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Cibo sostenibile, Italia tra i big del mondo. Ma le sfide restano

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Uno studio dell’Economist Intelligence Unit in collaborazione con Barilla affronta i paradossi alimentari del pianeta e stila un indice dei Paesi che hanno ottenuto i migliori risultati infatto piu virtuosi nella produzione agroalimentare. 

di Philippa Cole

Agricoltura, nutrizione e sprechi: l’Italia è uno dei campioni mondiali di sostenibilità. E’ quanto emerge dai dati dello studio Fixing Food, elaborato dall’Economist Intelligence Unit in collaborazione con Barilla Center for Food and Nutrition. Il brand italiano della pasta più conosciuto in tutto il mondo ha commissionato l’indagine scientifica per stilare una classifica globale dei modelli più virtuosi di produzione e consumo di cibo e, al tempo stesso, lanciare una serie di proposte per ridurre lo sfruttamento intensivo delle risorse.

Il tema del millennio, le cui basi sono state gettate con Expo 2015. Presentato durante il Festival di Giornalismo di Perugia, il rapporto è stato scritto per affrontare i paradossi alimentari del pianeta, come ad esempio la coesistenza di obesità e malnutrizione, e per mettere in evidenza le nazioni più all’avanguardia sul piano della sostenibilità e quelle che invece devono ancora fare progressi.

Nello specifico, il rapporto illustra gli obiettivi fondamentali per affrontare la sfida. Al centro, il Food Sustainability Index, ovvero un indice che prende in esame 25 Paesi del mondo (quelli del G20 più cinque appartenenti alle aree non rappresentate dal Forum internazionale: Nigeria, Etiopia, Colombia, Emirati Arabi e Israele), mettendone a confronto i loro sistemi di produzione alimentare. E l’Italia è al 6° posto, dopo Francia, Giappone, Canada, Germania e Regno Unito.

Posizione guadagnata grazie alle politiche italiane volte al contrasto dello spreco alimentare, al consumo sostenibile di acqua e al ridotto impiego di fertilizzanti e pesticidi. Ma c’è ancora molto da fare. Secondo il rapporto, infatti, è ancora necessario uno sfruttamento meno intensivo della terra coltivabile, in particolare attraverso il coinvolgimento della ricerca scientifica e l’applicazione delle più moderne tecnologie in agricoltura: centraline GPS e droni per la raccolta dati, agricoltura verticale, studio degli OGM.

Non solo. Un’altra importante opportunità da cogliere è quella di investire sempre maggiori risorse in comunicazione e campagne pubblicitarie per sensibilizzare i consumatori verso prodotti di sempre maggiore qualità. Insomma, una strada già battuta con buoni risultati ma ancora lunga da percorrere, sopratutto per un Paese che del cibo di alta qualità ha fatto il proprio biglietto da visita in tutto il mondo.

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