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Pubblicità ingannevole, multa da 1 milione di euro per 4 colossi delle patatine fritte

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San Carlo, Amica Chips, Pata e Ica Food sanzionati dall’Antitrust: “Vanti di artigianalità” nonostante la natura industriale e “caratteristiche nutrizionali non corrette”

di Redazione

Tegola da un milione di euro sul capo di quattro colossi del settore chips, multati dall’Antitrust per pubblicità ingannevole. Le segnalazioni dell’Unione Nazionale Consumatori partite nei mesi scorsi hanno portato alla condanna dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti di quattro grandi produttori di patatine fritte in busta: uno dei cibi più popolari al mondo. Pioggia di multe per San Carlo (350mila euro), Amica Chips (300mila), Pata (250mila) e Ica Foods (150mila).

Questi, in particolare, i prodotti nel mirino: “La Rustica” di San Carlo, “Eldorada patate cotte a mano” e “Alfredo’s” di Amica Chips, “La patatina artigianale” e le “Da Vinci chips” di Pata e “Le contadine fatte a mano” di Ica Foods. Un brutto colpo, anche perché i testimonial di queste chips in busta sono volti noti al grande pubblico: lo chef Carlo Cracco e Rocco Siffredi.

“La nostra iniziativa sul mercato delle patatine fritte – ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori – ha fatto in modo di accertare che alcune aziende, attraverso diciture e immagini suggestive, attribuivano a taluni prodotti specifiche caratteristiche nutrizionali o salutistiche non corrette oppure fornivano informazioni, in merito alla composizione e agli ingredienti o alle modalità di trasformazione o cottura, attribuendo ai prodotti anche vanti di artigianalità nonostante la loro natura industriale”.

“Altre imprese sanzionate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – spiega Dona – dichiaravano un ridotto contenuto di grassi nelle loro confezioni, ma le modalità rappresentative prescelte non sono risultate aderenti alle prescrizioni comunitarie in materia (Reg. CE n. 1924/06), in quanto la percentuale di riduzione vantata era inferiore a quella consentita, oppure priva o non adeguatamente accostata, nello stesso spazio visivo e con la medesima evidenza grafica, allo specifico termine di raffronto utilizzato quale versione base dello stesso prodotto”.

Si parla di patate fritte, e quindi un occhio di particolare riguardo va all’olio utilizzato. “Tre aziende hanno conferito una particolare enfasi grafica alla presenza di olio d’oliva nelle rispettive confezioni, omettendo di evidenziare l’effettiva percentuale impiegata – ha spiegato l’avvocato Dona – Il quantitativo veniva indicato solo sul retro delle buste e risultava assai più basso a quello di altri oli vegetali impiegati”.

A giudizio dell’Antitrust, due aziende hanno inoltre “presentato in maniera ambigua e omissiva le caratteristiche reali e distintive di alcuni prodotti ingenerando così nei consumatori l’erronea convinzione che queste confezioni fossero nettamente diverse dal prodotto base o dalla variante aromatizzata”. E, infine, un produttore ha accreditato alle sue patatine fritte in busta proprietà salutistiche non autorizzate dalla Commissione Europea.

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