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Premi Pac latte, rivisti i criteri. Aiuti anche agli allevatori di capi non iscritti ai libri genealogici

Premi Pac latte, rivisti i criteri. Aiuti anche agli allevatori di capi non iscritti ai libri genealogici

Dopo il ricorso al Tar di Cia e Confagricoltura, arriva il dietrofront del Governo. Modifiche al decreto 1420/2015: più equità nella ripartizione dei fondi

di Redazione

Premi accoppiati Pac per il settore latte: il Governo fa marcia indietro e accoglie le richieste presentate da Cia e Confagricoltura sulla necessità di non limitare gli aiuti Ue del latte ai soli allevatori di capi iscritti ai libri genealogici o nel registro anagrafico delle razze bovine. Nell’ultima conferenza Stato-Regioni sono state apportate delle modifiche ai criteri definiti precedentemente nel decreto ministeriale DM 1420/2015. Criteri che hanno messo in mobilitazione Cia e Confagricoltura, pronte con il ricorso al Tar in virtù del fatto che, secondo le due associazioni di categoria, quei parametri di distribuzione dei fondi comunitari lasciavano fuori tutte le razze ibride. L’iscrizione al libro genealogico è, infatti, riservata alle vacche da latte di razza pura. Una situazione che rischiava di penalizzare, inoltre, gli allevamenti delle zone montane e marginali.

Ora, l’ascia di guerra è sotterrata. “Apprezziamo il lavoro svolto dal ministro Martina e dagli assessori regionali – sottolinea in una nota Confagricoltura – che permette di ricompensare l’attività svolta quotidianamente dagli allevatori per assicurare la salubrità e la qualità del prodotto italiano”. “Finalmente – prosegue l’organizzazione professionale – è stata prevista un’assegnazione più equa degli 84,6 milioni di euro stanziati da Bruxelles per la zootecnia bovina da latte. Le modifiche, approvate nell’ultima Conferenza Stato-Regioni, erano fondamentali ed attese”.

Sull’argomento la scorsa settimana avevamo sentito due voci del panorama umbro: il presidente dell’Ara Umbria, Stefano Pignani, e il portavoce del Comitato per la tutela e valorizzazione dei produttori latte Umbria, Matteo Pennacchi. Opinioni diverse a parte, nell’articolo veniva chiarito il significato e il valore dell’iscrizione dei capi al libro genealogico nazionale. Vale la pena, infatti, considerare che il 70% degli allevatori umbri hanno aderito a tale registro, con l’obiettivo di migliorare nel tempo produttività e genealogia delle razze bovine e, al contempo, la qualità del latte prodotto.

Latte che, è bene ribadirlo, è comunque garantito in quanto subisce continui e specifici controlli sanitari sia nei caseifici che in allevamento. A prescindere dall’iscrizione delle vacche all’albo genealogico regionale.

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