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Giù i prezzi dell’alimentare, ma è una spesa che non conviene

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L'Istat rileva una diminuzione dell'inflazione: i costi del carrello hanno raggiunto i livelli del 1997, segno di una forte contrazione dei consumi. L'appello di Confconsumatori Umbria: "Spendete"

di Redazione

Spesa più conveniente, meno inflazione. Ma non è sempre un bene. Nel mese di giugno 2014, secondo le stime preliminari Istat, l'indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente, e dello 0,3% nei confronti di giugno 2013, in rallentamento rispetto a maggio (+0,5%). In pratica, si sta verificando quello che in economia si definisce disinflazione, significa che la crescita dei prezzi rallenta.

Il calo dell'inflazione, spiega l'Istat, è in primo luogo imputabile all'accentuarsi della diminuzione dei prezzi degli "alimentari non lavorati" (carne, pesce, frutta e verdura freschi); contribuiscono in misura minore anche le decelerazioni della crescita su base annua dei prezzi degli "alimentari lavorati, dei beni energetici non regolamentati e dei servizi relativi all'abitazione. L'inflazione di fondo scende allo 0,7% (dallo 0,8% di maggio) e al netto dei soli beni energetici si porta allo 0,5% (da +0,6% del mese precedente). L'aumento mensile dell'indice generale – continua l'Istat – è da ascrivere principalmente ai rialzi, su cui incidono fattori di natura stagionale, dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%). Rispetto a giugno 2013, i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,3% (era -0,1% a maggio) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi scende allo 0,8% (da +0,9% del mese precedente).

L'istituto di statistica nazionale rileva poi che i prezzi del "carrello della spesa" il mese scorso sono scesi dello 0,5%, rispetto al 2013. Per trovare un dato simile, bisogna tornare indietro di ben 17 anni, a settembre del 1997. Infine, il dato generale: l'inflazione acquisita per il 2014 è stabile allo 0,3%. Ed è su questo punto che occorre spiegare qualcosa in più. Cosa c'è di male se andiamo al supermercato e compriamo frutta e verdura per tutta la famiglia a un ottimo prezzo? In effetti, a leggerla con gli occhi del risparmiatore può sembrare una buona notizia E invece, il continuo calo dei prezzi nasconde un virus ancora più pericoloso per la nostra già cagionevole economia: la deflazione.

Siamo in una fase di disinflazione, cioè una riduzione dell'inflazione. Ma se la diminuzione dei prezzi scende al di sotto dello zero, si rischia la deflazione. L'abbassamento dei prezzi attiva un circolo disastroso. Consumatori e aziende tenderanno a rimandare gli acquisti non indispensabili in vista di un ulteriore calo dei prezzi. Il crollo dei prezzi, a sua volta, genera quello dei ricavi per le aziende, che a loro volta, cercheranno di ridurre i costi del lavoro: niente ricorso al credito, niente acquisti di beni e servizi da altre imprese, niente personale. A conti fatti, quindi, c'è poco da festeggiare se i prezzi al supermercato sono sempre più bassi. Oltre una certa soglia, il rischio è davvero enorme.

Cosa ne pensano i consumatori? Percepiscono tutto questo? "Il riscontro non è evidente, l'inflazione percepita non è mai quella reale – dichiara Salvatore Lombardi, presidente Confconsumatori Umbria – . Notiamo che la grande distribuzione sta attuando una serie di offerte molto convenienti, che confermano i dati dell'Istat. La concorrenza, anche nei volantini che ci arrivano via posta, è spietata. È in corso una battaglia all'arma bianca, che indica una forte contrazione dei consumi. Da parte nostra, percepiamo però una lieve ripresa dei consumi, ma il vero problema è che se anche diminuiscono i prezzi dei prodotti di prima necessità, aumenta il costo dei servizi. La coperta è sempre corta, o si pagano le bollette o si fa la spesa. A segnalarci difficoltà – spiega Lombardi – è il ceto medio, che prima trascinava i consumi. Ma il rischio è troppo alto, pertanto noi di Confconsumatori Umbria rinnoviamo l'appello a spendere, anche poco ma in modo costante, per aiutare l'economia del territorio. Servono inoltre provvedimenti seri per rilanciare i consumi, una politica per la famiglia. Diversamente, non ci sarà ripresa".

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