Come risparmiare 2.500 euro l’anno a famiglia sulla spesa

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Secondo un studio della Fida della provincia di Perugia, facendo la spesa nel negozietto sotto casa si elimina la voce carburante e gli acquisti inutili. E migliora la qualità del cibo in tavola

di Redazione

Fare la spesa sotto casa fa ingrassare il maialino-salvadanaio di famiglia. Uno studio condotto questa estate dalla Fida (Federazione italiana dettaglianti alimentari) della provincia di Perugia, dimostra che una famiglia composta da quatto persone può risparmiare fino a 2.500 euro l’anno se fa la spesa nel negozio di vicinato, situato nel raggio di 3/5 chilometri. In Umbria ce ne sono oltre 1.200.

“Abbiamo preso in esame una famiglia di quattro persone – spiega Samuele Tognaccioli, vice presidente provinciale Fida – ipotizzando una spesa annua per prodotti alimentari e non food monouso (altri prodotti di largo acquisto in negozi di prossimità, come ad esempio tovaglioli di carta, bicchieri di plastica, profumeria “di base”, etc. ) di 7.700 euro. Secondo i nostri calcoli, risparmierebbe 432 euro di carburante/minor perdita di tempo; circa 508 euro per il fatto di acquistare solo il necessario, e dunque evitare sprechi e prodotti gettati (tipica conseguenza delle mega spese fatte nelle grandi superfici di vendita che portano a uno spreco di circa il 20%); 380 euro per l’acquisto di prodotti di prima gamma (ovvero quelli non sottoposti a lavorazioni ulteriori rispetto a come sono all’origine: esempio l’insalata fresca è prima gamma, l’insalata nel sacchetto pronta all’uso è quarta gamma, l’una costa in media 1,90 euro al chilo, la seconda 15 euro al chilo); 770 euro perché si acquistano prodotti di migliore qualità e quindi in minore quantità (per fare un buon panino servono molte meno fette di un prosciutto di pregio che di uno di bassa qualità); 462 euro in virtù delle offerte speciali, che ormai sono normalmente effettuate anche nelle piccole attività. In tutto, appunto, siamo attorno ai 2.500 euro. La spesa nel negozio di vicinato è dunque un ottimo antidoto alla crisi”.

Ma non è solo il risparmio in termini monetari che, sempre secondo il vice presidente Fida rappresenta il valore aggiunto della piccola distribuzione: “La nostra è soprattutto una battaglia a difesa della qualità. Il nostro obiettivo è proporre una spesa a misura di famiglia, caratterizzata non dal mangiare meno, ma dal mangiare meglio, anche in tempi di crisi. E accanto a questo garantiamo una serie di servizi aggiuntivi che sono gratuiti eppure hanno un grande valore: facciamo consulenza al consumatore, suggerendogli non solo questo o quel prodotto ma anche questa o quella strategia di spesa adeguata alle esigenze personali di ognuno (ad esempio moltissimi non sanno che i prodotti take-away costano il 35-40% in più rispetto agli stessi acquistati al banco); imbustiamo la spesa e la consegniamo a domicilio; cambiamo i prodotti; accogliamo con la massima disponibilità i più piccoli. Per questo, oggi più che mai ci proponiamo come consulenti della qualità, e del risparmio,  per i consumatori umbri”.

Secondo i dati Istat, negli ultimi 3 anni la spesa per alimentari delle famiglie italiane è costantemente diminuita, anche se di poco: 477 euro nel 2011, 468 euro nel 2012, 461 euro nel 2013. In parallelo è diminuita la spesa media mensile complessiva: 2.488 euro nel 2011, 2.419 nel 2012, 2.359 nel 2013. In Umbria, in particolare, nel 2013 è stata pari 2.345 euro, con una percentuale del 19,9% dedicata ad alimenti e bevande, in linea con la media nazionale del 19,5%.

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