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Frodi sulla carne, un malaffare da oltre 112 milioni. Federcarni pensa alle vie legali

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Coldiretti sull’operazione del Nas di Perugia: “Bene l’impegno a tutela dei consumatori. In Umbria 3mila aziende dedite all’allevamento di bovini”. La Federcarni Confcommercio valuta azioni legali

di Redazione

Un giro d’affari vertiginoso quello delle carni adulterate, contraffatte o falsificate. Complice anche la crisi, l’aumento percentuale delle carni sequestrate è da far paura: +119 per cento, dal 2008 ad oggi. Che tradotto in soldoni, vuol dire 112,2 milioni di euro nel 2013 con ben 1.649 persone coinvolte. Sono i dati diffusi dalla Coldiretti Umbria nel commentare l’operazione dei carabinieri del Comando per la Tutela della Salute in tutta Italia che ha consentito di sgominare un’illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata.

Con la crisi – sottolinea Coldiretti – aumentano i rischi di frodi e sofisticazioni a tavola in Italia che può contare su un efficace sistema di controllo che ha consentito di conquistare primati in Europa e nel mondo in termini di sicurezza alimentare. Un impegno a tutela dei consumatori ma anche, in questo caso, del lavoro degli allevatori italiani impegnati a salvare dall’estinzione 145121 bovini di razze pregiate “Doc”, per i quali si è verificato un aumento record del 37 per cento dal 2000 secondo un’analisi della Coldiretti.

Dopo che avevano rischiato la scomparsa, con la crisi della mucca pazza nel 2000 si è verificata una decisa inversione di tendenza verso il recupero delle razze storiche italiane e – precisa Coldiretti – la produzione di carne di alta qualità. Con un valore superiore ai 17,2 miliardi di euro, l’allevamento italiano – conclude Coldiretti – rappresenta poco meno del 35 per cento del valore dell’intera produzione del settore agricolo del Paese. “Esprimiamo apprezzamento per l’indagine condotta dal Nas di Perugia – afferma Albano Agabiti presidente di Coldiretti Umbria – che consente di tutelare i consumatori e tutti quegli allevatori impegnati a valorizzare un importante comparto economico regionale e al contempo molte aree marginali del nostro territorio”.

In Umbria secondo elaborazioni Coldiretti, si registrano circa 3.000 aziende dedite all’allevamento di bovini con 55.000 capi; oltre 500 le aziende che allevano chianina per circa 15.000 capi. La zootecnia umbra rappresenta oltre un terzo della Produzione Lorda Vendibile agricola regionale, con le carni bovine che all’interno del comparto zootecnico rappresentano circa il 15% della PLV.

Intanto, la Federcarni Confcommercio della provincia di Perugia sta “valutando la possibilità di ricorrere alle vie legali a tutela dei consumatori, delle nostre imprese, degli allevatori e veterinari che svolgono onestamente il loro lavoro”. Amaro il commento del presidente Paolo Roselletti: “Anche se il comandante dei Nas di Perugia Marco Vetrulli ha affermato che la carne infetta è stata bloccata prima che fosse commercializzata, e che quindi non è mai arrivata nei nostri negozi e nel piatto dei consumatori, oggi è ancora un giorno nero per la nostra categoria, come già nel 2011, all’epoca in cui scoppiò lo scandalo. Quello che ci preoccupa non è solo il danno enorme che subiscono le nostre imprese, che si battono ogni giorno per portare qualità e sicurezza nella filiera delle carni, di cui sono l’ultimo anello. Il nostro interesse coincide con l’interesse dei nostri clienti consumatori, con i quali ci rapportiamo ogni giorno. La loro fiducia e il loro benessere è il nostro vero patrimonio”.

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