Il balletto del prezzo del latte, verso l’accordo tra agricoltori e industrie

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Primo incontro tra le parti: presto un parametro condiviso per indicizzare il prezzo del latte in Italia. E intanto il costo alla stalla è arrivato a 36 centesimi al litro

di Emanuela De Pinto

Sembra salire per un mese facendo ben sperare i produttori, poi di nuovo giù in picchiata. Quello del prezzo del latte è un balletto che sfianca e penalizza tutti, consumatori compresi, se pensiamo che alla fine è sul banco del supermercato che si presenta il rincaro. Ieri, 2 settembre nel Palazzo dell’Agricoltura a Roma, le organizzazioni agricole e l’industria lattiera si sono accordate per la definizione di un parametro di riferimento condiviso da utilizzare per l’indicizzazione del prezzo del latte. Un primo step necessario per sottoscrivere il patto: ora le parti devono convocare un Tavolo tecnico paritetico, creato ad hoc, che dovrà concludere i suoi lavori entro 30 giorni.

Il Tavolo, che si dovrà riunire entro la metà di settembre,  avrà il compito di individuare, con l’eventuale supporto tecnico e metodologico di Ismea, un indicatore sintetico che consenta di identificare in maniera oggettiva i prodotti, i mercati e gli input rappresentativi delle dinamiche del mercato lattiero e idonei a ridurre al minimo la soggettività delle scelte. “Un passo avanti molto importante da parte della filiera (che arriva dopo il Piano Latte del Mipaaf, ndr) – ha commentato il ministro Maurizio Martina – con un accordo che si attendeva da tempo. È rilevante che industria e organizzazioni agricole abbiano trovato una sintesi per lavorare insieme in un momento di mercato complesso”.

Ma qual è il prezzo del latte in Italia oggi? Nel nostro Paese viene fissato sulla base di accordi locali, per lo più regionali. Il Clal, la società di consulenza che analizza il mercato del latte nazionale, propone in una prospettiva quinquennale l’andamento dei prezzi stipulati nella Regione Lombardia, la quale detta il mercato italiano vista la consistenza dei volumi di latte prodotti. L’indicatività dei prezzi fissati in Lombardia è spesso considerata punto di riferimento per la contrattazione in altre località. L’ultima rilevazione è di luglio 2015: il prezzo del latte crudo alla stalla è di 36 centesimi al litro (stabile da aprile scorso). Ma era di 0,42 euro al litro a luglio 2014. Un calo di 14,29 punti percentuali.

Uno sguardo anche alle consegne mensili regionali di latte di vacca. In Umbria sono circa 240 le aziende (delle quali il 90% conferisce il latte alla Grifo): 4.388 tonnellate a gennaio 2015, 4.142 a febbraio, 4.690 a marzo, 4.621 ad aprile, 4.805 a maggio, 4.544 a giugno (ultimo dato disponibile), per un totale che a fine anno dovrebbe arrivare a 27.190 tonnellate (+1,90% sul 2014). Ma da tempo la nostra regione affronta una crisi esasperante che ha serie ripercussioni sull’occupazione.

“L’accordo siglato ieri – spiegano da Assolatte, associazione che ha preso parte al tavolo tecnico – è un accordo di principio. E’ meglio aiutare le contrattazioni, che al momento sono libere, con parametri da fissare. Un lavoro che era già iniziato nel 2000 e che poi è stato abbandonato. Dal 2008, anno della crisi, si assiste ad una fortissima fluttuabilità del prezzo del latte, che è sempre più basso. Al prezzo di vendita alla stalla pagato al produttore, bisogna poi aggiungere il premio qualità, l’Iva, i costi di trasporto. E l’effetto di questa lievitazione dei costi è la chiusura di moltissime stalle e industrie lattiere in Italia. Di buono – secondo Assolatte – c’è il fatto che in Italia aumenta la produzione di latte: le aziende più piccole non riescono a stare nel mercato e chiudono, resistono invece le aziende più strutturate, che aumentano le quantità di prodotto”.  

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