“Piadina romagnola” e “salama da sugo”, arriva il marchio Igp

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Marchio Igp per la miscela di carni suine aromatizzate e insaccate, e per il tradizionale impasto di farina, acqua, sale e strutto. E il Vin Santo dell’Alta Valle del Tevere è ufficialmente un presidio Slow Food

di Redazione

Una corona meritata per la regina dello street food romagnolo: arriva il marchio Igp per la piadina. E insieme a questo prodotto, l’Europa ha riconosciuto e tutelato anche la “salama da sugo” come prodotto tipico del territorio. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea i regolamenti di esecuzione recanti l’iscrizione delle Igp “Salama da Sugo” e “Piadina Romagnola/Piada Romagnola” nel registro europeo delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette.

La “salama da sugo” è un prodotto composto da una miscela di carni suine aromatizzate e insaccate nella vescica naturale del suino, venduto come prodotto crudo o, con successivo trattamento termico, come prodotto cotto pronto per il consumo. La zona di lavorazione, condizionamento e confezionamento della Igp comprende il territorio della provincia di Ferrara con esclusione dei comuni di Goro, Codigoro, Lagosanto e Comacchio.

La “piadina romagnola/piada romagnola”, invece, è un prodotto ottenuto da un impasto di farina, acqua, sale, grassi ed alcuni ingredienti opzionali, lavorato secondo un’antica tradizione, che si presenta a forma di disco di color bianco-avorio con macchie caratteristiche ambrate di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante e odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato.

“Con questi due nuovi riconoscimenti l’Italia conferma la posizione di leader internazionale per numero di marchi di qualità assegnati dall’Europa, – commenta così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martinasalendo a 266 tra Dop e Igp iscritte nel registro comunitario. Un ottimo risultato a cui deve affiancarsi un serio lavoro per la valorizzazione e tutela di tutto il patrimonio agroalimentare per rendere sempre sicure e riconoscibili le produzioni made in Italy nel mondo”.

Buone notizie anche per l’Umbria. Dopo il Mazzafegato, anche il Vin Santo affumicato dell’Alta Valle del Tevere è ufficialmente un presidio Slow Food. La presentazione è avvenuta al Salone del gusto di Torino, dove il Vin Santo Affumicato dell’Alta Valle del Tevere ha trovato molti estimatori, tra cui il famoso cuoco Jamie Oliver e Gianfranco Vissani.

La storia del Vin Santo Affumicato affonda nella cultura di fine Ottocento” ha spiegato Sergio Consigli, segretario regionale Slow Food Umbria e responsabile tecnico del presidio “rispetto ad altre produzioni simili, il nostro vin santo ha una peculiarietà: il legame con il tabacco, elemento identificativo del nostro territorio. Il vin santo dell’Alta Valle del Tevere è affumicato, sa di tabacco e questo lo rende unico. Il gioco di rimandi potrebbe estendersi agli stessi mazzafegato, altro presidio Slow Food, che venivano sfumati in padella con il vin santo. Come per il mazzafegato, anche per il vin santo affumicato stiamo lavorando ad un consorzio, con il coordinamento di Claudio Ceccarelli, perché abbia un riscontro sul mercato e sia reperibile per l’utilizzo da parte di chef o ristoranti”.

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