La visione di Caprai sull’Agroalimentare: puntare su giovani e innovazione

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Intervista al presidente di Confagricoltura Umbria, Marco Caprai, che fa il punto della situazione sul settore agricolo umbro, sui fondi PAC (che non ci sono), su Expo e sulle strategie di crescita

di Filippo Benedetti Valentini

Presidente Caprai, quali sono le difficoltà che affronta oggi il settore agricolo in Umbria?

La nostra è una regione piccola e i numeri del settore sono ridotti rispetto al contesto nazionale. Perciò abbiamo la necessità di dare nuovi impulsi alle nostre imprese per farle competere di più sul mercato. Possiamo farlo attraverso lo spirito di aggregazione, ma al contempo abbiamo bisogno di un maggiore sostegno dalle banche e di semplificazione burocratica.

Lei è stato da poco nominato membro della Giunta nazionale di Confagricoltura, dunque lavora in squadra con il Presidente nazionale Mario Guidi. Quali sono le vostre priorità?

Stiamo puntando alla riforma dell'associazione, per semplificarla e renderla più capace di incidere sui problemi degli agricoltori. In Umbria abbiamo già fatto l'unione regionale superando le sezioni provinciali, questo è un tema che sarà affrontato in tutta Italia. Poi guardiamo al rafforzamento delle imprese per proiettarle sempre di più sul piano internazionale. C'è bisogno di grande impegno, ma in questo momento abbiamo un governo che sulle politiche agricole non ha una vera e propria visione strategica.

Per mesi le aziende agricole sono andate avanti senza l'aiuto dei contributi europei. Alla fine i fondi PAC sono stati sbloccati, l'Umbria aspettava 3,5 milioni di euro a fine giugno. Sono arrivati?

Il Ministro dell'Agricoltura ha detto che i fondi sono stati sbloccati e noi ne prendiamo atto, siamo ai primi di luglio e quindi stiamo a vedere. Faccio solo notare che negli altri Paesi, al momento della stipula di un accordo con l'agricoltore, il governo nazionale paga il contributo a distanza di 5 o 6 mesi. In Italia si può arrivare anche a 18 mesi. I fondi comunitari non risolverebbero tutti i nostri problemi, ma quelli di liquidità sì. La politica ha sempre fretta di annunciare che gli obiettivi sono stati raggiunti.

Il Ministro Martina ha detto che agricoltura e agroalimentare saranno al centro dell'agenda del semestre italiano di presidenza UE.  

A Strasburgo, il discorso di Renzi sulla crescita è stato coraggioso e mi auguro che il resto del governo si adegui a questo tema. Spero però che l'Italia non si fermi agli annunci. Di certo Il mondo agricolo deve puntare molto sull'innovazione e sulla tutela della qualità del Made in Italy. Per fare questo è necessario che le nostre aziende sappiano rinnovarsi. Nei prossimi 7 anni la PAC ci taglierà il 30% dei fondi, questa perdita la possiamo recuperare solo facendo innovazione. Dobbiamo mettere a frutto le tecnologie esistenti, puntare sulla formazione degli agricoltori e coinvolgere di più i giovani, che hanno la mente libera, padroneggiano le tecnologie e i nuovi strumenti di comunicazione.  

Quali opportunità rappresenta l'Expo?

E' una straordinaria occasione per l'Italia, ma presuppone l'ambizione di essere protagonisti. Invece, la confusione regna sovrana: non c'è un progetto e non conosciamo i costi, né in che modo garantire le coperture. Ci dicono che i fondi FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, ndr) con cui la Regione Umbria pensava di coprire un terzo del suo budget, probabilmente non saranno utilizzabili per l'Expo. Inoltre, con la riforma della Pubblica amministrazione le Camere di Commercio non sanno nemmeno quanti soldi avranno a disposizione il prossimo anno. Bisogna lavorare su un doppio binario: pensare al "fundraising" e capire cosa vogliamo portare a Milano dell'Umbria. Potremmo realizzare parte dell'Expo nei nostri distretti e nelle nostre aziende agricole, che nei 6 mesi dell'esposizione avranno a frutto le coltivazioni.  Ma per fare questo è necessario un comitato promotore che crei una rete di accordi tra la produzione, i beni artistici, le infrastrutture e i trasporti per valorizzare il nostro territorio all'Expo.

La Corte dei Conti europea ha definito "non efficiente" il modo in cui i viticoltori hanno speso i fondi comunitari. Cosa ne pensa?

Può darsi che non abbiano torto, ma generalizzare è uno sbaglio. Se l'Italia negli ultimi 5 anni ha quasi raddoppiato l'export di vino nel mondo vuol dire che i fondi hanno funzionato bene. Se l'intera economia italiana avesse lo stesso successo che il vino ha all'estero, il nostro Paese sarebbe in crescita del 3%. Non è colpa degli agricoltori se in Italia ci sono 20 regioni, organizzare politiche efficaci con tutti questi enti è difficile. Noi da tempo sosteniamo l'esigenza di arrivare a un consorzio unico dei vini dell'Umbria, questo anche per gestire meglio proprio i fondi OCM al settore vitivinicolo.

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