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La Cantina Scacciadiavoli spegne 130 candeline

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Festa di compleanno per l’azienda della famiglia Pambuffetti. A Montefalco, una giornata tra teatro, musica, prodotti tipici e sua maestà il Sagrantino

di Emanuela De Pinto

Sorseggi un calice di Sagrantino e dentro ci senti il gusto di 130 anni di storia. Quella della Cantina Scacciadiavoli, oggi proprietà della famiglia Pambuffetti. Una festa di compleanno, domenica 6 luglio 2014, tra gli amici di sempre e i winelovers, alcuni arrivati da molto lontano. Protagonista il vino, re della cena a base di prodotti tipici dell’Umbria, tra intermezzi teatrali goldoniani e mostre d’arte di giovani talenti.

La storia, dicevamo. La cantina Scacciadiavoli nasce nel 1884 dall’idea del principe Ugo Boncompagni-Ludovisi, di origini abruzzesi e romane.  Il nobile cerca, cerca e cerca ancora il territorio giusto dove dare vita al sogno di creare una cantina, pensando in grande. E dopo tante regioni italiane, si ferma in l’Umbria. Sceglie Montefalco. Fin da subito chiama nella squadra un enologo e, insieme al fratello (l’uno ingegnere, l’altro agronomo), realizzano la cantina Scacciadiavoli. Un nome insolito, che sarà di buon auspicio, perché è il soprannome di un esorcista della zona che scaccia gli spiriti malvagi utilizzando nel rituale proprio il vino. L’ingegno e l’impegno premiano i due fratelli. Lo testimoniano le antiche bolle di accompagnamento: il vino già allora veniva esportato in Cina, in Giappone, negli Stati Uniti. E c’era già qualcosa di simile al Vinitaly di oggi: a Perugia si teneva infatti una prestigiosa fiera vinicola.

Il nome della famiglia Pambuffetti si lega alla cantina nel 1897, quando un ragazzino di 14 anni, Amilcare Pambuffetti, entra a lavorare come “garzone”. Dopo altre esperienze formative, quel ‘ragazzo’ ormai 71enne, torna da Scacciadiavoli per acquisire la tenuta e diventarne il padrone. E’ il 1954, l’inizio di una nuova storia familiare tutta da scrivere. Nel 1977, alla morte di Amilcare, i figli Alfio, Settimio e Mario continuano la missione del padre. La particolarità del vitigno è talmente apprezzata che nel 1992 il Sagrantino diventa una Docg. Mentre il Rosso di Montefalco è Doc già dal 1979 proprio grazie alla cantina Scacciadiavoli, che mantiene uno dei requisiti indispensabili alla denominazione di origine controllata, la continuità del processo produttivo, che non si è mai fermato, neanche nei momenti più difficili della viticoltura italiana.

La famiglia si allarga. E nel 2000 i figli di Settimio (Francesco, Carlo e Amilcare) prendono in mano la cantina Scacciadiavoli, in nome di un patto per tenere viva l’antica tradizione. Oggi, a portare avanti le attività legate alla tenuta è la quarta generazione Pambuffetti: Amilcare, Iacopo, Liù, Romeo e Fiammetta. Tutti giovani.

L’azienda si espande su una superficie di 130 ettari, di cui 35 impiantati a vigneto con un’altitudine di 400metri sul livello del mare, tra le colline di Montefalco, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria. La produzione è di circa 250mila bottiglie l’anno.

Il trono è di Sua Maestà il vitigno Sagrantino, le cui origini sono ancora oggi dibattute. Forse importato dalla Grecia dai monaci bizantini, forse dall’Asia minore da quelli francescani. Così famoso sì, ma non per tutti i palati. “Il Sagrantino è un vino con una forte personalità – spiega Amilcare Pambuffetti, (anche nella veste di Presidente del Consorzio di Montefalco) mentre accompagna i suoi ospiti nella visita della cantina in occasione della festa di compleanno – . Può uccidere il sapore dei cibi se il gusto delle pietanze non è altrettanto forte. Lo si apprezza al meglio con la cacciagione o con un piatto di carne ben condito. Se lo assaggiate con una semplice mozzarella – avverte – dovete essere tecnicamente preparati. Bere bene è come imparare a leggere i libri. Bisogna cominciare dai racconti più semplici, per apprezzare via via quelli più complessi”.

Una cantina dove tutto è rimasto come nell’800. Quattro i livelli: in quello più alto si trova l’uva raccolta dalla vigna, che poi viene trasferita al livello inferiore per la fermentazione. Al secondo piano, ci sono i serbatoi in acciaio Inox e legno per la vinificazione, al piano terra tonneaux e grandi botti di legno per l’affinamento del Montefalco Rosso. Infine, nel sotterraneo, troviamo il parco barriques per l’affinamento del Montefalco Sagrantino Secco e Passito.

Una festa di compleanno iniziata con un lungo e gustoso aperitivo: vini spumante, bianco e rosè (la cantina Scacciadiavoli per prima ha dato il via alla spumantizzazione del Sagrantino) da sorseggiare tra bocconcini di mozzarella, lenticchie di Castelluccio, vellutata di ceci, panzanella e prosciutto di Norcia Igp. La cena è stata consumata tra una pièce teatrale goldoniana e l’altra (in scena due talentuosi giovani attori: Stella Piccioni e Daniele Gaggianesi), su un ensemble musicale settecentesco. Anche il baccalà e l’aringa nel menù, accompagnati dal Grechetto dell’Umbria. E c’è un motivo: proprio il baccalà era in passato legato alla festa di fine vendemmia. Non resta che alzare i calici per un altro brindisi e augurare lunga vita alla Cantina Scacciadiavoli.

Per gli amanti del vino, l’appuntamento è per domenica prossima, con un’altra iniziativa in calendario per Le Domeniche del Sagrantino.

(A cura di BrandPress)

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