Fattorie sociali, è scontro tra agricoltori e terzo settore

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Ddl regionale sull'agricoltura sociale. Si punta a coinvolgere imprese e cooperative sociali. Coldiretti ribatte: "L'imprenditore agricolo deve essere l'unico soggetto"

di Redazione

E’ un tiro alla fune il disegno di legge della Giunta regionale sulle “nuove norme in materia di agriturismo, fattorie didattiche e agricoltura sociale”. Nella seduta di oggi, 25 giugno, della seconda Commissione consiliare è l’emendamento presentato dal consigliere Oliviero Dottorini (Idv) che fa discutere. Il nodo è: consentire o meno di utilizzare l’agricoltura per la riabilitazione ed inclusione sociale, anche alle imprese e alle cooperative sociali, e non solo agli imprenditori agricoli. Per Dottorini “non è ammissibile che la legge escluda a priori tutti i protagonisti del terzo settore e chi si occupa di sociale. E’ giusto che gli agricoltori possano svolgere un ruolo sociale, ma è altrettanto giusto che chi si impegna ogni giorno in compiti di riabilitazione e recupero di soggetti svantaggiati possa avvalersi dell’agricoltura. I due percorsi devono andare insieme”.

A storcere il naso è Coldiretti Umbria. “L’agricoltura sociale prevede come unico vero attore protagonista l’imprenditore agricolo. Il forte auspicio – dichiara Coldiretti in una nota stampa – è che nel proseguo di questo percorso normativo siano riconosciuti quali soggetti legittimati all’attività di agricoltura sociale, esclusivamente gli imprenditori agricoli, senza che questo possa precludere importanti forme di collaborazione con altri operatori del sociale, esterni al comparto. La figura dell’imprenditore agricolo non può essere relegata in secondo piano, magari in nome di principi generici e interessi diversi portati avanti e richiamati a favore di quanti vorrebbero esercitare questa attività pur non essendo agricoltori”.

Altro botta e risposta. Questa volta sono il Forum Agricoltura Sociale e Forum del terzo Settore dell’Umbria (che fanno capo all’Aiab – Associazione italiana agricoltura biologica) a dirsi “sconcertati dalle dichiarazioni di Coldiretti”. Secondo i due Forum-Aiab, “l’agricoltura sociale è qualcosa di molto più complesso che non può essere relegata a sola pratica multifunzionale dell’impresa agricola. L’agricoltura è uno strumento straordinario di lotta alla criminalità organizzata con molte realtà come cooperative nate sui beni confiscati. La visione di Coldiretti è meccanicistica, parziale e rischia di limitare fortemente le sue potenzialità”.

Nella riunione di questa mattina, 25 giugno, l’assessore regionale all'Agricoltura Fernanda Cecchini sembra abbia aperto uno spiraglio a favore dei soggetti che già operano nel sociale, senza essere agricoltori. Pur ribadendo che “il punto di riferimento della legge deve essere comunque rappresentato dall’attività agricola”, Cecchini ha infatti assicurato piena disponibilità verso le proposte del consigliere Dottorini perché “non snaturano, nella sostanza, l’impianto normativo. Per questo sarà possibile trovare una sintesi concreta ed utile”.

E’ importante, però, capire cosa c’è sul tavolo delle trattative e i possibili risvolti della legge regionale. Si tratta di una nuova disciplina del sistema agrituristico umbro, in linea con l’evoluzione degli ultimi dieci anni del settore, interessato da radicali cambiamenti normativi. Vengono trattate in un unico testo le norme sull’agriturismo, sulle fattorie didattiche e, per la prima volta, anche una specifica disciplina per la regolamentazione dell’agricoltura sociale. E c’è un elemento fondamentale: la Regione darà priorità nei procedimenti di assegnazione di terreni demaniali per favorire l’insediamento e lo sviluppo delle attività di agricoltura sociale. Ecco allora che allargare o restringere il campo dei soggetti protagonisti, diventa il centro della discussione.   

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