Caccia allo Scorzone, ma il fiuto non basta

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Al via la stagione del tartufo estivo. L'associazione tartufai "Il Perugino" ha incontrato gli studenti della scuola primaria di Ponte Felcino per una giornata di dimostrazioni e sensibilizzazione al rispetto della natura

di Emanuela De Pinto

A caccia di tartufi. Dal 25 maggio è ufficialmente aperta la stagione del Tuber Aestivum Vit, il tartufo nero estivo conosciuto come scorzone, per la sua scorza ruvida. Cercatore di tartufi, però, non ci si improvvisa. Non bastano un paio di stivali e un bastone per girovagare nei boschi e fare man bassa di tuberi, ci vuole conoscenza del territorio, un cane dall’ottimo fiuto e soprattutto un grande rispetto per la natura. Ne sanno qualcosa i soci dell’Associazione tartufai “Il Perugino” di Ponte Felcino. Lo scorso 17 maggio l’associazione presieduta da Giuseppe Rondini ha organizzato una dimostrazione di ricerca del tartufo e di sensibilizzazione dell’ambiente con gli alunni della scuola primaria di Ponte Felcino. Presenti anche il vice sindaco del Comune di Perugia Nilo Arcudi, la dottoressa Gabriella Di Massimo, micologo e ricercatrice, il segretario Leandro Betti e tre cani da tartufo, razza bracco. “L’associazione è nata 20 anni fa – racconta il presidente Rondini – e oggi siamo 350 soci. Non coltiviamo tartufi ma siamo esperti nella raccolta”.

Il ruolo dei tartufai è più che prezioso. Sono loro che vendono i tartufi raccolti ai commercianti, spesso accontentandosi del prezzo imposto dall’acquirente. “Il 2014 non è stato fino ad oggi molto redditizio – spiega Rondini – colpa dei tartufai abusivi. Noi ricercatori ufficiali abbiamo un tesserino rilasciato dalla Comunità montana dopo aver superato un test di prova. C’è poi la quota annuale di circa 100 euro. Ma accanto alla nostra attività certificata, esiste quella illegale ed estremamente dannosa dei cosiddetti zappatori, come in gergo vengono chiamati”.

I tartufai abusivi non rispettano le regole. Ogni buon ricercatore di tartufi sa che, una volta trovato il tubero dal proprio cane, la zolla deve essere ricomposta contaminando il meno possibile il terreno attorno. Gli “zappatori”, invece, affondano l'attrezzo più e più volte nell’intero fazzoletto di terra che ospita il tartufo, distruggendo così le micorrize, il matrimonio tra alcune piante e i tartufi. Rendendo il terreno irrimediabilmente sterile. “Gli abusivi organizzano ricerche notturne, vietate, e anticipano la stagione ufficiale – sottolinea il segretario Leandro Betti – E’ una situazione difficile da controllare e con la ricerca selvaggia si rischia la scomparsa del tartufo spontaneo”. Meno tartufi si raccolgono più sale il prezzo di vendita, soprattutto per quei ristoratori che non possono farne a meno tra le specialità della casa. 

“I prezzi – spiega ancora Betti – vanno in base alla stagione. Con lo scorzone siamo intorno agli 80-110 euro al chilo, il tartufo bianco può avere un prezzo base di 1.000 euro fino a cifre stratosferiche di 3.000/4.000 euro al chilo. Per il tartufo nero pregiato di Norcia si va dai 350 ai 1.000 euro al chilo. Molto dipende poi anche dall’estetica del tartufo”.

Umbria, Piemonte (con il tartufo bianco di Alba), Marche e Abruzzo formano il poker d’assi d’Italia per il tartufo. Insostituibile un buon cane. Come spiega il presidente Rondini le razze più indicate sono il Lagotto e il Bracco Pointer, che raggiungono la massima abilità intorno ai 4 anni. Potrete vederli all’opera il prossimo 6 luglio in occasione del 20° trofeo del tartufo estivo, organizzato dall’Associazione tartufai “Il Perugino”. In gara i cani da tartufo da tutta Italia.

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