Anni duri per l’olio, ma l’Umbria è un esempio da seguire

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Confagricoltura discute sui problemi del settore. Calo di oltre il 60% della produzione al Centro-Sud nel 2016, uniche eccezioni Umbria e Toscana. Mentre diamo battaglia a mosca e Xylella, importiamo un mare di olio da Spagna, Grecia e Tunisia. E perfino dall’Australia.

di Redazione

L’olivicoltura italiana soffre. Da un lato gli anni difficili della mosca olearia e della Xylella nel Salento, dall’altro la concorrenza selvaggia con massicce importazioni a prezzi stracciati, e il mancato ammodernamento degli impianti che fa salire i costi di produzione con rese insufficienti. Eppure, nonostante il calo di oltre il 60%, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud durante l’ultima stagione, ci sono produttori che hanno saputo affrontare le pazzie del clima e i turbamenti del mercato. L’Umbria e la Toscana sono un esempio per tutte le altre regioni italiane, in quanto hanno contenuto la flessione al 30%. Segno che hanno imparato a gestire l’emergenza mosca per tempo, con tecniche sempre più innovative di intervento mirato e costante monitoraggio degli uliveti durante l’intero l’anno.

LEGGI L’ARTICOLO: OLIO NUOVO, L’UMBRIA HA IMPARATO A METTERE LA MOSCA ALL’ANGOLO (di Angela Canale)

Di questo ha discusso la Federazione nazionale di prodotto olivicoltura di Confagricoltura, che si è riunita a Verona nello stand dell’Organizzazione agricola, a cui ha preso parte anche il presidente nazionale Massimiliano Giansanti, nei giorni scorsi al salone “Sol&Agrifood”, in concomitanza con il Vinitaly. In risalto l’Italia dei mille campanili, delle tante cultivar, che fa emergere la bellezza della diversità, di un patrimonio variegato ma straordinariamente unico ed inimitabile.

“L’annata agraria 2016/2017 ha visto i raccolti falcidiati per tutta una serie di concause”, ha detto il presidente della Federazione Donato Rossi. E le produzioni nazionali negli ultimi anni hanno visto una tendenza alla flessione, mentre sono cresciuti gli scambi, sia le importazioni che le esportazioni.

Produzione e scambi con l’estero degli oli di oliva in Italia (volume)

Anno         Produzione         Esportazioni       Importazioni

                (Migliaia di t)      (Migliaia di t)      (Migliaia di t)

2013         463,7                        344,8                        457,7

2014         294,9                        976,7                        629,2

2015         502,9                        322,2                        551,6

2016         315,2                        354,3                        529,9

(Fonte elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Istat)

Ma da chi compriamo l’olio che importiamo? Secondo gli ultimi dati Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) che coprono il periodo di riferimento quinquennale (2011-2015), al primo posto tra i Paesi che vendono all’Italia il loro olio c’è la Spagna con valori (in migliaia di dollari) che nel 2015 hanno raggiunto quota 1.122.883 e quote che nel disastroso 2014 sono arrivate all’82%, per tornare lo scorso anno al 54,61%. Al secondo posto la Grecia (nel 2015 valore in dollari 545.352), con un aumento costante in questi cinque anni (+16,5%). Poi la Tunisia con una quota di 290.086 dollari nel 2015 e, anche in questo caso, un aumento  in variazione percentuale nei cinque anni monitorati del 26,8%. A scendere, troviamo il Portogallo (nel 2015 abbiamo importato olio per un valore di 71.674 dollari), il Marocco (10.102) e l’Australia (4.876). E’ chiaro che in una situazione del genere, la partita si gioca tutta sull’alta qualità del prodotto, e qui l’Italia mette a segno molte vittorie a livello mondiale.

“Indubbiamente, come è emerso dalle rilevazioni Ismea, – continua Rossi – il 2016 è stata una delle peggiori annate degli ultimi decenni, peggiore in termini di volumi addirittura a quella del 2014. Certo le quotazioni, a causa della scarsità delle produzioni, sono salite. I prezzi dell’extra sono risultati in aumento di oltre il 50% se confrontati con lo stesso periodo della precedente annata, mentre sono sostanzialmente in linea con i primi mesi del 2015. Ora bisognerà vedere cosa accadrà nella nuova campagna, che si profilerebbe, eventi meteo e agronomici permettendo, di carica e quindi di raccolti abbondanti”.

MOSCA OLEARIA: IL VADEMECUM DEL CONSORZIO OLIO DOP UMBRIA PER DIFENDERSI IN TEMPO

“Ci auguriamo che i produttori possano mantenere le quotazioni mercantili al livello attuale anche nell’annata di carica perché il settore ha bisogno di tornare alla redditività – ha ribadito Rossi -. Bisogna anche procedere anche all’ammodernamento degli impianti, cogliendo le opportunità che possono aversi dal Piano olivicolo nazionale e dai Psr”. Ma soprattutto, a parere della Federazione nazionale olivicola di Confagricoltura, c’è bisogno di un’operazione culturale che investa i consumatori per spiegare le qualità nutrizionali dell’Evo, il suo essere perno della dieta mediterranea e di uno stile di vita attento alla salute. Serve una conoscenza, una passione per il prodotto e la realizzazione delle carte degli oli nella ristorazione.

I REPORTAGE DI SAPEREFOOD SULLE AZIENDE DELL’OLIO IN UMBRIA:

FRANTOIO MARFUGA

FRANTOIO BATTA

OLIO STOICA

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