Export Umbria, boom per l’agroalimentare

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Benissimo l'olio: +14,6% nel primo trimestre del 2014. I prodotti da forno crescono del 9,7. In controtendenza le bibite. Affari d'oro, infine, per chi vende macchinari. L'assessore Riommi: "Pronti a sostenere questa spinta"

di Redazione

L'agroalimentare fa volare l'export umbro. È quanto emerge dai dati del primo trimestre del 2014, in base ai quali gli scambi commerciali verso l'estero sono cresciuti, al netto della siderurgia, del 3,1%, con un trend addirittura del 7,6 in provincia di Perugia. Tutto questo, mentre a livello nazionale si registra una contrazione dell'1,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013, per un volume totale di affari di 96 miliardi di euro.

L'agroalimentare, come detto, è stato uno dei settori più trainanti in Umbria, con tutti i suoi reparti. Le esportazioni di "oli e grassi vegetali" rappresentano la quarta voce regionale per volume di esportazioni: 47,2 milioni di euro, +14,6 percento sul 2013. Gli "altri prodotti alimentari" si attestano su un +5,1 percento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con esportazioni per quasi 21 milioni. Vanno segnalati anche i dati positivi dei "prodotti da forno e farinacei" (12 milioni, +9,7 percento).

In controtendenza solo le “bevande”, che registrano nel primo trimestre 2014 un brusco rallentamento (-10,4 percento).Bene, infine, anche la vendita di macchine agricole che ha fatto registrare un giro di affari pari 20,4 milioni di lire (+28,7%)

“Il quadro dell’export umbro nel primo trimestre del 2014 rafforza le aspettative di una positiva uscita dalla crisi specie per quella parte del sistema produttivo che si colloca sui mercati internazionali – spiega l'assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi -. Con la strumentazione comunitaria per il periodo 2014 – 2020 porremo particolare attenzione alla promozione e al supporto all’internazionalizzazione con misure concrete, in grado di consolidare quanto sin ad oggi realizzato e favorire il processo di crescita e sviluppo in termini con politiche articolate su due direttrici: la diffusione di servizi che favoriscano l’accesso delle imprese ai mercati internazionali anche attraverso gli strumenti di Ict; la promozione ed il sostegno di cluster e reti di impresa su cui stiamo investendo e che pensiamo rappresentino anche per le imprese più strutturate le modalità ideali per affrontare nuovi mercati”.  

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