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Due amici, un’idea e un birrificio in prestito. Così nasce la Looppolo (gallery)

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La storia di due amici e della loro passione per le bionde da bere, dalla quale nasce il primo esperimento in Umbria di “Gypsy Brewering”: il birrificio itinerante

di Filippo Benedetti Valentini

Spesso le grandi passioni esplodono quando si è in due. È infatti dalla creatività di due amici, legati dall’amore per il boccale, che prende forma l’idea della birra Looppolo: un’etichetta artigianale umbra nata sotto il segno dell’innovazione. Tanto per cominciare è un’India Pale Ale (IPA), un tipo di birra ad alta fermentazione per veri intenditori, dal colore dorato e gusto amaro, inventata nell’800 dagli inglesi per il mercato delle colonie d’Oriente. Oggi la sua carica di luppolo (e un tenore alcolico un po’ più alto di quello delle altre bionde) fa impazzire tutti, anche i meno esperti, ed è la compagna ideale per gli aperitivi a base di salumi e formaggi.

looppoloSono queste caratteristiche che hanno spinto i due perugini Paolo Moscati (51 anni), ingegnere in un oleificio, e Alessandro Ciuchi (38 anni), programmatore di software, a unire le forze per creare la loro etichetta. La strada è lunga, ma la determinazione li porta a destinazione in soli tre anni, partendo da zero. Già vicini di casa, abituati a rinfrescare le serate estive con la comune birra del supermercato, nel 2011 decidono di ammazzare il tempo frequentando un corso di degustazione. In poche settimane, l’infinito spazio occupato dai tantissimi tipi di birra esistenti al mondo affina il loro gusto. Lager, Pils, Weiss, Ale e Stout: questo il nuovo mondo che scoprono, e la passione cresce. Ma Paolo, tra i due quello metodico, e Alessandro, quello eccentrico, vengono letteralmente folgorati all’ultima lezione del corso, quando capiscono che la birra si può fare in casa. Così inizia l’avventura: su internet comprano subito un fermentatore, l’estratto di malto, il luppolo e si rinchiudono per mesi alle 4 del mattino in garage, nel tentativo di creare la birra dei loro sogni. All’alba, distrutti, tornano ognuno al proprio lavoro. I primi risultati sono terribili, ma capiscono i procedimenti per creare i diversi tipi di birra che preferiscono. Imparano dagli errori. Tra tutte, devono sceglierne una sola, che abbia un gusto eccellente. E che si venda.

È da questo momento che spiccano il volo: il rinnovato interesse del mercato per le India Pale Ale li stimola, ma un prodotto senza qualità è destinato a finire schiacciato dai birrifici artigianali italiani che, ormai, producono ottime birre già da molti anni. Il garage e gli estratti non vanno più bene. Servono apparecchiature professionali, materie prime di qualità e un packaging accattivante. Paolo e Alessandro si rivolgono ad alcuni birrifici umbri e, dopo qualche porta in faccia, ne trovano uno (molto noto, di Assisi) disposto ad affittargli il birrificio per produrre la birra secondo la loro ricetta.

looppoloDa quel momento solo acqua purissima, malto tedesco, luppoli americani e inglesi di prima scelta. Investono qualche risparmio, sperando di poter guadagnare abbastanza da poter reinvestire il ricavato in una produzione sempre maggiore, in un continuo ricircolo di risorse. “Ci siamo detti – ricorda Alessandro – facciamone un po’ e, se riusciamo a venderla, il ricavato lo reinvestiamo nella prossima partita”. E così il brand arriva praticamente da sé: Looppolo, dall’inglese loop, ricircolo. Grazie alle competenze grafiche, Alessandro crea un’etichetta riconoscibile, di un verde acceso che colpisce l’occhio. Così, con poche risorse, molta forza di volontà e un bel pizzico d’ingegno, nasce in Umbria la prima “Gypsy Beer” (il termine tecnico è “Beer Firm”, birra itinerante), ovvero una ricetta che funziona, ma sempre in cerca di un birrificio disposto ad ospitarla. “All’estero – dice Paolo – il Gypsy Brewering è una pratica consolidata: hai un’idea ma non gli impianti? Ti rivolgi ad un birrificio, che ha la convenienza di far fruttare il suo impianto anche nei giorni in cui solitamente non lavora, riscuotendo subito l’affitto”.

Ma il vero nomade non può stare fermo a lungo. Iniziata la distribuzione delle prime casse di Looppolo (a Perugia, Bastia Umbra, Tuoro sul Trasimeno e Terni) e raccolti i primi frutti del loro lavoro, pensano che una “figlia unica” in famiglia non basta. Ci vuole una sorellina. Cercano un altro birrificio che li ospiti, il migliore al prezzo più basso. In tasca una ricetta nuova, un’American Pale Ale, che stavolta avrà l’etichetta gialla. Con lo sguardo sempre rivolto al futuro, di chi è convinto che, anche stavolta, troverà porte aperte.

www.looppolo.com

(A cura di BrandPress – Foto di Alessandro Ciuchi)

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