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I migliori oli dell’Umbria premiati a Oro Verde 2018

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Il concorso indetto dalle Camere di Commercio di Perugia e Terni è giunto alla 19esima edizione. I punteggi più alti danno accesso al Premio Ercole Olivario. 

di Filippo Benedetti Valentini

I vincitori di Oro Verde dell’Umbria, il concorso dedicato agli oli extra vergine di alta qualità prodotti con sole olive regionali:

  1. Poggio Amante, Dop Umbria (sottozona Colli Orvietani), Azienda Ranchino Eugenio di Orvieto;
  2. Olio Marfuga Riserva, Dop Umbria (sottozona Colli Assisi-Spoleto), Azienda Agraria Marfuga di Campello Sul Clitunno;
  3. Olio Batta, Dop Umbria (sottozona Colli del Trasimeno), Frantoio Batta di Perugia.

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Questi invece i riconoscimenti speciali: menzione Olio Biologico riconosciuta all’Azienda Agricola Le Pietraie di Città di Castello, Premio Piccole Produzioni ad Agricadd Società Agricola di Giano dell’Umbria, Premio Qualità ed Immagine all’Azienda Agricola Pelagrilli di Monteleone d’Orvieto, infine il Diploma Grann Menzione all’ extra vergine Costa del Riparo dell’Azienda Agraria Viola di Sant’Eraclio di Foligno.

Il concorso:

Oro Verde dell’Umbria, organizzato dalle Camere di Commercio di Perugia e Terni, è ormai da 19 anni un’occasione di confronto tra alcuni dei migliori produttori e frantoiani della regione. Il regolamento, che prevede esami organolettici affidati a una Giuria regionale composta da 16 assaggiatori professionisti, dà la possibilità di partecipare “di diritto” al Premio Nazionale Ercole Olivario alle aziende che ottengono i punteggi più alti in ciascuna delle categorie del concorso regionale. Infatti, oltre alle premiate, parteciperanno Monini spa, Frantoio Pistelli Enzo e Società Agricola Stoica. La cerimonia di premiazione di Ercole Olivario si terrà sempre a Perugia il prossimo 7 aprile

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La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 17 marzo a Perugia, presso il Centro Servizi “G. Alessi” di Via Mazzini. Sono intervenuti il presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni, il responsabile Servizio Sviluppo Rurale e Agricoltura Sostenibile della Regione dell’Umbria, Franco Garofalo, la capo panel, Angela Canale, e il professore del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Perugia, Primo Proietti.

L’olio extra vergine umbro: come si abbina al cibo?

Proprio quest’ultimo ha tenuto un intervento incentrato sulle peculiarità dell’olio extra vergine locale e gli abbinamenti in cucina. Una regione, l’Umbria, in cui “tra cultivar e varietà ambientale ci sono tutti gli elementi per produrre oli dalle più diverse qualità organolettiche”, ha detto Proietti.

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A governare gli abbinamenti a tavola, ha specificato, è sempre il gusto personale. Tuttavia, se l’obiettivo è raggiungere l’armonia dei sapori, sarebbe meglio abbinare olio e pietanze per affinità. Con oli particolarmente ricchi di polifenoli, dunque molto amari e piccanti, si consiglia l’abbinamento a piatti strutturati come primi a base di ragù o tartufo nero, zuppe di legumi saporite,  carni stufate o alla brace, specie se speziate. Anche se alcuni formaggi risultano piuttosto saporiti, meglio utilizzare un olio dal fruttato delicato, poiché come ha spiegato Proietti, il caseinato di sodio contenuto nei latticini attenua l’effetto delle sostanze fenoliche. Al contrario, con piatti delicati come pesce, verdure al vapore o legumi in umido, meglio un olio dal fruttato leggero. Ideali per le verdure sono gli oli dal fruttato medio intenso purché, precisa il docente, non ci sia una perfetta corrispondenza tra il sapore del piatto e l’aroma dell’olio (ad esempio carciofo o pomodoro con un extra vergine che ha lo stesso aroma vegetale). Un altro segreto è quello di bilanciare il dolce con l’amaro: con una zuppa di cipolle o peperoni saltati in padella risulta gradevole un olio amaro, mentre con un radicchio alla brace meglio un fruttato delicato.

Umbria, storia e produzione:

La produzione di olio in Umbria ha radici antichissime. I primi a coltivare l’olivicoltura e ad estrarre l’olio furono gli Etruschi, poi i Romani, che ne perfezionarono le tecniche. Ma è durante il Medioevo che la coltivazione dell’olivo ha grande impulso, impiegata nel contrasto del dissesto idrogeologico soprattutto nell’area orientale della regione compresa tra Assisi e Spoleto. La massima espansione agricola viene raggiunta nella prima metà dell’800, mentre dalla metà del secolo successivo e con la globalizzazione dei mercati, oltre a produrre olio con olive locali l’Umbria diventa anche imbottigliatrice di extra vergine da olive estere. Ad oggi, la superficie olivetata regionale ammonta a 27mila ettari, sui quali operano 215 frantoi. La produzione annua media si attesta sulle 4500 tonnellate. La produzione Dop rappresenta solo una piccola percentuale del prodotto extra vergine complessivo ma è di qualità molto alta: gli oli a denominazione sono infatti soggetti ad esami molto rigidi, inoltre esprimono una territorialità unica che deriva dall’utilizzo di varietà locali (soprattutto Moraiolo, Frantoio, Leccino, Rajo, San Felice e Pendolino) e dall’ambiente in cui vengono coltivate.   

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