I 10 super vitigni che non si ammalano mai. La ricerca italiana guida la viticoltura del futuro

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Li chiamano i ‘magnifici 10’: dopo 15 anni di ricerca nascono 5 uve bianche e 5 uve rosse resistenti alle malattie della vite. Quali sono e che vantaggi porteranno

di Redazione

Li chiamano i “magnifici dieci” e la loro principale caratteristica è di essere i primi vitigni resistenti alle malattie. Sono 5 uve a bacca bianca e 5 a bacca rossa, così denominati:

  1. fleurtai;
  2. soreli;
  3. sauvignon kretos;
  4. sauvignon nepis;
  5. sauvignon rytos;
  6. cabernet eidos;
  7. cabernet volos;
  8. merlot khorus;
  9. merlot kanthus;
  10. julius.

Dieci super vitigni prodotti in Italia dai ricercatori dell’Università di Udine e dell’Istituto di Genomica applica (IGA) della stessa città. Sono state presentate la prima volta il 18 gennaio scorso, a Palazzo Wassermann di Udine, alla presenza del delegato del ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Salvatore Parlato, e dell’assessore regionale alle risorse agricole e forestali, Cristiano Shaurli.

Un lavoro di ricerca iniziato nel 1998 e durato oltre 15 anni, e reso possibile solo grazie a un’ottima sinergia tra pubblico e privato. I ricercatori hanno lavorato a centinaia di incroci e valutato il comportamento di migliaia di piante. Nel corso di questi anni, sono state effettuate oltre 500 micro-vinificazioni presso l’Unione Italiana Vini di Verona e i Vivai Cooperativi di Rauscedo. Il progetto era stato avviato con un obiettivo preciso: ridurre l’utilizzo di pesticidi nella viticoltura italiana, ed europea in generale, perché è proprio questo il settore che fa maggiormente uso di fungicidi in agricoltura. Migliorare l’impatto ambientale da un lato, ridurre i costi per i produttori dall’altro: un’agricoltura naturale significa anche un risparmio sui pesticidi e coltivare vitigni che non svilupperanno malattie inciderà parecchio sull’abbattimento dei costi che solitamente affronta un viticoltore per le tecniche di difesa della vite. Una prospettiva molto allettante.

I ricercatori dell’Università di Udine hanno selezionato i vitigni in impianti sperimentali situati in Toscana, nella zona del Chianti, precisamente a Fossalon di Grado (Go), e sul Collio sloveno. Così, risultati alla mano, a fine 2015 i nuovi vitigni selezionati sono stati brevettati e iscritti nel registro nazionale italiano presso il Ministero delle Politiche agricole.

“L’Italia si conferma punto di riferimento per la ricerca in campo agroalimentare – commenta il ministro Maurizio Martina -, ma possiamo fare ancora di più. Gli studi condotti dai centri della Regione Friuli Venezia Giulia dimostrano che abbiamo grandi professionalità, in grado non solo di cogliere le opportunità, ma di anticipare le sfide di mercato. Aver iniziato già nel 1998 un lavoro attento ed efficace su vitigni più resistenti e quindi che contribuiscono alla sostenibilità della nostra agricoltura ne è evidente dimostrazione. Ora siamo pronti a fare un salto di qualità ulteriore, attraverso il nostro piano per lo sviluppo delle biotecnologie sostenibili. Con pratiche come il genome editing e la cisgnesi, infatti, risultati come quelli presentati oggi si potranno ottenere anche in tempi meno lunghi e tutelando la nostra biodiversità con ancora più strumenti. La vite sarà uno dei punti centrali del piano, perché mantenere la leadership in un settore che vale per l’Italia oltre 14 miliardi di euro significa investire con convinzione in ricerca pubblica. Siamo stati protagonisti, insieme alla Francia, del sequenziamento del genoma della vite e ora siamo pronti a sviluppare filoni di studio per ottenere vitigni più resistenti alle malattie, in grado di resistere ai cambiamenti climatici e a salvaguardare il profilo qualitativo delle uve. Sono obiettivi ambiziosi sui quali investiremo a fondo nei prossimi tre anni”.

 

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