Birre artigianali fermentano, nel 2015 aumentano volumi e qualità

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Rapporto biennale Unionbirrai-Altis presentato a Milano: nonostante le accise e la difficoltà sulla Gdo, crescono i margini grazie a fiere, e-commerce ed export

di Redazione

Birra artigianale, sempre più alti i margini di crescita del settore. Nonostante l’elevata tassazione e la difficoltà di farsi largo nella Grande distribuzione, puntando sui numeri oltre che sulla qualità, i piccoli produttori guadagnano posizioni sul mercato. Dall’ultimo Rapporto di ricerca commissionato da Unionbirrai (l’associazione dei microbirrifici) ad Altis-Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, pubblicato con cadenza biennale, emergono dati rassicuranti sui fatturati (oltre il 60% dei birrifici guadagna tra i 100 mila e gli 800 mila euro), sulle dimensioni (oltre il 51% si avvale di personale a tempo indeterminato) e sui volumi di birra prodotti, ossia + 2,2% rispetto al 2011.

Stime positive, sebbene ricavate da interviste fatte a un campione di sole 63 imprese tra microbirrifici, brewpub e beer firm, rappresentative di circa il 16% del totale (sono circa un migliaio i birrifici artigianali in Italia). Tuttavia, abbastanza per tratteggiare un quadro generale della situazione del segmento, che appare in salute grazie alla crescita dell’indotto, dei consumi rispetto alle birre industriali, dell’export, del numero di eventi e al sempre più alto livello di qualità del prodotto.

Questi i dettagli dell’Osservatorio Altis-Unionbirrai:

  • Produzione e ricaduta occupazionale. Secondo lo studio il trend di crescita, +18,3% rispetto al 2011, è testimoniato dal grado di saturazione della capacità produttiva. In pratica, quasi 1 birrificio su 2 dichiara di ottenere il massimo possibile rispetto al capitale investito, segno che il potenziale dell’impresa si espande (margini di crescita si devono anche a una maggiore efficienza in fase produttiva). Sale mediamente anche il giro di affari, che va dai 100mila agli 800mila euro per il 62,8% dei microbirrifici, +23,4% rispetto al 2011. Unionbirrai osserva inoltre che nei Report 2011 e 2013 oltre la metà dei titolari di birrifici ricorreva esclusivamente al lavoro dei soci di capitale, ma oggi assiste ad un’inversione di tendenza, con circa il 49% che non può fare a meno di personale esterno;
  • Fattori della crescita. A trainare le vendite sono l’e-commerce le fiere. In particolare viene rilevato che il web è uno strumento adatto per le imprese che possono sostenerne più agevolmente i costi (il 36,6%), mentre le vetrine – fiere e concorsi – mettono insieme piuttosto chi muove i primi passi nel settore o chi cerca prestigio e risparmio ;
  • Export. Un’azienda su tre esporta all’estero. Secondo un rapporto di Coldiretti, citato dall’analisi, l’export di birra italiana avrebbe registrato un aumento del 13% in quantità nel 2014, con oltre la metà della spedizioni dirette nel Regno Unito;
  • Grande distribuzione. La sempre crescente domanda di qualità sta aumentando la presenza di queste etichette sugli scaffali dei supermercati, un giro d’affari importante a fronte di un basso impegno logistico e amministrativo. Al momento però solo il 18% degli intervistati sceglie questo canale, mentre gli altri lo reputano ancora poco adatto ad accogliere il prodotto artigianale;

Insomma, dall’Osservatorio emerge un buon potenziale di accrescimento delle produzioni e dei profitti, oltre  alla consapevolezza da parte del consumatore di fruire di un beverage d’autore. Ma soprattutto, sembra delinearsi sempre più l’identikit del birraio artigiano, instancabile lavoratore in grado di trasformare una passione in profitto, promuovendo sempre di più la buona cultura della qualità in tavola.

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