, ora riconvertiti per la produzione di carne o per affezione. Mentre per gli ovini, è a rischio estinzione la razza sopravissana, (nei comuni di Visso, Preci e Norcia). Sarebbe interessante la lana e la carne di questi agnelli, ma non viene valorizzata sul mercato, colpa anche della mancata identificazione territoriale in etichetta”.

E a proposito, ricordiamo che ad aprile entrerà in vigore una nuova norma che impone l’indicazione del luogo di origine sulla carne suina fresca. “Un passo avanti che però non basta – dice Pignani – la nostra richiesta era che fosse applicata anche su salsicce, salumi e insaccati”. Il problema, vecchia storia, riguarda anche il prosciutto di Norcia Igp. “Il disciplinare impone che la stagionatura avvenga nei comuni dei Preci e Norcia, ma non la macellazione e l’approvvigionamento della carne. In pratica, quel maiale può arrivare dalla Germania e dall’Olanda”. Ma viene un dubbio: se pure si cambiasse il disciplinare, con una situazione degli allevamenti suinicoli così critica in Umbria, non si riuscirebbe probabilmente a stare dietro alla domanda. “E’ vero, a Norcia sono quasi scomparsi i maiali, ma nulla vieta di inserire un più ampio raggio di approvvigionamento nel disciplinare – suggerisce il direttore Ara Umbria – . Quello del prosciutto di Parma, ad esempio, ammette una carne proveniente da circa sei regioni italiane, ma non dall’estero. Sarebbe una grande risorsa per tutti gli allevatori, con un conseguente posizionamento migliore sul mercato, perché i consumatori apprezzerebbero di più un prodotto tipicamente italiano, a marchio umbro”.

Concludiamo con un dato nazionale che arriva da Coldiretti. In tutta Italia, si contano ormai solamente 570 esemplari di asino romagnolo, noto per il suo temperamento vivace. Animali impegnati sempre più raramente nella produzione di latte ad uso pediatrico e per l’onoterapia. E allora ci si chiede, che fattoria è senza asino?

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