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I fichi secchi di Amelia, dolcissimo patrimonio dell’Umbria

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Il Buongustaio, la rubrica di Antonio Andreani – I fichi secchi di Amelia sono la base di piatti squisiti ed energetici. Provateli su crostini imburrati e alici, con maccheroni al ragù di cinghiale o accompagnati da gelato alla crema

di Antonio Andreani – Enogastronomo, docente di antropologia e merceologia alimentare Università dei Sapori

E’ tempo di fichi e, pensando all’inverno, è anche tempo di seccarli. Con un territorio collinoso ma fertilissimo, ad Amelia si producono principalmente cereali, vino, olio e frutta. E’ attraverso i fichi, molto rinomati in tutta Italia e nel mondo, che Amelia si fa ricordare come una tra le città più vivibili e tranquille.

Il fico rappresenta, da sempre, una delle colture più importanti del panorama agricolo amerino. Noto sin dall’antichità, questo frutto è lavorato ancora oggi con metodi artigianali ed è una rinomata specialità dolciaria. Già nel Medioevo i fichi di Amelia erano destinati alle tavole papali e degli alti prelati. La storica fabbrica che ha aperto i battenti nel 1830 da sempre seleziona i fichi migliori di Amelia per prepararli in diverse varianti, utilizzando principalmente le varietà Borgiotto, una delle più antiche, Ottano o Dottato (anche detto dalla goccia) e il Verdone. Lavati delicatamente, una volta aperti sono fatti essiccare e con una leggera pressione schiacciati, quindi tal quali uniti a formare la classica rotella di fichi secchi. Possono essere farciti con mandorle, noci e canditi (un autentico scrigno di bontà), oppure ricoperti da una glassa di cioccolato fondente. Una vera leccornia.

Una grande storia dietro un semplice fico secco. I fichi di Amelia negli anni ’20 del secolo scorso erano pubblicizzati attraverso delle targhe in tutte le stazioni ferroviarie d’Italia, intorno al 1933 erano serviti addirittura a bordo dell’italico transatlantico Rex e introdotti nei cestini da viaggio delle allora Regie Ferrovie. Hanno anche imbandito le tavole della Casa Reale e partecipato a numerose fiere, riscuotendo grande apprezzamento e riconoscimenti con medaglie e diplomi. Poi il grande salto: l’esportazione negli Stati Uniti.

“Fare una festa coi fichi secchi” è un modo di dire con cui si intende “fare grandi cose con un minimo sforzo”, ma ecco come sfatare un luogo comune. Si può davvero fare un pranzo di nozze con i fichi secchi, ecco le prove. Per un gustoso antipasto, preparate dei crostini di pane tostato con burro, alici finocchietto selvatico e una julienne di fichi secchi bagnati con Sagrantino passito. Per un primo piatto veramente prelibato: maccheroncini al ragù di cinghiale con fichi secchi e pangrattato. I fichi sono adatti anche ad un secondo. Ad esempio, spiedino di fegatelli di maiale con fichi secchi e contorno di isalata di lattuga scarola con ravanelli e dadolata di fichi secchi. Per dessert, fichi secchi arrostiti e tagliati sottili con gelato alla crema, oppure fichi secchi con cotognata al rum. Buono a sapersi: i fichi freschi danno un apporto di 65 calorie per 100 gr di polpa, mentre secchi fino a 280 circa per 100 gr.

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