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“Guerra del latte”, anche l’Umbria contro sottocosto e falso Made in Italy

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Anche una delegazione di produttori regionali Coldiretti davanti alla multinazionale Lactalis. E gli allevatori portano le mucche al supermercato.

di Redazione

Anche gli allevatori della Coldiretti Umbria si uniranno oggi agli altri colleghi italiani impegnati nella “guerra del latte” per difendere il lavoro, gli animali, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni.

Ieri notte è partita una folta delegazione umbra che parteciperà al presidio ad Ospedaletto Lodigiano (Lodi) davanti al centro di distribuzione della multinazionale del latte francese Lactalis che ha acquisito i marchi nazionali Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori. Sotto accusa il fatto che il latte italiano viene sottopagato al di sotto dei costi di produzione, e le importazioni dall’estero che vengono “spacciate” come Made in Italy per la mancanza di norme trasparenti sull’etichettatura.

“Il Made in Italy alimentare nel settore lattiero caseario è dominato da una multinazionale straniera che impone unilateralmente agli allevatori le proprie condizioni e beffa le Istituzioni nazionali”, ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo dal presidio degli allevatori. Solo con una maggiore trasparenza del mercato e delle produzioni, a partire dall’indicazione dell’origine in etichetta sul latte uht e su tutti i formaggi – afferma Coldiretti Umbria – il lavoro delle imprese potrà ottenere maggiore dignità.

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Anche nella nostra regione arrivano le conseguenze di questa situazione, nonostante la presenza del Gruppo Grifo Agroalimentare che punta da anni su un prodotto 100% made in Umbria, garantendo ai soci un prezzo medio superiore a quello di riferimento nazionale. Occorre difendere e sostenere gli sforzi degli allevatori italiani – conclude Coldiretti Umbria – che lavorano quotidianamente per produrre latte e formaggi di qualità e impegnandosi allo stesso tempo per la tutela della biodiversità e a presidiare il territorio anche nelle aree più difficili.

La guerra del latte si estende dalle industrie ai supermercati in tutte le regioni per fare conoscere ai cittadini i motivi della mobilitazione. Ecco perché oggi, martedì 10 novembre, dalle ore 9:30 gli allevatori italiani in tutta Italia porteranno le proprie mucche a rischio di estinzione davanti ai supermercati e ai centri commerciali delle principali città italiane per fare conoscere, anche ai più piccoli, da dove viene il latte e come si ottengono i formaggi senza polveri o semilavorati industriali. L’incontro con i consumatori al momento di fare la spesa ha anche l’obiettivo di dare di utili consigli nell’acquisto di prodotti lattiero-caseari per non cadere nell’inganno del falso Made in Italy. Sotto accusa il latte, lo yogurt e i formaggi spacciati come italiani per la mancanza di una normativa chiara in etichetta, ma anche per l’utilizzo di sottoprodotti, dalle cagliate alle caseine, che mettono a rischio la qualità.

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Intanto, arriva anche il commento di Confagricoltura alla firma del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina del decreto attuativo del Fondo Latte, che prevede un intervento da 55 milioni di euro per sostenere la liquidità, la ristrutturazione dei debiti e gli investimenti degli allevatori italiani.

“Il Fondo latte – dice Confagricoltura – arriva in un momento particolarmente difficile per il settore, con costi di produzione altissimi e ricavi hanno subito negli ultimi anni una flessione di oltre il 15%. E’ certamente uno strumento utile, che deve essere messo a disposizione delle  imprese che intendono ristrutturare e che sono impegnate in un rafforzamento della componente allevatoriale nella filiera lattiero casearia. Si deve tenere conto, però, che nel disegno di legge Stabilità è previsto un ulteriore taglio di risorse rispetto alla dotazione originaria”. Ulteriore doveroso passo per aiutare il settore ad uscire dalla crisi è, a parere di Confagricoltura, accelerare i tempi di attuazione del piano di promozione sul latte fresco più volte annunciato dal Ministero e per cui dovranno essere coinvolti tutti gli anelli della filiera, dalla produzione alla grande distribuzione.

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