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Inchiesta sulla carne. Ecco come si alleva la chianina in Umbria (gallery)

Inchiesta sulla carne. Ecco come si alleva la chianina in Umbria (gallery)

Dopo il caso dei bovini infetti scoperto dal Nas, un grande allevamento ci ha aperto le porte.  Viaggio alla scoperta di un mestiere che diventa una missione

di Emanuela De Pinto e Filippo Benedetti Valentini

Dopo lo scandalo della carne infetta scoperto dal Nas di Perugia, si respira un clima di insicurezza tra i consumatori. Quello che arriva sulle nostre tavole è davvero garantito? Quanti controlli vengono effettuati sui bovini, e in che modo? Cosa accade veramente negli allevamenti? La cronaca racconta persone senza scrupoli che antepongono il profitto alla salute pubblica, e così facendo creano un danno enorme all’intera categoria, guardata oggi con diffidenza. Per questo, andare oltre la notizia è un obbligo. Il mestiere dell’allevatore diventa così una missione, per difendere ciò che si è costruito in anni di duro lavoro. E’ questa l’Umbria autentica che vogliamo raccontare.

chianina luchettiAd aprirci le porte, l’Azienda Agricola Luchetti, generazione di allevatori del vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp: sua maestà la chianina. La storia inizia nel ‘64, anno in cui i fratelli Basilio e Claudio Luchetti acquistano i terreni. Da allora, l’azienda è passata ai figli e oggi, nella squadra, ci sono anche cugini e nipoti. A guidarci nella visita, Fausto Luchetti. Sono 400 gli ettari coltivati, divisi in tre comuni: Collazzone e Umbertide dove si alleva la chianina, a Bettona si coltiva invece grano, mais e orzo. Cereali e foraggio che diventeranno il banchetto degli animali in fattoria. Tutto è prodotto in casa Luchetti.

Si contano 680 capi di razza chianina, oltre ad un gruppo al pascolo tutto l’anno (180 ettari di terreno recintato) nei dintorni di Spoleto, frazione Scoppio. A Collazione visitiamo due stalle: la prima con 25 giovani femmine, due balie e un toro chianino. “Le balie – spiega Fausto Luchetti – sono razze da latte chiazzate rosse o brune, che aiutano le madri nei parti gemellari quando non riescono ad allattare”. Nella stalla delle primipare c’è un’area parto, dove un vitellino di un solo giorno di vita si gode le coccole della madre.

Il toro è il capo mandria. Ogni maschio monta circa 30-40 capi. Quindi, l’allevatore deve realizzare più stalle per gruppi di animali, che osservano tra loro una rigida gerarchia. Ogni stalla deve avere anche un box per i vitellini. Un vero e proprio “asilo” dove i piccoli rimangono fino al completo svezzamento, 6-7 mesi, e poi si uniscono alle altre vacche per l’ingrasso. “La chianina – dice Fausto – è una razza che si alleva da secoli a stretto contatto con l’uomo. In passato, in ogni abitazione rurale c’era la stalla”.

La divisione delle stalle comporta alti investimenti per questi allevatori, ma ad alzare il prezzo della carne è soprattutto il disciplinare Igp. “Per legge – racconta Luchetti – il vitellone bianco deve essere iscritto al Libro Genealogico Nazionale e avere il relativo contrassegno. Tutti hanno una sorta di pedigree. Per la commercializzazione siamo iscritti al Consorzio di tutela del vitellone bianco”. Il Libro Genealogico migliora i piani di accoppiamento, una consanguineità troppo forte porterebbe nei decenni a un indebolimento della razza, fino alla scomparsa. Quante accortezze per un gigante, viene da dire. Le femmine pesano circa 9-10 quintali, i maschi arrivano anche a 15. E veniamo ai controlli.

“L’Organismo di Controllo – spiega Luchetti – è autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole, mentre la valorizzazione spetta al Consorzio. Gli allevamenti sono soggetti ogni due anni ai controlli di conformità 3A-PTA sull’indicazione geografica protetta, mentre i punti vendita una sola volta l’anno. Il controllo riguarda il disciplinare di produzione obbligatorio: lo svezzamento fino ai 6 mesi (per evitare virus influenzali e attacchi batterici), la zona di origine, l’alimentazione. Tutti gli alimenti devono provenire dalla zona di origine. Sono vietati tutti i sottoprodotti di origine industriale e gli scarti dolciari che peggiorano la qualità della carne, e sono usati soprattutto al Nord Europa (Olanda e Belgio)”.

chianina luchettiAnche i mattatoi devono rispettare le regole. “L’animale deve essere abbattuto per stordimento, con un punteruolo sulla nuca, e poi dissanguato. Una morte indolore – assicura il proprietario della fattoria – Pur avendo un’esistenza breve ai nostri vitelloni viene garantita una vita felice in un ambiente confortevole e sano. Chi non ha questa sensibilità, questa coscienza, non può essere un buon allevatore”. Regole sul disciplinare e regole sanitarie. C’è una premessa da fare. I piani di risanamento sugli allevamenti italiani sono stati avviati dal ’68 per quelle malattie sotto controllo statale: leucosi, brucellosi e tubercolosi. L’Umbria è stata dichiarata regione “indenne”, si considerano cioè debellate. Pertanto, i controlli per le prime due malattie vengono effettuati ogni 4 anni. Per la tubercolosi, ogni due.

In caso di positività alla tubercolosi, leucosi o brucellosi, la legge impone l’abbattimento dell’intera mandria (stamping out). Ciò significa fermare l’attività per non ripartire più. “Ecco perché noi acquistiamo raramente capi maschi, solo per la riproduzione. E ci rivolgiamo sempre all’Associazione nazionale allevatori bovini italiani da carne (Anabic), dove gli animali sono testati. Il mio consiglio è quello di comprare i bovini solo da allevatori, mai da commercianti”.

Continuiamo la visita alla seconda stalla. Ciò che sorprende di questi animali, oltre al manto straordinariamente pulito, è il carattere. Sono, infatti, vitelli da competizione, partecipano e vincono abitualmente concorsi fieristici nazionali dove sono giudicati sull’estetica e sul modo in cui sono addomesticati. Anche questo è frutto di una tradizione di famiglia, oggi tramandata ai due nipoti di 28 e 30 anni.

Attualmente, il prezzo della chianina Igp pagato all’allevatore è di 5,70 euro al chilo, un prezzo che crea uno scompenso nel mercato. “La domanda è alta, eppure non si riesce a garantire un’adeguata offerta – dice Luchetti – perché siamo al limite della convenienza. Il prezzo della chianina è calmierato, a fronte di spese raddoppiate in dieci anni, il gasolio è salito del 50%. E dal 2012 la produzione è in calo. Gli animali vengono venduti e gli allevamenti chiudono”. Se questa è la situazione, il caso scoperto dal Nas aggrava il quadro. “C’è molta rabbia perché è stato danneggiato l’intero settore”.

Un allevamento oggi non può vivere di sola chianina. Nella Fattoria Luchetti anche suini, pecore e cavalli da riproduzione con un’elevata genetica. L’amore per gli animali, il rispetto delle regole, l’ambiente ecosostenibile (5 impianti fotovoltaici e un impianto di biogas) fanno di questa azienda una delle eccellenze dell’Umbria. Tre i punti vendita diretti: a Collazzone (strada Piancardato), a Perugia (via Cavour), e da circa un anno anche nei mercati di “Campagna amica” di Coldiretti, con grande successo. 

www.fattorialuchetti.com

(A cura di BrandPress)

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