Celiachia in aumento. Umbria sempre più gluten free

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Più di 2.200 gli umbri a cui è stata diagnosticata la celiachia. Il presidente regionale Aic: “Ogni mese, abbiamo quattro nuovi associati”

di Emanuela De Pinto

Immaginate di andare al supermercato e di poter comprare solo un prodotto su cento, di conseguenza dover riempire la dispensa di casa con i prodotti di farmacia. Addio risparmio. Immaginate poi di uscire con gli amici il sabato sera e di dover dire no alla pizza. E alla fine, rinunciare anche a una buona coppa di gelato. Triste vero? Ecco, la vita per chi è colpito dalla celiachia fino a qualche tempo fa era esattamente questa. Per fortuna, molte cose oggi sono migliorate e sempre più strutture (alberghi, bed&breakfast, gelaterie, pizzerie, paninoteche) si sono attrezzate per offrire ai celiaci le stesse opportunità di tutti.

L’ultima indagine statistica, del 2012, ha rilevato 148.662 italiani positivi alla diagnosi di celiachia, 12.862 in più rispetto all’anno precedente. Lombardia, Lazio e Campania sono le regioni più colpite. L’Umbria non è immune. Ne abbiamo parlato con il presidente regionale Associazione italiana celiachia (Aic), Samuele Rossi. Personalmente, non è affetto da celiachia ma conosce bene la patologia. E’ padre di una bimba alla quale è stata diagnosticata quando aveva meno di due anni.

Andiamo per gradi. Cos’è la celiachia? “E’ una patologia autoimmune su base genetica. Su soggetti predisposti geneticamente, l’assunzione di glutine scatena una reazione autoimmunitaria dell’organismo a livello intestinale. E’ una malattia subdola, perché ci possono essere sintomi molto chiari, quali vomito, diarrea, dolori addominali, ma anche nessuno”.

Veniamo ai dati. In Umbria, nel 2012, i celiaci diagnosticati sono più di 2.200. Ma si stima che una buona parte della popolazione, proprio per via della celiachia silente, non sappia di esserne affetto. Ancora oggi, come spiega il presidente Aic Umbria, la media per arrivare a una diagnosi di cialiachia è di circa sei anni. Scoprirlo subito è una fortuna. “Con mia figlia che aveva meno di due anni, appena scoperta l’intolleranza al glutine, io e mia moglie notammo subito il cambiamento. Con una dieta corretta la crescita cominciò ad accelerare, l’intestino non era più atrofizzato”. In genere, la celiachia compare nei primi 6-24 mesi di vita, ma non è una malattia pediatrica. C’è chi si scopre celiaco anche in età adulta.

Sintomi più gravi del mal di pancia possono essere l’anemia, la carenza di ferro, la bassa statura, la dermatite erpetiforme, l’alopecia areata, ma anche l’infertilità e gli aborti spontanei nelle donne in gravidanza. “Nell’associazione più volte abbiamo avuto testimonianze di donne che, una volta eliminato il glutine dalla loro dieta, hanno coronato il sogno di diventare mamme”, racconta Samuele Rossi.

Come fare una corretta diagnosi? “Basta recarsi dal proprio medico e chiedere di effettuare un prelievo di sangue nei laboratori specializzati per la ricerca di particolari anticorpi. Se i valori risultano positivi, si procede con una biopsia intestinale per evidenziare le lesioni tipiche della MC, malattia celiaca. Di recente, la biopsia non è più indispensabile per i bambini, quando i sintomi sono già abbastanza chiari”. Non è una malattia ereditaria, ma essendo su base genetica i familiari di primo grado di un paziente affetto da celiachia devono sottoporsi allo screening genetico, in regime di esenzione.  

VOLA IL GLUTEN FREE, MA A TERNI LA CELIACHIA E’ ROBA DA RICCHI

Scoprire di essere celiaci, come è facile immaginare, ti cambia la vita. Proprio per cercare di ridurre il disagio quotidiano nel seguire in modo estremamente rigido la dieta senza glutine, la patologia è stata definita con una legge nazionale “malattia sociale”, per effetto della quale Regioni e Servizi sanitari devono predisporre azioni e progetti per fronteggiarla. L’Aic fa molto. “Migliorare la vita dei celiaci è il nostro impegno. Abbiamo sviluppato un progetto, ‘Alimentazione fuori casa’, rivolto a ristoranti, pizzerie, navi da crociera, bar, b&b. Noi mettiamo a disposizione i nostri volontari, in Umbria circa 40, e la nostra dietista, per fare dei corsi di formazione agli addetti nelle cucine. Queste strutture che aderiscono al progetto vengono poi inserite in una guida, scaricabile gratuitamente tramite un’applicazione, e che si trova anche sul nostro sito Aic”.

La legge obbliga le strutture pubbliche (come le mense scolastiche), a garantire un pasto anche per i celiaci diagnosticati, ma non c’è alcun obbligo per quelle private. E’ una battaglia civile prima di tutto, e di certo anche economica. “Apprezzo e ringrazio – racconta Samuele Rossi – chi cerca di offrire pari qualità e pari prezzo per una pizza senza glutine, ad esempio. Solitamente, però, c’è da pagare un sovrapprezzo quando si chiede un menù senza glutine al ristorante, giustificato dal fatto che le farine per la preparazione di questi prodotti costano molto di più di quelle normali”.

Facciamo un esempio. Un pacco di pasta da 500 grammi acquistato in farmacia, senza glutine, può costare 5-6 euro. E questo perché la farina senza glutine costa 7,50 euro al chilo. Un’assurdità se pensiamo che pasta e pane sono l’essenziale nella dieta mediterranea.

Un aiuto dallo Stato c’è. “Il celiaco ha un tetto di spesa mensile a carico del Servizio sanitario nazionale. Con il proprio tesserino sanitario si possono fare acquisti in farmacia, e di recente anche nei supermercati e nei punti vendita autorizzati”. Il contributo mensile su base regionale per l’acquisto di prodotti senza glutine, caratterizzati dal simbolo con la spiga barrata, è in Umbria di 140 euro per un uomo adulto e di 99 euro per la donna. Se aspetta un bebè, non fa differenza. Le tabelle variano solo in base all’età, si riceve 45 euro per i bimbi da 6 mesi a 1 anno, 62 euro da 1 a 3 anni e mezzo, 94 euro fino ai 10 anni. 

“Dare un sostegno economico è giusto,  – sottolinea il presidente Aic Umbria – ma i celiaci vorrebbero semplicemente andare a fare la spesa come tutti gli altri. Solo allora, quando ci sarà una giusta produzione alla base, non servirà alcun aiuto dal Servizio sanitario nazionale”.

Sono 900 gli iscritti all’Aic Umbria, la quota associativa annuale è di 35 euro e la dietista offre ai soci una visita gratuita per affrontare il cambio drastico di alimentazione. Il dato su cui riflettere è questo: ogni mese, nelle quattro sedi umbre (Perugia, Terni, Città di castello e Foligno) arrivano almeno quattro persone nuove a cui è stata diagnosticata la celiachia. Persone che hanno davanti una nuova prospettiva di vita. E che, disorientate e spaventate, cercano sostegno.

“In Umbria l’Aic, in collaborazione con la Regione e le strutture sanitarie, ha svolto un ottimo lavoro. Tre anni fa erano appena 50 le strutture che avevano deciso di aderire al progetto della guida per l’alimentazione fuori casa, oggi se ne contano 160. Un numero triplicato. Finalmente – racconta ancora Rossi – si può scegliere tra tante cose da ordinare al ristorante, e tra tanti locali diversi. Senza contare che per gli imprenditori del settore offrire menù anche per i celiaci significa conquistare una nuova fetta di mercato, sempre più grande”.

Un sabato a cena fuori per una pizza e una birra, o un intero menù rigorosamente senza glutine, non è più un’utopia.        

http://www.celiachiaumbria.it/

 

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