Tutto quello che non sappiamo sulle nostre cantine: nasce l’Osservatorio del Vino Italiano

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Debutta il primo ente istituzionale che raccoglie ed elabora i dati forniti dalle aziende e dai consumatori, per tracciare un profilo (e quindi una guida) del mercato dei vini italiani

di Redazione

Una guida, un indirizzo specifico e professionale, con dati e numeri statistici alla mano sui quali gli imprenditori possono orientarsi sulle future scelte da prendere per il mercato vitivinicolo italiano: tutto questo mancava e adesso c’è. “Nasce l’Osservatorio del Vino italiano, il primo e unico punto di riferimento istituzionale per la raccolta, l’analisi, il commento e la diffusione dei dati statistici del settore vitivinicolo, sia sul fronte produttivo che su quello dei mercati interno e internazionale. Si tratta di un’iniziativa inedita per il nostro Paese e di fondamentale importanza per un comparto produttivo che oggi rappresenta l’eccellenza dell’intero ‘sistema Italia’, ma che soffre la mancanza di un fonte di rilevazione, commento e diffusione di dati statistici del settore fondati e garantiti istituzionalmente”.

Con queste parole Domenico Zonin, presidente di Unione Italiana Vini, ha presentato questo nuovo ente nella sede del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a Roma, insieme a Ismea e Sda Bocconi, partners del progetto, con la partecipazione del vice ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatore Andrea Olivero.

“La novità di questo Osservatorio – sottolinea il presidente Domenico Zonin – è che l’elaborazione statistica viene effettuata sulla base dei dati trasmessi dalle aziende a cadenza periodica. Tutto ciò garantisce alle stesse imprese il vantaggio di avere analisi di mercato aggiornate e affidabili in grado di rispondere tempestivamente alle esigenze informative necessarie per orientare le strategie commerciali e di marketing delle moderne aziende del settore. Con l’Osservatorio del Vino, inoltre, vogliamo offrire alle istituzioni un quadro aggiornato e corretto del mercato del vino indispensabile per operare scelte normative e di regolazione adeguate alla realtà”.

I DATI SUL CONSUMO INTERNO

Le prime attività di ricerca effettuate dall’Osservatorio, riportano che il 64% del consumo di vino è domestico, soprattutto durante i pasti (72%). Il 18% in occasioni speciali, il 5% come aperitivo prima dei pasti, il 4% dopo i pasti come abbinamento al dessert (soprattutto vini passiti). Per quanto riguarda il consumo fuori casa, invece, che rappresenta il 27% dei consumatori, il vino viene bevuto soprattutto durante i pranzi e le cene di divertimento (37%), come apertivio (26%) e nelle occasioni speciali (21%), appena il 10% sono i consumatori che scelgono il vino come bevanda durante pranzi e cene di lavoro. Si tratta di un consumatore abituale, che beve vino in queste occasioni praticamente ogni giorno (l’89% quotidianamente fuori casa e l’80% ogni giorno a casa).

LA SFIDA TRA VINO E BIRRA

Fa riflettere anche un dato sul modello evocativo della sfida tra birra e vino: chiedendo di associare un aggettivo a queste due bevande alcoliche, i consumatori italiani hanno risposto così: il vino è legato alla tradizione (30%) e alla convivialità (25%) in modo forte, mentre la birra è associata più al divertimento (24%)  e al relax (19%) in una situazione di festa. Sembrerebbe, inoltre, superata la concezione del vino come status symbol (appena il 3%) o come la bevanda alcolica che definisce una situazione di formalità (6%).

LE VENDITE

Il dato sulle vendite di vino nel canale del “fuori-casa” (Horeca, che in Italia rappresenta il 38% delle vendite totali) risulta in crescita nel III° trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: +3,1% nei volumi e + 2,3% nei valori, contro una tendenza all’opposto negativa sul versante dei valori per il canale off-trade (e quindi GDO in primis, che rappresenta il 64% delle vendite totali) sempre riferita allo stesso intervallo temporale che sacrifica il -3,9% in volume per mantenere un + 0,9% in valore.

“Il vino si conferma la punta di diamante del nostro settore agroalimentare – ha dichiarato Raffaele Borriello, direttore generale Ismea – un comparto che, grazie all’elevata propensione all’export e alla sua innata capacità di raccontare la storia del territorio di origine, fa da guida per l’intero Made in Italy sui mercati esteri. Le esportazioni di vino nel 2015 potrebbero raggiungere un risultato record di 5,5 miliardi di euro, mettendo a segno un aumento di circa il 7% sul dato del 2014. Un fattore importante di questo successo è stata la spinta della grande vetrina mondiale dell’Expo a cui si sono affiancate una serie di misure per l’internazionalizzazione varate dal Governo che lasciano ben sperare anche per il 2016, nonostante le incertezze legate alle tensioni geo politiche in atto e alla crisi di molte economie extra Ue. In questo contesto, l’istituzione di un Osservatorio del vino potrà rafforzare questa tendenza, mettendo a disposizione delle aziende elementi conoscitivi e previsionali che servono a potenziare le strategie commerciali”.

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