Cantine Adanti: vini d’autore dal 1972. La firma è l’eleganza

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Tra Bevagna e Montefalco, ecco Villa Arquata e la sua cantina. Qui la famiglia Adanti produce vini eccellenti fin dagli anni ’70. E’ una delle cantine storiche del territorio, intuizione del fondatore Domenico. A cui oggi è dedicato il cru di Sagrantino.

Info in breve:

AZIENDA AGRICOLA ADANTI
Via Belvedere 2, Loc. Arquata, Bevagna (Perugia) – Tel./fax 0742.360295

di Emanuela De Pinto

Se cercate una bottiglia di Sagrantino ‘vintage’, potete trovarla qui. E’ su questa zona collinare di Arquata, a due passi da Bevagna e Montefalco, che è nata all’inizio degli anni ’70 la grande storia vitivinicola di questo cantuccio di Umbria. L’azienda agraria fu un’intuizione di Domenico Adanti, uno dei pionieri insieme a pochi altri, in fatto di vino di alta qualità prodotto in questa regione.

All’epoca, da queste parti, quasi tutti avevano una piccola produzione familiare. Era il “vino del contadino”, imbottigliato col tappo a vite e conservato alla buona. La tecnologia era un miraggio. Ma nella mente di Domenico Adanti, la passione per un vino profondamente diverso, che aspirasse agli standard qualitativi del vino francese, unico modello in quegli anni, lo ha portato a fare un passo dopo l’altro verso la realizzazione di un sogno. Dal 1972 qui nascono vini eccellenti, sofisticati rispetto ad analoghe produzioni della zona, frutto di scelte stilistiche d’autore affinate nel tempo, per essere espressione pura ed elegante di un territorio enologico oggi conosciuto per il suo spirito verace. Etichette che hanno rubato il cuore agli intenditori, sia in Umbria che nel resto del mondo.

Ad accompagnarci in questa visita è Donatella Adanti, figlia di Domenico, che insieme alla sorella Daniela e allo zio Pietro gestisce l’azienda di famiglia. E che “se non fosse stato per l’insistenza di mio padre nel dirmi assaggia, prova questo e quest’altro ancora…”, sarebbe oggi ancora astemia, e chissà cosa ne sarebbe rimasto di questa storica cantina. La strada non è stata facile: gli ettari di vigneto, quando Domenico acquistò la villa Arquata (residenza presente già nel 1600, come convento di frati celestini) e il terreno agricolo, erano circa 20. “C’era ovviamente il Sagrantino, – racconta Donatella – Barbera, Grechetto, Malvasia e Ciliegiolo. Ma mio padre impiantò Merlot, Cabernet Sauvignon e Chardonnay per dare quella spalla di raffinatezza che mancava”. Da allora è cambiato tutto. Ma anche niente.

Tutto perché la Cantina Adanti è stata tra le prime a sperimentare la vinificazione del Sagrantino secco, quando la tradizione imponeva il passito. Tutto perché si è scelto, rischiando, d’investire in tecnologie moderne e personale specializzato, quando ancora in Italia l’enologo non era una figura così diffusa in cantina, così da riuscire a interpretare al meglio un vitigno difficile come il Sagrantino. Tutto perché non c’erano ancora le Dop, e l’unica garanzia per il consumatore era il nome del produttore, la verità versata direttamente nel calice.

Ma al contempo non è cambiato niente. Primo perché le dimensioni aziendali sono più o meno le stesse di allora, da 20 si è passati a 30 ettari, di cui una parte in affitto, e tanto basta a Donatella e famiglia, che non hanno grosse mire espansionistiche proprio per non perdere il contatto diretto con ogni fase della produzione e proseguire sulla strada dell’artigianalità che ha reso grande il nome dei vini Adanti nel tempo. Non è cambiato niente perché in questa azienda (e sono pochissime ormai) si pratica ancora la raccolta manuale delle uve, così da ottenere una prima accurata selezione in vigna. Perché c’è ancora l’antica barricaia di Domenico, memoria storica della cantina, che si affianca a nuovi spazi moderni, e la grande sala degustazione con camino, ristrutturata e ampliata negli anni. Ancora, non è cambiato nulla perché non c’è uso di additivi chimici, ieri come oggi, e così sarà in futuro. Ma, soprattutto, perché la produzione dei vini è rimasta così fedele a quella originaria che ci sono etichette insostituibili, irrinunciabili, che hanno attraversato mezzo secolo e restano un simbolo del nome Adanti, del suo cantiniere storico Alvaro Palini, braccio destro di Domenico all’inizio di questa avventura, e del figlio Daniele oggi.

La produzione totale arriva a 160.000 bottiglie l’anno, così suddivisa:

ARQUATA UMBRIA ROSSO IGT

E’ un blend di longeve viti di Merlot, Cabernet e Barbera, invecchiamento 30 mesi in botte di rovere e almeno un anno in bottiglia. Se ne producono 1200 l’anno. Prima annata 1981, oggi è uno dei punti di forza della cantina per l’ottimo rapporto qualità/prezzo, con estimatori fidelizzati in tutto il mondo: Giappone soprattutto. Un bouquet straordinario di frutti di bosco, inchiostro, spezie e cacao. Imperdibile.

MONTEFALCO ROSSO  DOC

E’ il vino più venduto: se ne producono almeno 60.000 bottiglie l’anno, e vanno a ruba. Di carattere e buon corpo, ha tannini evidenti ma morbidi, dunque estremamente versatile in cucina.

MONTEFALCO ROSSO RISERVA DOC

Uvaggio di 70% Sangiovese, 15% Sagrantino e 15% Merlot, questa riserva è un’autentica garanzia in fatto di eleganza, complessità aromatica e lunga persistenza in bocca. “E’ solitamente prodotto ogni 2 anni, ma dal momento che finisce in 4 mesi, verrà presto inserito tra le produzioni standard annuali”, spiega Donatella.

MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG   

Il colore è rosso rubino cupo. Tannicità e freschezza in equilibrio perfetto. Affinato in legno per almeno 2 anni e altrettanti in bottiglia, è un vino che dà il meglio di sé con il passare del tempo. Ma non pensate a un Sagrantino aggressivo: “Abbiamo puntato all’eleganza e non alla forza, perché oggi il mercato cerca la bevibilità”. La tradizione lo vorrebbe sempre accoppiato alla cacciagione, ma è adatto anche alla porchetta e ai formaggi grassi e stagionati.

CRU DI SAGRANTINO: IL DOMENICO

E’ il cru prodotto dalla vigna più vecchia, che si trova sulla collina di Colcimino. Le viti hanno dai 35 ai 50 anni, il terreno è sassoso e calcareo. L’esposizione solare è ottima. Tutto questo conferisce al vino un ventaglio di aromi straordinari e una grande mineralità. Un vino da meditazione, da cerimonia, che si consuma al meglio lontano dai pasti. Fa impazzire gli appassionati e fa incetta di premi. Un vino “granitico”, che si apprezza soprattutto dopo aver fatto un po’ di esperienza con il Sagrantino.

MONTEFALCO SAGRANTINO PASSITO DOCG

E’ per Donatella il vino dell’adolescenza, della tradizione, quello a cui è più legata e che tiene viva la memoria dei primi anni felici in cantina insieme al padre Domenico. Il primo anno di produzione è, infatti, il 1975. Un trionfo di note aromatiche: dal mirto alle visciole, passando per le more di rovo. Appassimento naturale sui graticci, affinamento in botte di rovere per 24 mesi, e altri 24 in bottiglia. Sui dolci certo, ma anche sui formaggi erborinati accompagnati da mostarde e confetture. E, come tradizione montefalchese detta, a pasto con l’agnello arrosto nel periodo pasquale.  

GRECHETTO COLLI MARTANI DOC

Prima produzione: 1985. “Durante gli anni ’90, in pieno boom Sagrantino – racconta Donatella – molti produttori estirparono i vitigni a bacca bianca per impiantare i rossi. Noi non seguimmo quella moda alla cieca, ma continuammo a puntare sul Grechetto anche quando era difficile venderlo. Quella scelta ci ripaga oggi, che assistiamo a una grande ritorno dei vini bianchi. E il nostro Grechetto è tra i più quotati”.

MONTEFALCO BIANCO DOC

Uvaggio composto da 50% Grechetto, 30% Chardonnay e 20% Trebbiano toscano. Anche questo in produzione fin dal 1975, è un vino dal colore giallo paglierino luminoso, che al naso ricorda fiori di campo, lavanda, susina e mela. Fermentazione in acciaio e poi affinamento in bottiglia per 6 mesi. Assaporatelo con il pesce di lago o le carni bianche.

La Cantina Adanti è una delle aziende del territorio che ha un profondo rispetto per la propria storia. Assolutamente riconoscibile, pur senza paura d’innovarsi, con una grande capacità di accoglienza del visitatore. La cantina è aperta dal lunedì al sabato, previo appuntamento telefonico. Donatella e i suoi collaboratori vi accoglieranno in una calda sala degustazione, circondati da bottiglie e una cascata di premi alle pareti.

Solo per citarne alcuni tra i più recenti: dalla medaglia d’oro alla International Wine Guide Awards 2016 per il Sagrantino 2009, alle 4 stelle della guida Vini Buoni d’Italia 2017 per il Sagrantino 2010, passando per la menzione vino d’eccellenza sui Vini d’Italia de L’Espresso 2015 assegnata a Il Domenico 2008. Ma forse il premio più caro in tutti questi anni è la medaglia di bronzo conquistata a Bordeaux in occasione di Expo France 1991, con il rosso d’Arquata 1987. Perché vincere in Francia, orgoglio italiano, vale doppio.

(A cura di BrandPress – Foto di Filippo Benedetti Valentini)

www.cantineadanti.com

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