A Spina di Campello, tra tartufo e caccia alla volpe (gallery)

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A Campello sul Clitunno, territorio di tartufo, olio e cacciagione, abili cavalieri si sfidano in una caccia alla volpe simulata. Un pretesto per godersi la natura e i prodotti tipici

di Emanuela De Pinto e Filippo Benedetti Valentini 

Spina di Campello, paese del tartufo. Ma per oggi, la ricerca del prelibato tubero può attendere. Qui, a quota 800 metri dal livello del mare, vicino Spoleto, un gruppo di appassionati cavalieri ha risposto all’invito di Lando Loretoni, presidente regionale dell’Associazione nazionale Libera Caccia e di Santino Fortunati, presidente Pro Loco del piccolo borgo. Via alla terza edizione della “Caccia alla volpe”. Tranquilli, è solo una simulazione, un pretesto per trascorrere una giornata a contatto con la natura e gustare le prelibatezze di questo generoso territorio.

Il Maestro di caccia, con indosso la tradizionale giacca rossa e una coda di volpe legata al braccio, suona il corno e dà il via alla gara. Dodici “field hunters”, destrieri montati da abili cavalieri, partono all’inseguimento. Tra un trotto e un galoppo, per venti minuti i cavalli sfrecciano in questo spazio verde, tentando di braccare “la volpe”, che però è un abilissimo cavaliere e non si lascia catturare. Ci sono anche cavallerizze, alcune giovanissime. La passione equestre l’hanno ereditata dai genitori.

Quasi allo scadere del tempo, il “master” perde la volpe: abbiamo un vincitore. A consegnare i trofei sono il Conte Ranieri di Campello, nome a cui il paese è profondamente legato, e Angelo Loretoni, assessore ai Lavori pubblici, manutenzione del territorio e dei beni comunali di Spoleto. Ex aequo secondo posto all’elegante cacciatore che ha stanato la volpe, Angelo Pontani, e all’impavida guardia giurata a cavallo, Roberta di Marco. Primo posto al Maestro di caccia, Loriano Fiori, professione elettrauto, cavaliere per vocazione naturale.

I cavalli si godono il meritato riposo, i cacciatori l’ottimo pranzo offerto dalla Pro Loco di Spina di Campello. “Questo territorio ha una storia agricola importante – ha spiegato il presidente Pro Loco Spina di Campello, Santino Fortunati – Un tempo qui si svolgeva la transumanza, ma oggi i pastori sono pochissimi e i giovani hanno preso altre strade”. Il territorio vanta un’ottima produzione di olio, farro, patate e formaggio. Ma il re dei prodotti tipici è il tartufo. Anche quest’anno, dal 1 al 10 agosto, ci sarà la tradizionale sagra, alla sua 31esima edizione. “Con i proventi dell’evento – spiega Fortunati – abbiamo restaurato gli affreschi e il tetto dell’antica chiesa di S. Lorenzo”.

Agricoltura e caccia, qui si legano inevitabilmente. Abbonda la selvaggina: lepre, cinghiale, beccaccia sono solo alcune delle specie che caratterizzano i piatti tradizionali della zona. Ma non chiamatela mattanza. Da queste parti la caccia, praticata da generazioni, è una visione del mondo prima che uno sport. In autunno, all’alba, chi infila gli scarponi e imbraccia il fucile non lo fa né per gloria né per fame, ma per amore della montagna. Conoscenza dei sentieri, delle piante, degli animali e delle loro abitudini, sono regole basilari per un cacciatore.

Anche se oggi sono meno rispetto al passato, in Umbria Libera Caccia conta circa 28mila iscritti, di cui 1450 a Spoleto e 137 a Campello sul Clitunno. Nei grandi centri la caccia è solo una passione di alcuni, mentre nei paesi, specie in quelli d’altura, è una cultura che riguarda quasi tutte le famiglie. E’ per questo che a parlarne, Lando Loretoni, presidente di Libera Caccia Umbria, alterna gioia e rabbia: “Vorremmo far capire che la caccia non è violenza, ma un bene da tutelare. Rispettiamo le regole, ma vogliamo una caccia più libera”. Cresciuto come tanti suoi amici in questi luoghi incontaminati, Loretoni è un esploratore del territorio, e i vincoli dell’attività venatoria gli vanno stretti.

Oggi le leggi impongono al cacciatore di muoversi solo nei territori provinciali, dovendo inoltre scegliere il tipo di attività: caccia in zona d’Alpi, d’appostamento e vagante. I controlli del Corpo forestale sono sostanti e le multe salate. “Siamo i primi a sostenere l’importanza delle sanzioni – dice Loretoni – . Il cacciatore deve rispettare le regole e, quando non lo fa, siamo favorevoli alla sospensione del porto d’armi per uno o due anni, ma multe di migliaia di euro rovinano intere famiglie”. La caccia, attività un tempo popolare per gli abitanti dei territori collinari dell’Umbria, è oggi molto costosa. Solo per iniziare, tra tasse e assicurazione servono circa 500 euro. Poi c’è l’attrezzatura: fucili, munizioni, auto e abbigliamento, il cane e il suo mantenimento. Insomma, precisa Loretoni, la caccia non è un’attività contro natura, piuttosto una risorsa culturale ed economica per l’intero territorio.

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