Olio, l’Europa vuole cancellare la data di scadenza. Quali rischi?

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Protesta degli agricoltori Coldiretti contro la proposta Ue di modificare la legge sul termine di conservazione dell’olio d’oliva, fissato a 18 mesi.

di Redazione

Non bastava l’olio tunisino. Dall’Europa potrebbe arrivare una nuova minaccia: niente più data di scadenza sulle bottiglie di olio di oliva. Una possibilità che, denuncia Coldiretti, favorirebbe lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori. La proposta avanzata dall’Ue è quella di modificare l’articolo 7 della legge n. 9 del 2013 nella parte in cui prevede un termine minimo di conservazione non superiore ai 18 mesi per l’olio di oliva dalla data di imbottigliamento.

“Di fatto si tratta di una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e – spiega la Coldiretti – fa invece venir meno una importante misura di salvaguardia per il consumatore, poiché numerosi studi hanno dimostrato che con il tempo l’olio di oliva modifica le proprie caratteristiche. Con l’invecchiamento l’olio comincia a perdere progressivamente tutte quelle qualità che lo caratterizzano (polifenoli, antiossidanti, vitamine) e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo”. Secondo la Coldiretti è necessario mantenere il termine minimo di conservazione, prevedendo una possibilità di deroga solo qualora il produttore adotti ulteriori accorgimenti per la conservazione organolettica del prodotto, da riportare in etichetta. Sarebbe importante introdurre l’obbligo dell’indicazione in etichetta dell’annata della raccolta.

Ma il disegno di legge europea 2015 rischia, secondo Coldiretti, di modificare in peggio l’etichettatura degli oli di oliva, abrogando le norme che prevedono che “l’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva deve essere stampata … con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita”, con l’effetto di attenuare i livelli di tutela nella commercializzazione dell’olio di oliva.

“Un danno per i consumatori ed i produttori in un Paese come l’Italia che è il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri” afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “il recente via libera finale all’accordo che comprende anche la quota aggiuntiva per l’importazione senza dazi nella Unione Europea di 35.000 tonnellate in più l’anno di olio d’oliva tunisino è una scelta sbagliata che non aiuta i produttori tunisini, danneggia quelli italiani ed aumenta il rischio delle frodi a danno dei consumatori”.

“A guadagnare – sostiene Moncalvo – sono solo le grandi multinazionali che hanno già avuto dall’Unione Europea un regalo da 110 milioni di euro  grazie allo sconto di 1,24 euro a chilo che è stato concesso con il nuovo contingente agevolato di 35 milioni di chili dalla Tunisia va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi agevolati annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente pari a tutto l’import in Italia dal Paese africano”.

Per il consumatore attento e consapevole, il consiglio rimane quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati specializzati. L’olio di oliva – conclude la Coldiretti – è un settore strategico del Made in Italy con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate.

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