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Grano straniero, le industrie della pasta ribattono: controlli costanti

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Dopo il blitz degli agricoltori Coldiretti al porto di Bari, l’Aidepi risponde: non è l’origine del grano a fare la qualità, e la sicurezza è garantita.

di Redazione

Dopo la manifestazione di protesta al porto di Bari, organizzata da Coldiretti lo scorso 9 febbraio, contro l’arrivo di grano estero che provocherebbe fenomeni distorsivi e speculativi del mercato e evidenzierebbe una “concorrenza sleale” verso i produttori italiani, arriva la risposta dell’Aidepi, l’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane. “Sorprende che si insinuino dubbi sulla qualità e sulla tracciabilità del grano in arrivo al porto di Bari – si legge nella nota Aidepi – per sostenere battaglie ideologiche sull’indicazione in etichetta dell’origine delle materie prime, mettendo in dubbio in un sol colpo il sistema di controllo europeo e nazionale sulle merci importate, la trasparenza delle aziende pastarie italiane che operano anche da centinaia di anni sul territorio e la qualità della pasta che ogni giorno portiamo sulle tavole di tutto il mondo”.

“Si tratta di affermazioni estremamente gravi sui requisiti alimentari del grano che arrivano senza il supporto di nessuna verifica analitica sulla qualità e sulla sicurezza delle merci. La sicurezza del grano – sottolinea Aidepi – è garantita dalla normativa UE, da costanti controlli delle autorità italiane, notoriamente tra le più attente ed efficienti in Europa e da numerosissimi controlli delle aziende pastaie che, da sempre, con la loro esperienza, hanno imparato a selezionare le migliori materie prime, sia italiane che estere, per assicurare alla pasta i più elevati standard qualitativi che rendono questo prodotto il made in Italy per eccellenza.

Secondo Aidepi, “si insiste spesso nel voler dimenticare che la produzione di grano italiano non è sufficiente a soddisfare i volumi di pasta prodotti in Italia o i requisiti qualitativi richiesti per produrre la pasta, essendo noto che dobbiamo approvvigionarci all’estero nella misura del 30% – 40%  a seconda delle annate. Non è infatti l’origine del grano a determinare la qualità del prodotto o il successo di un’azienda, ma il saper fare dell’azienda stessa. L’importazione di grano ha infatti una radice storica: per ottenere un prodotto di qualità, fin dalla seconda metà dell’800 utilizzavamo i migliori grani del mondo e miscelavamo semole diverse. Come il Taganrog che prende il nome dal porto del Mar Nero in cui veniva imbarcato”.

“Le ambiguità dei messaggi diffusi oggi con la manifestazione al porto di Bari – conclude l’Associazione – sono estremamente nocive per l’immagine di un’industria seria come quella della pasta e lontane dalla realtà oggettiva del mercato globale. Dispiace che a questa posizione abbia dato supporto, senza i dovuti distinguo, anche il Presidente della Regione Puglia, dando così spazio alle ragioni della demagogia”.

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