Giù le compravendite di terreni, ma la vigna è ancora un tesoro

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Studio Inea sull’andamento del mercato fondiario in Italia: la difficoltà di accesso al credito costringe gli agricoltori al contratto d'affitto

di Emanuela De Pinto

Comprare un fazzoletto di terra e darsi all’agricoltura. Una scelta che molti hanno già fatto per tradizione familiare e che, con la crisi delle professioni concettuali, convince oggi sempre più giovani. Eppure anche il mercato della terra continua a mostrare segnali di cedimento: nel 2013 scende ancora il prezzo dei terreni agricoli per 11 regioni su 20. E’ il quadro dell’ultimo studio Inea, l’Istituto Nazionale di Economia Agraria, sull’andamento del mercato fondiario in Italia nello scorso anno. Cosa accade? In pratica, chi vuole comprare non ha abbastanza risorse economiche, chi ha i terreni da vendere non intende accontentarsi di cifre più basse rispetto alle quotazioni di qualche anno fa, e attende un miglioramento della situazione. Il risultato è un calo delle compravendite del 42% rispetto ai valori massimi raggiunti nel 2004. La differenza tra le regioni del Nord e del Sud è evidente, -35% nelle regioni settentrionali, mentre si arriva a -50% in quelle meridionali.

Tenendo conto dell’inflazione, i prezzi reali sono scesi dell’1,6%, confermando una tendenza che ormai prosegue dal 2005. L’erosione del patrimonio fondiario ha portato il valore della terra in termini reali nel 2013 al 92% rispetto a quello registrato nel 2000. Ma quanto costa la terra? Il valore supera di poco i 20mila euro per ettaro, come media nazionale, con grandi differenze tra i terreni di pianura, in genere maggiormente apprezzati dal mercato per la loro fertilità, e le superfici che si trovano nelle zone di montagna, dove la scarsa convenienza economica deprime le quotazioni. Ci sono però delle aree che non rientrano in questi valori medi, e sono in primo luogo quelle relative ai terreni idonei a produzioni di qualità, che sono aree circoscritte dove è alta la richiesta di terreno ma l’offerta è insufficiente. Chi ha in mano un terreno che potenzialmente potrebbe fruttare grandi redditi, non lo cede così facilmente.

E’ il caso dei vigneti, valutati in alcune aree ben al di sopra di 100-200mila euro per ettaro, e questo la dice lunga sull’effetto che può avere la presenza di prodotti d’eccellenza rispetto alle più comuni produzioni agricole.

Tra le cause del rallentamento delle compravendite, lo studio dell’Inea prende in considerazione anche l’inversione di tendenza nella politica per le fonti energetiche rinnovabili. I vincoli imposti agli impianti fotovoltaici a terra e la netta riduzione degli incentivi hanno influito negativamente sulle aspettative degli operatori, meno propensi a ricercare nuove superfici per impianti e per la produzione di biomasse. La nuova riforma della Politica Agricola Comune non sembra avere determinato effetti rilevanti sui valori fondiari. Semmai si nota che, malgrado si cerchi di intensificare il sostegno alle imprese di minore dimensione, le prospettive per un progressivo calo degli aiuti stanno accentuando l’uscita dal settore delle imprese più fragili, con conseguente aumento dell’offerta di terreni.

E non mancano i casi limite di abbandono da parte di operatori provenienti dai settori extragricoli che, per difficoltà gestionali o per necessità di capitali per le loro attività, dismettono gli investimenti fondiari. D’altra parte le difficoltà di accesso al credito e le aspettative economiche non sempre esaltanti frenano i potenziali acquirenti, rappresentati sempre più da imprenditori agricoli medio-grandi interessati a consolidare le dimensioni strutturali delle proprie imprese.

Ad ogni modo, chi sceglie la strada dell’agricoltura lo fa sempre più spesso prendendo i terreni in affitto, rimandando l’acquisto. Complice ovviamente la difficoltà di accesso al credito. In Italia, nel 2013, la superficie in affitto, comprensiva dell’uso gratuito, rappresenta il 38% della superficie agricola nazionale (4,9 milioni di ettari) con un incremento complessivo del 60% rispetto al 2000, che ha riguardato tutte le regioni, sebbene la superficie in affitto si concentri maggiormente nelle regioni settentrionali. In generale, nelle regioni del Centro si conferma la tendenza verso contrattazioni di breve periodo per i rinnovi, con contratti stagionali e annuali in vista della nuova PAC, al fine di conservare i titoli di accesso.

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