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Dall’Oriente ai Sibillini la roveja rivendica il suo posto d’onore tra i legumi umbri

Dall’Oriente ai Sibillini la roveja rivendica il suo posto d’onore tra i legumi umbri

Viaggio nella storia di un legume, dimenticato e riscoperto, della tradizione umbra più antica. Versatile come pochi altri alimenti, la roveja può essere impiegata per un intero menu, dall’antipasto al dolce

La rubrica di Antonio Andreani – Enogastronomo, docente di antropologia e merceologia alimentare Università dei Sapori

Sono comodamente seduto su una poltrona di vimini, nel portico di un casale. Con un panorama mozzafiato davanti agli occhi e un calice di vino rosso tra le mani, assisto alla danza di due splendide farfalle dal colore bianco candido che giocano in prossimità di una siepe di lauro. Inebriato dallo stupendo spettacolo che si mostra alla mia vista: la Valnerina. Area rurale dell’Umbria, rimasta quasi del tutto immune dagli insediamenti urbani che hanno invece trasformato altre zone di questa valle.

E’ qui che bisogna cercare la roveja. Tradizionalmente coltivata nell’Appennino umbro-marchigiano, la roveja si presenta con un tegumento (la buccia, impropriamente detta scorza) i cui colori variano dal verde, al marrone scuro, fino al rosso mattone. Denominata anche rubiglio, corbello e pisello selvatico, la roveja da sempre utilizzata,  integrata con il favino, come foraggio per l’alimentazione di animali è stata anche la principale fonte di nutrimento per l’alimentazione umana. Fino agli anni cinquanta del secolo scorso, senza ombra di dubbio, è stato il principale ingrediente della dieta degli abitanti della zona dei Sibillini, per lo più pastori, contadini,  e montanari. Giocoforza l’unica possibilità di nutrimento in relazione alle scarse possibilità economiche. Poi, il declino, fino quasi alla totale estinzione della coltura.

Un po’ di storia. Questo legume cresceva in passato e cresce tuttora spontaneamente lungo i margini delle strade, sui prati e spesso su zone impervie e scoscese. Come pure sugli altipiani e a quote più elevate. Sembra giunga dal Medio Oriente e forse dalla regione meglio nota come Mezzaluna fertile, tra il Caucaso e la Mesopotamia. Già in epoca romana era apprezzata e considerata un legume eccellente, ideale per cucinare piatti prelibati. La straordinaria versatilità della roveja, infatti, supportata dalla necessaria conoscenza del prodotto e nutrita dalla  fantasia, permette ancora oggi di realizzare un intero menu.

Praticamente dall’antipasto al dessert, con la roveja, opportunamente trasformata, si possono preparare in cucina succulenti, gustosi, simpatici e curiosi piatti, come il crostino di crema di roveja nell’antipasto, la zuppa di roveja e pancetta come primo piatto, le braciole in salsa di roveja come secondo, insalatina di roveja come contorno e la strepitosa crostata di ricotta e roveja con more per un dessert.

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