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Umbria ed Emilia firmano il manifesto contro il falso Made in Italy

Umbria ed Emilia firmano il manifesto contro il falso Made in Italy

A Bologna la mobilitazione degli agricoltori Coldiretti. Dal Parmigiano Kit alla pasta che scuoce, l’agropirateria è un business da 60 miliardi di euro.

di Redazione

“Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere 300mila nuovi posti di lavoro”. E’ quanto denuncia il Dossier Coldiretti presentato ieri, giovedì 28 aprile, a Bologna, in occasione della mobilitazione indetta dagli agricoltori per difendere il Made in Italy. Manifestazione  organizzata proprio in Emilia Romagna, la regione con il numero più alto di prodotti col bollino europeo Dop e Igp. Etichette che hanno contribuito a far raggiungere all’Italia il record storico delle esportazioni agroalimentari di 36,8 miliardi, valore praticamente raddoppiato negli ultimi dieci anni (+74%).

Una qualità che, però, ha fatto anche esplodere il mercato internazionale delle imitazioni, che sfruttano il nome dell’Italia per vendere alimenti di dubbia origine. E’ l’agropirateria, un business da oltre 60 milioni di euro che danneggia l’immagine del cibo italiano tanto apprezzato in tutto il mondo. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Provolone, Gorgonzola, Pecorino Romano, Asiago e Fontina sono solo alcuni dei prodotti presi di mira dai taroccatori, nella maggior parte dei casi statunitensi, sudamericani e australiani. Ma anche salumi prestigiosi come Parma e San Daniele, olio extra vergine e conserve. Una realtà alla quale, precisa Coldiretti, si aggiunge quella ancora più insidiosa dell’italian sounding di matrice italiana, “che importa materia prima dai Paesi più svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che vende come italiani senza lasciare traccia”.

A trainare – sottolinea la Coldiretti – è soprattutto il vino che fa registrare un aumento dell’80% nel decennio, per raggiungere nel 2015 un valore delle esportazioni di 5,4 miliardi che lo colloca al primo posto tra i prodotti della tavola Made in Italy all’estero. Al secondo posto si posiziona l’ortofrutta fresca con un valore stimato in 4,4 miliardi nel 2015, ma con una crescita ridotta e pari al 55%, mentre al terzo posto sul podio sale la pasta che raggiunge i 2,4 miliardi per effetto di una crescita del 82% nel decennio.

prodotti tarocco2Nella top five ci sono anche i formaggi che hanno raggiunto un export stimato a 2,3 miliardi con un balzo del 95% in dieci anni, mentre la classica “pummarola” fa salire la voce pomodori trasformati a 1,5 miliardi (+88% nel decennio). A determinare l’ottima performance dell’agroalimentare italiano sono stati però anche – precisa la Coldiretti – l’olio di oliva che è aumentato del 24% nel periodo considerato per raggiungere 1,4 miliardi a pari merito con i salumi.

Circa un prodotto alimentare italiano esportato su cinque – sottolinea Coldiretti – è Doc con il valore delle esportazioni realizzato grazie a specialità a denominazione di origine, dai vini ai formaggi, dalle conserve all’olio fino ai salumi, che rappresenta il 20% del totale.

Presenti ieri a Bologna anche oltre mille imprenditori agricoli dell’Umbria. Dai Kapeleti e Mortadela sloveni al Parmezali rumeno, dalla Milaneza pasta portoghese, fino al “Carpaccio formaggio” olandese sono particolarmente fantasiose le imitazioni dei prodotti italiani che tolgono spazio al vero Made in Italy. Un fenomeno trasversale e radicato, dove non ci si preoccupa ormai neppure di mantenere la fedeltà al nome originale della specialità Made in Italy copiata – spiega Albano Agabiti, presidente regionale Coldiretti Umbria, a Bologna insieme ai presidenti Coldiretti di Perugia e Terni, Luca Panichi e Massimo Manni.

L’Italia nel tempo – sottolinea il direttore Coldiretti Umbria Diego Furia – ha adottato norme a tutela della qualità dei prodotti agroalimentari nazionali che non valgono in altri Paesi dell’Unione Europea dove tuttavia si tenta di sfruttare l’immagine positiva conquistata dal Made in Italy con l’inganno.  

marini coldirettiAnche la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, era presente a Bologna. Insieme al presidente della Regione Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha firmato il manifesto di principi elaborato da Coldiretti per la tutela e difesa del made in Italy nel settore agroalimentare. “Il tema della tracciabilità delle produzioni alimentari italiane  – ha affermato la Marini – va affrontato sia a livello nazionale che europeo, perché in questo modo possiamo tutelare la qualità dei nostri prodotti”.  “Dobbiamo quindi – ha aggiunto – aiutare i consumatori a saper riconoscere dove e come vengono realizzati i prodotti. Ciò rappresenta oltretutto, il valore aggiunto per l’economia e riconosce ai produttori quel giusto margine di guadagno”.

IL MADE IN ITALY TAROCCO IN EUROPA 

La pasta di grano tenero che scuoce – In Italia vige la storica “legge di purezza”, la numero 480 del 4 luglio del 1967 e successive modificazioni, che impone l’obbligo di produrre pasta esclusivamente con grano duro che difende dal rischio di trovarsi quella scotta nel piatto come accade spesso all’estero.

I formaggi dalla polvere – L’Unione Europea – sostiene la Coldiretti – ha chiesto all’Italia di non vietare l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale. Una pratica consentita in tutti i Paesi dell’Unione Europea anche per la produzione di formaggi di tipo italiano.

Il similgrana low cost senza indicazione di provenienza – Nell’Unione Europea è permessa la vendita imitazioni low cost importate dall’estero del Parmigiano reggiano e del Grana Padano senza alcuna indicazione della provenienza e con nomi di fantasia che ingannano i consumatori.

Mozzarella e Parmigiano kit – Nell’Unione Europea è stata scoperta dalla Coldiretti la commercializzazione di kit che promettono di ottenere in casa in pochi giorni alcuni dei formaggi italiani più prestigiosi dal Grana Padano al Parmigiano reggiano fino alla mozzarella.

Wine kit – il vino dalla polvere – L’Unione Europea permette la vendita di pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette italiane più prestigiose con la semplice aggiunta di acqua.

Il vino allo zucchero – L’Unione Europea consente ai paesi del Nord Europa di aumentare la gradazione del vino attraverso l’aggiunta di zucchero. Lo zuccheraggio è sempre stato vietato nei paesi del Mediterraneo e in Italia, che con la Coldiretti ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” e per affermare definitivamente la definizione di vino quale prodotto interamente ottenuto dall’uva.

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