Il 2014 delle imprese umbre: investimenti fermi ma migliorano i fatturati

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Indagine di Confcommercio Perugia. E’ l’anno dell’innovazione: il 67% degli intervistati non rinuncia al sito internet aziendale e ai social network come promozione

di Redazione

Investimenti, occupazione, fatturato. Sono questi gli indicatori utilizzati da Confcommercio per realizzare l’indagine annuale sullo stato di salute di 160 imprese umbre del settore terziario (commercio, turismo, servizi) nella provincia di Perugia. Quest’anno il confronto è stato fatto anche sui dati 2009, inizio della crisi.

Investimenti

Non sono prospettive rosee. Il 78% degli intervistati non ha fatto investimenti nel corso dell’anno (erano il 70% nel 2009 e il 67% nel 2013). In particolare, sono azzerati la formazione e il marketing (voci al 6% nel 2009 e al 2% nel 2013). Appena il 22% degli imprenditori ha scelto di investire. Tra questi, il 56% lo ha fatto in macchinari e attrezzature (30% nel 2009), il 25% in immobili o impianti fissi (39% nel 2009), il 19% in tecnologie informatiche (21% nel 2009), il 13% in ampliamenti o nuovi rami di attività (9% nel 2009).

Fatturato

Spiragli di luce. Risulta in flessione il numero delle imprese (50%) che dichiara una diminuzione di fatturato (57% nel 2009, il 64% nel 2013); migliora per il 2014 il dato delle imprese che dichiarano un aumento di fatturato, che passano dall’8% del 2009 (stessa percentuale lo scorso anno) al 17% del 2014.

Occupazione

Solo il 3% delle imprese intervistate ha dichiarato di aver fatto nuovi inserimenti di personale nel 2014 (nel 2009 era l’8%), il 97% delle aziende non ha forze nuove in campo. Un dato scoraggiante (93% nel 2013). Di queste, il 32% asserisce di avere già una eccedenza di personale, mentre il restante 65% afferma che l’inserimento di nuovo personale non è economicamente sostenibile.

Crisi: 2014 un anno difficile affrontato con coraggio

Una questione di ottimismo. Bisogna inforcare gli occhiali rosa, insomma. Dall’analisi emerge che il 53% delle imprese ritiene che il 2014 si sia chiuso meglio rispetto all’anno precedente. Solo un 8% degli intervistati non vede invece nessun segnale di ripresa per nessun settore; un insolito 3% delle imprese, dichiara di non aver ancora percepito gli effetti della crisi.

Quanto ai maggiori problemi che le imprese si trovano ad affrontare, ai primi posti ci sono tasse, tariffe e tributi (45%) e l’elevato costo del lavoro (18%), causa dei mancati investimenti. In forte aumento la denuncia di “concorrenza sleale” e fenomeni di abusivismo che creano turbative del mercato (17%). Il 7% denuncia difficoltà di accesso al credito; il 4% la poca sicurezza e legalità dell’ambiente in cui opera.

Nonostante il quadro piuttosto critico che emerge, c’è ancora tantissima voglia di continuare: nell’89% dei casi gli imprenditori vogliono proseguire la propria attività a qualunque costo. Una più piccola, anche se significativa, quota dell’11% si dichiara così scoraggiato da voler smettere di fare l’imprenditore.

Le aspettative per il nuovo anno sono in genere molto alte: il 2015 dovrà essere un anno di vera svolta, il 21% dei casi vuole accrescere la propria quota di mercato.

Per quanto riguarda le richieste al Governo della propria regione le risposte sono state molto chiare: al primo posto (46%) c’è la riduzione della pressione fiscale. Il tema delle reti d’impresa e dell’aggregazione è stato approfondito: il 17% degli intervistati dichiara di partecipare ad iniziative di reti d’impresa, in genere con scopi di marketing pubblicitario oppure di vendita on line, oppure per l’organizzazione di eventi e promozione territoriale. Una gran parte degli intervistati (82%) dichiara di non partecipare a progettualità condivise.

L’innovazione tecnologia e digitale è diventata elemento imprescindibile per il 67% delle imprese intervistate. Il 42% ha un sito internet e usa la posta elettronica (era il 35% nel 2012); il 30% utilizza anche i più noti social network come strumento di promozione e sviluppo delle strategie aziendali (era il 26%); flettono di poco l’e-commerce, che passa dall’8% del 2012 al 6%, ed i “gruppi d’acquisto” (4%, mentre era il 6% nel 2012), ma in entrambi i casi le imprese ora si affidano a soggetti molto strutturati a livello nazionale mentre una volta c’erano più iniziative locali. Il 2% delle imprese del campione produce una propria newsletter.

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