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Carne di manzo, perché quella italiana è la migliore d’Europa (anche se costa di più)

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Produciamo bistecche di alta qualità, eppure ne importiamo tante da Polonia e Olanda perché a buon mercato. Ma conviene sul serio?

di Filippo Benedetti Valentini

Con ben 6 razze autoctone destinate alla produzione di carne, l’Italia è uno dei Paesi europei che si distingue per il manzo di alta qualità. Un livello garantito dal know-how dei nostri allevatori, elevata tipicità di alcune produzioni del Centro Italia, specializzazione industriale, impiego di tecnologie avanzate nel trattamento dei tagli e, soprattutto, un efficace sistema di controlli e tracciabilità. Eppure nel 2017 abbiamo importato oltre 300 mila tonnellate di carne bovina, sia fresca che congelata.

Un flusso di prodotto in gran parte giustificato dalla ripresa dei consumi che si è manifestata l’anno scorso, dopo anni di stallo dovuto alla crisi economica, e che mostra segnali di consolidamento nel 2018. Già nel primo trimestre di quest’anno, infatti, le famiglie italiane hanno acquistato il 2,5% in più di carne bovina, per una spesa superiore del 5%. Un trend positivo che riguarda anche altre tipologie di carni, come le suine e avicole.

TUTTI I NUTRIENTI DELLA CARNE: MANZO, MAIALE E POLLO A CONFRONTO

Da chi compriamo la carne bovina

Secondo un’indagine di Ismea, principali fornitori esteri del Bel Paese sono Polonia (con oltre 73,5 mila tonnellate di carni bovine fresche pari a una quota del 22%), Francia e Paesi Bassi, che coprono da soli quasi i due terzi del totale importato. Un segnale d’allarme che si accende sulla nostra tavola? Sul piano della sicurezza alimentare, non necessariamente. Le normative comunitarie in materia di salubrità e tracciabilità, precisano gli uffici competenti dell’Unione Europea, garantiscono la qualità in tutti i Paesi membri. Un complesso sistema di norme che mirano ad uniformare gli standard: dall’allevamento, alla macellazione, al trasporto, fino all’etichetta. Anche se, bisogna sottolineare, l’organizzazione dei controlli spetta ai singoli Stati che, ognuno con le proprie autorità, devono vigilare sul rispetto delle regole.

La partita, semmai, si gioca sul piano economico. Sempre secondo il report di Ismea, nel biennio 2016-2017 Polonia e Paesi Bassi sono stati i produttori con le performance più elevate a livello europeo, registrando rispettivamente incrementi dell’11% e del 5%. Una crescita agevolata in particolare da prezzi piuttosto competitivi. Sostiene infatti l’Istituto che se in Polonia e Paesi Bassi 100 chili di vitellone costano intorno ai 350 euro, e in Francia si arriva a 400, in Italia si raggiungono addirittura i 420.

CARNE ITALIANA, LE PRINCIPALI RAZZE BOVINE

Perché il bovino italiano costa di più

Il prezzo dipende in genere dai costi gestionali dell’allevamento. Come spiega Gaia Martuscelli, responsabile ufficio tecnico del CCBI di Perugia (Consorzio Produttori Carne Bovina Pregiata delle Razze Italiane), i bovini italiani da carne sono di razze “tardive”, cioè sviluppano più lentamente di quelle allevate in altri Paesi europei. Per questo vengono macellate tra i 18 e i 22 mesi di età, mentre in paesi come Polonia e Olanda i capi si macellano a 14-15 mesi, riducendo così una parte dei costi di allevamento. Non solo. I questi paesi si fa spesso ricorso a mangimi industriali, meno costosi di quelli italiani, composti invece da mais, favino e orzo autoprodotti da coltivazioni non intensive. Un’alimentazione che, tra l’altro, integra quella naturale: “L’allevamento dei bovini delle razze italiane da carne – sottolinea Martuscelli – avviene al pascolo brado o semibrado, dunque garantisce maggior benessere animale, oltre a un nutrimento ricco e variegato”. Fattori che, nella carne, si traducono in aromi più intensi, alto contenuto di ferro e basso livello di colesterolo. Insomma, un alimento insostituibile, ma ancora più buono e salutare se 100% Made in Italy.

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