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Dagli Omega ai polifenoli, gli antiossidanti dell’olio

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L’extra vergine contiene sostanze benefiche utili a prevenirei tumori e contrastare il diabete. Ma è importante utilizzarlo ogni giorno e di buona qualità

di Alessandro Vuyovic, Biologo molecolare*

Amaro, piccante e fruttato. Ecco l’olio extra vergine che aumenta la longevità e migliora la qualità della vita. Tutto merito delle straordinarie sostanze benefiche che contiene. Vediamo quali sono e come agiscono.

Nonostante la scienza applicata alla medicina abbia aumentato le aspettative di vita della popolazione, sono ancora frequenti le patologie cronico-degenerative come le malattie cardiovascolari, il diabete, le malattie neoplastiche e quelle neurodegenerative. Una delle cause comuni a queste patologie è la cosiddetta “infiammazione silente”, quella non percepibile, che dura anni iniziando a livello cellulare. Questa infiammazione, purtroppo, non è circoscrivibile e contrastabile dai meccanismi riparatori fisiologici dell’organismo. Ma è possibile contrastarla introducendo nell’organismo delle molecole antiossidanti attraverso l’alimentazione. Tra queste polifenoli, antocianine, isoflavoni e acidi grassi polinsaturi (omega 3 ed omega 6) consumati nel giusto rapporto.

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Gli studi scientifici

La dieta agisce su meccanismi epigenetici, cioè quelli che possono far esprimere un gene oppure silenziarlo, compresi i geni legati allo sviluppo dei tumori. Due esempi storici: il primo è legato a uno studio di  Keys Ancel Benjamin “Seven countries: a multivariate analysis of death and coronary heart disease” (Cambridge, MA, Harvard University Press, 1980) il quale conclude la sua ricerca durata 25 anni con l’affermazione che “la dieta mediterranea porta a un tasso di mortalità per malattie cardiache che corrisponde al 10% di quello statunitense” e che la popolazione dell’Isola di Creta ha una mortalità per coronaropatie del 2,5%, una tasso molto basso strettamente collegato al consumo di olio extravergine di oliva, le cui sostanze polifenoliche proteggono la genesi della placca aterosclerotica.

Il secondo esempio è dato dalla massima percentuale mondiale di longevità, senza malattie della senescenza, che ritroviamo sull’isola giapponese di Okinawa dove la dieta è ricchissima di omega 3 (pesce e alghe tipo kombu) e di polifenoli (alimenti vegetali e tè verde). Nell’isola di Okinawa la popolazione anziana ha la più bassa incidenza mondiale di malattie cronico-degenerative.

Gli Omega 3 e 6

Perché gli Omega 3 e 6 sono acidi grassi così fondamentali per la salute? Perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e dunque devono essere introdotti mangiando. Dall’Omega 3 si forma l’acido eicosapentaenoico da cui derivano molecole con azione vasodilatatrice, antinfiammatoria, antiaggregante piastrinica, antiaterogena e antineoplastica. Inoltre, da esso derivano molecole che promuovono lo sviluppo e la maturazione del cervello, della retina. Dall’Omega 6 invece deriva l’acido arachidonico dal quale si formano composti ad azione vasocostrittrice, pro-infiammatoria e aggregante piastrinica. Gli Omega agiscono direttamente sull’espressione genica attivando alcuni recettori nucleari, tra questi ad esempio lo SREBP (Sterol Responsive Element- Binding Protein) che regola l’espressione di enzimi lipolitici (cioè che degradano i grassi) e lipogenici (che li sintetizzano). Insomma, per semplificare, nell’organismo umano esiste un sistema omeostatico di equilibrio tra sostanze pro infiammatorie e quelle antinfiammatorie simile a una bilancia. L’infiammazione si sviluppa anche a causa di un rapporto sbilanciato tra acidi grassi insaturi Omega 3 ed Omega 6. E visto che l’olio extra vergine ha queste sostanze in un rapporto ideale, consumarlo regolarmente aiuta a ristabilire gli equilibri necessari.

I polifenoli

Lo stato infiammatorio è inoltre collegato al nostro tipo di metabolismo aerobico, nel quale si formano radicali liberi dannosi per le cellule. Questi sono efficacemente bloccati dagli antiossidanti come la vitamina C, vitamina E e i polifenoli. Contenuti in abbondanza soprattutto in alcune varietà di olivo (soprattutto Moraiolo, Coratina, Frantoio, Ogliarola) possono arrivare anche a 800-1000 milligrammi per chilo di olio d’oliva. Da notare che alcuni composti fenolici come i secoiridoidi (oleuropeina, ligustroside, demetilolouropeina e nuzhenide) sono esclusivamente presenti nelle olive e non nel resto del mondo vegetale.

I polifenoli contenuti nell’olio di oliva – ma anche in frutta e verdura – possono agire sui meccanismi di trascrizione che sono alla base dell’espressione genetica. In altre parole, possono cambiare il destino delle cellule in termini di sopravvivenza, di gestione dell’infiammazione, di proliferazione cellulare e di metabolismo. In particolare l’oleocantale, che ha un’azione antinfiammatoria simile all’Ibuprofene, è capace di bloccare il processo di conversione dell’acido arachidonico in prostaglandine infiammatorie. Insomma, ha un’azione di contrasto del melanoma, del tuomore al seno e al colon. Altri componenti fenolici dell’olio di oliva sono l’oleuropeina e l’idrossitirosolo che hanno un’azione antinfiammatoria, antitumorale, antinvecchiamento, neuroprotettiva, anti-iperglicemica, anti-aterosclerotica ed anti-ipertensiva. Poi l’idrossitirosolo, dotato di elevatissime proprietà di neutralizzazione dei radicali liberi, tanto che nella scala ORAC (Oxygen Radicals Absorbance Capacity – Capacità di Assorbimento dei Radicali dell’Ossigeno) il suo valore antiossidante è stimato in misure molto elevate, circa 27mila – 40mila μmolTE/g, contro 30mila delle Bacche di Gogji. Ancora l’oleaoceina, che ha un’attività antinfiammatoria superiore al farmaco Zileutone (antiasmatico e anti rinite allergica). Insomma, oggi si parla molto dei radicali liberi e delle sostanze antiossidanti. Tra il 2013 e il 2014 sono state vendute oltre 2 milioni di confezioni di antiossidanti per un valore di 55 milioni di euro. Ma a tavola disponiamo del miglior prodotto antiossidante: l’olio extra vergine di qualità.

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L’olio per contrastare il diabete

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che i polifenoli dell’olio diminuiscono fino al 30% i danni al Dna. In particolare, nel luglio 2015 è stato pubblicato un lavoro – Violi F. et coll. Nutricion & Diabetes – che dimostra quanto l’assunzione di “Extra Virgin Olive Oil” determini un incremento delle Incretine (ormoni prodotti a livello gastrointestinale che riducono la glicemia), le quali aumentano la secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas, diminuiscono la secrezione del glucagone (antagonista dell’insulina), rallentano la mobilità gastrica rendendo soft la curva glicemica postprandiale, abbassano la glicemia dopo il pasto di circa il 20% ed incrementano l’insulinemia. Inoltre le incretine riducono significativamente il colesterolo e abbassano i picchi post prandiali di glucosio e colesterolo, dannosi per i pazienti a rischio per complicanze aterosclerotiche. Dunque l’olio si comporta come un antidiabetico con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione.

In conclusione, la nutrizione è il maggior pilastro per gestire la salute nel prossimo futuro, grazie soprattutto alla modulazione dell’infiammazione silente nelle cellule. Anziché acquistare farmaci antiossidanti ad integrazione della dieta dovremmo sostituire ogni giorno i grassi alimentari con olio extra vergine di oliva. Specie quello amaro, piccante e fruttato. E, perché no, aggiungendo un buon bicchiere di vino rosso.

*Per 30 anni è stato dirigente della struttura di validazione infettivologica del sangue presso l’Ospedale Silvestrini di Perugia. Specializzato in analisi, per 15 ha insegnato all’Università di Perugia a medici specializzandi e ha un master nell’uso di apparecchiature biomedicali. Dal 2012 insegna igiene agli Operatori Socio Sanitari in una struttura privata di Terni. 

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