I vincitori della Festa della Vernaccia, l’antico vitigno di Cannara (che non esiste)

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Grande successo per la prima edizione. Ma l’uva Cornetta non è ancora iscritta al Registro nazionale delle varietà di vite da vino.

di Redazione

Alzi la mano chi passando per Cannara (e non solo) non si è fermato a degustare un bicchierino di Vernaccia, magari con una fetta di torta al formaggio e il capocollo artigianale. Un vino passito così amato e conosciuto da queste parti che, finalmente, ha meritato una festa tutta per sé, durata ben quattro giorni (dal 31 marzo al 3 aprile 2016). Eppure, incredibilmente, questo vitigno non ha ancora  un suo riconoscimento. La prima edizione della Festa della Vernaccia di Cannara saluta gli appassionati del settore e dà appuntamento al prossimo anno.

festa della vernacciaSono stati quattro giorni ricchi di eventi nell’evento: arte, cucina, tradizioni, mercatini ma anche teatro e musica. Protagonista il vino passito Vernaccia, spesso chiamata anche ‘Cornetta’ a causa dell’acino che, maturando, si allunga fino ad assumere la forma di un corno. Il comune di Cannara, provincia di Perugia, è un luogo ideale per questa produzione enologica, grazie al suo terreno calcareo-argilloso e alle buone escursioni termiche. Lo sanno bene i produttori, anche quelli che non lo fanno per professione, ma che al Cortile antico del paese hanno dato vita ad una gara-degustazione. Nove gli sfidanti al concorso per la migliore Vernaccia amatoriale di Cannara, attualmente non in commercio, che hanno sottoposto le loro produzioni al giudizio di cinque esperti enologi e sommelier: Alessio Piccioni, Federico Scarponi, Daniele Sevoli, Francesco Ercolani, Lorena Felicetti.

I VINCITORI DELLA SFIDA AMATORIALE

A ciascun vino è stato attribuito un punteggio in base alle caratteristiche dell’aspetto visivo e gusto-olfattivo. Roberto Damaschi ha condotto la serata dedicata alla degustazione ‘orizzontale alla cieca’, come è stata definita dagli organizzatori, in quanto i vini protagonisti erano della stessa annata.

festa della vernacciaCon 200 punti si è aggiudicato il primo premio Rino Filippucci, che ha conquistato il palato dei giurati con il suo vitigno Cornetta mixato sapientemente a uve Cabernet e Sangiovese. Sul podio anche Giancarlo Boldrini, con 184 punti e Giuseppe Paralucchi con 175 punti. Un buon piazzamento anche per Carlo Sirci, 172 punti, impegnato anche nella coltivazione di cipolla,  altra protagonista della tradizione culinaria cannarese. Quinto Ennio Mazzaferri con 170 punti seguito dagli altri quattro produttori, praticamente a pari merito: Giuliano Proietti, Federico Tiniveli e Antonio e Fabrizio Ortolani.

“In quanto edizione zero eravamo un po’ tesi – ha dichiarato Fabrizio Gareggia, sindaco di Cannara – perché non sapevamo se la gente avrebbe accolto l’invito a partecipare a un nuovo evento. Abbiamo avuto, però, una buona risposta di pubblico e siamo quindi soddisfatti. La Vernaccia ha un grande passato. Dobbiamo lavorare per garantirle un futuro all’altezza, quindi puntare sulla promozione e commercializzazione del prodotto. Questo va fatto in sinergia con tutti i produttori locali, sia professionisti che amatoriali, depositari della tradizione”.

“Abbiamo dato spazio a Vernacce che non sono in vendita – ha commentato Monia Peri, membro di Pro Avis Cannara e Avis comunale, associazioni promotrici dell’evento – prodotte da contadini che lo fanno per passione e non per lavoro. Il nostro scopo è valorizzarle per dare dignità a un prodotto che, insieme alla cipolla, rappresenta l’eccellenza del nostro territorio e che, se prodotto con certi parametri, può essere immesso sul mercato”.

IL DISCIPLINARE E LA DOC COLLI MARTANI

La Doc Colli Martani comprende i comuni della provincia di Perugia di Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, e parte dei comuni di Todi, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, Montefalco, Castel Ritaldi, Spoleto, Bevagna, Bettona, Deruta, Collazzone e Cannara.  Dal 2009 vi rientra anche la Vernaccia con un suo Disciplinare di produzione, secondo cui questo particolare vino passito si ottiene da uve Vernaccia nera (minimo 85%), ma possono concorrere alla sua produzione anche altri vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Umbria, fino ad un massimo del 15%.

LE ORIGINI E IL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE

festa della vernacciaProprio per le sue antichissime origini, la Vernaccia di Cannara è oggi al centro di un percorso di valorizzazione che vuole portare al riconoscimento del vitigno autoctono da cui si ottiene, quello dell’uva Cornetta, e alla sua conseguente iscrizione nel registro nazionale delle varietà di vite. Se ne è parlato in un incontro all’apertura della Festa della Vernaccia, promosso dalla sezione Avis comunale ‘Lucio Pasqualoni’ con la collaborazione della proloco e il patrocinio comunale. All’incontro, insieme al primo cittadino cannarese Fabrizio Gareggia hanno partecipato l’oxologo Angelo Valentini, il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella e il professore dell’Università degli Studi di Perugia Alberto Palliotti che ha illustrato i risultati scientifici della ricerca che l’ateneo ha condotto. Presenti, inoltre, per Cia Umbria, che accompagna l’amministrazione nella promozione del prodotto, il direttore Catia Mariani e Walter Trivellizzi.

“La Vernaccia di Cannara – ha dichiarato Gareggia – oltre al futuro rappresenta un passato molto importante, una tradizione. È un po’ l’essenza del nostro territorio, una produzione di grande qualità e poca quantità. Stiamo lavorando per ridare la giusta dignità a questo prodotto molto diffuso in tutte le cantine, che ha una sua identità. Per questo oggi costituiamo anche un’associazione che sarà partner del Comune nel percorso verso il tanto agognato riconoscimento”.

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La degustazione orizzontale alla cieca

“È un vino da dessert, da meditazione, da fine pasto, da salotto – ha commentato Valentini –, ma soprattutto è un prodotto legato alla storia: ne parla Plinio, Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, Andrea Bacci e recentemente Luigi Veronelli. Poi credo abbia avuto come alfiere Angelo Paracucchi, il grande cuoco originario di questa città che lo ha fatto bere a capi di Stato portando in giro quello che producevano qui i suoi fratelli”.

“Dallo studio – ha spiegato Palliotti – è emerso che il vitigno uva Cornetta è autoctono del territorio di Cannara. Attraverso l’analisi molecolare e l’inserimento dei dati sui principali database nazionali ed europei è risultato che il profilo molecolare è autoctono. Il problema adesso è tirarlo fuori dall’anonimato. In questo momento la Cornetta non esiste, nel senso che non è iscritta al registro nazionale delle varietà di vite da vino. L’obiettivo è quello di preparare un dossier da mandare al Ministero competente per chiedere la necessaria iscrizione. Questo riconoscimento servirebbe anche ad allargare la scarsa pattuglia di vitigni autoctoni in Umbria che sono quattro, Grechetto, Trebbiano spoletino, Sagrantino e Grero”.

“Il successo di un vitigno – ha commentato Cotarella –, prima che dall’elemento gustativo viene dalla sua storia, creata dall’uva ma anche dal territorio in cui nasce. Se grazie al lavoro fatto dall’Università di Perugia si arriva alla conclusione che la Cornetta è un vitigno tipico caratterizzante il territorio e il vino che ne deriva, allora questa è una cosa che siamo in dovere di portare avanti”.

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