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Carne, giù i consumi. Chiuse 20mila imprese in 3 anni

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L’Italia è il quarto produttore europeo di carne bovina. Confagricoltura: necessarie politiche comunitarie per rilanciare l’allevamento.

di Redazione

La paura di uno scontrino troppo salato e una dieta sempre più vegetariana. Sono le ragioni per cui in Italia, negli ultimi 3 anni, i consumi di carne sono calati del 13%. Nuove abitudini quelle degli italiani che, giustificate o meno, mettono in allerta l’intero comparto zootecnico nazionale: un settore che vale circa un terzo della produzione agricola nazionale per un giro d’affari 16 miliardi di euro l’anno.

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L’allarme è stato lanciato dalla presidente della Federazione Nazionale di Prodotto per la Carne Bovina di Confagricoltura, Elide Stancari, intervenuta martedì 21 marzo al Parlamento Europeo all’incontro organizzato da Farm Europe, un think tank internazionale nato per approfondire le politiche agricole in ambito comunitario.

Come è stato sottolineato, circa 20mila imprese zootecniche sono state costrette a chiudere dal 2013 al 2016, scendendo da 89mila alle 69mila. Una diminuzione della mandria nazionale di circa 60mila capi con effetti negativi anche sul numero dei capi macellati. Numeri preoccupanti, considerando che l’Italia è il quarto produttore di carne bovina in Europa dopo Francia, Germania e Regno Unito.

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“E’ necessario – ha detto Elide Stancari – che la futura politica europea per il settore della carne bovina permetta agli allevatori di poter ottenere la giusta redditività dal proprio lavoro quotidiano, favorendo lo sviluppo degli allevamenti sia estensivi, per la salvaguardia di quelle aree rurali e di quelle superfici agricole altrimenti inutilizzabili per altre produzioni, sia intensivi, ugualmente attenti alla sostenibilità ambientale e al benessere animale, per soddisfare le necessità nutrizionali dei cittadini europei”.

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Possibili soluzioni, secondo la rappresentante di Confagricoltura, sono l’aggregazione degli allevatori, per ottimizzare i costi, e l’integrazione della filiera per migliorare quantità e qualità della produzione rispetto alle richieste di mercato. Altri elementi essenziali, è stato detto, saranno la ricerca e l’innovazione, per abbattere i costi di produzione e rendere ancora più sostenibili gli allevamenti ma, soprattutto, riacquistare la fiducia dei consumatori attraverso sistemi di tracciabilità che stimolino di nuovo i consumi.

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